“Bentornata Canapa”. Prima puntata: il ritorno al futuro

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UN APPUNTO OBBLIGATO
( di Matteo Provvidenza) – Cari lettori di TGRegione.it, benvenuti alla prima della rubrica “Bentornata Canapa” dedicata a storia, cultura, presente e futuro della pianta della canapa. Tanto è stato detto e tanto si dice su questo argomento e purtroppo una buona parte dell’informazione inerente non è corretta o manca di foto 0completezza e giustezza. Senza la presunzione di dare corretti giudizi morali, anzi lungi da noi tale obbiettivo, ma piuttosto con l’intento di darvi in questa rubrica una visione più chiara con divulgazione di informazioni veritiere e corrette per cercare di comprendere al meglio una tematica complessa quanto spettacolare come quella trattata.

 

“Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”(George Orwell)

Nel linguaggio comune, per canapa o cannabis si intende solo una pericolosa sostanza stupefacente vietata dalla legge. Questo è il risultato della campagna di demonizzazione con cui il cartello industriale più potente del globo è riuscito a nascondere le strabilianti applicazioni soprattutto industriali e mediche della canapa, un prodotto naturale non brevettabile dalle enormi potenzialità d’impiego.
Cannabis sativa L. è il nome scientifico della canapa: Cannabis rappresenta il genere, sativa è la specie e la L. indica il suo primo classificatore, il naturalista Linneo, nel 1753.
Nel 1783, il botanico Jean-Baptiste Lamarck fu il primo a pubblicare la descrizione di un’altra specie originaria dell’India: la Cannabis Indica. Lamarck, infatti, distinse le due specie per forma e uso: la Cannabis sativa, alta tra i tre e i sei metri, con steli lunghi e poche foglie, era coltivata per la produzione di fibra e tessuti; l’indica alta tra 1 e 2 metri, ricca di foglie era utilizzata per preparazioni di natura medica. Infine, nel 1924, il botanico Janischevsky catalogò una nuova specie del Sud-Est della Russia: la Cannabis Ruderalis, di piccole dimensioni. L’intero genere appartiene alla famiglia delle cannabinaceae, la stessa categoria del Luppolo.

Canapa, storia della millenaria pianta sorella dell’umanità e del pianeta.

foto 1La Canapa è una pianta antica e misteriosa, coltivata da millenni. Esistono prove in Carbonio che datano l’utilizzo della Canapa al 8.000 a. C. La Columbia History of the World (1996) sostiene che tale intreccio di fibre è nato più di 10.000 anni fa!
Nella fotografia, scattata all’Hemp Museum Gallery di Barcellona, è ritratta una copia del Dioscoride di Vienna, il manoscritto di botanica e farmacologia più antico e pregiato della Storia. L’opera risale all’inizio del VI secolo e riporta un elenco dettagliato di studi realizzati nel I secolo dal medico greco Dioscoride, all’interno del trattato intitolato De Materia Medica. All’interno vi è la parola cannabis in varie lingue antiche.

Greco: cannabis, sanscrito: bhang, persiano: shadanaj, acadiano: azallu, ebraico: kaneh bosem, sumero: AZALLA, cinese: ma, geroglifico: shem shemet
Pianta tessile più anticamente conosciuta tra i popoli mongoli, tartari e giapponesi, la canapa veniva utilizzata in Cina per la fabbricazione di tessuti e per utilizzi medici. Secondo Erodoto (484 a. C.) furono gli sciiti a importarla in Europa; la sua diffusione è certamente legata ai viaggi delle tribù nomadi: si stima che la coltivazione sia arrivata stabilmente in Europa attorno al 500 d. C., diventando la fibra d’eccellenza per la produzione delle corde. Attorno all’anno 1000, la si descriveva come “la regina delle piante da fibra, lo standard tramite cui misurare tutte le altre fibre”, buona soprattutto per le reti dei pescatori, perché resistente all’usura nell’acqua di mare. La produzione commerciale di canapa in occidente è decollata nel XVIII secolo, anche se nell’Inghilterra orientale si coltivava già nel XVI secolo. L’espansione coloniale e navale dell’epoca, e la conseguente crescita di benessere, necessitavano di grandi quantità di canapa prevalentemente per tessuti, corde e stoppe. Per centinaia di anni, fino alla seconda metà del Novecento, sono state la materia prima per la produzione di carta.

Canapa: una storia italiana. Il nostro Paese leader storico nella produzione.

foto 2La coltura della canapa per usi tessili ha una antica tradizione in Italia. E’ molto legata all’espandersi delle Repubbliche marinare, che l’utilizzavano grandemente per corde e vele delle proprie flotte di guerra. Anche la tradizione di utilizzarla per telerie ad uso domestico è molto antica, le tovaglie di canapa decorate con stampi di rame nei due classici colori ruggine e verde sono oggetti di artigianato che continuano ad essere ricercate ancora oggi.

La coltivazione agricola della canapa era molto comune nelle zone mediterranee. Questa pianta cresceva su terreni difficili da coltivare con altre piante industriali (terreni sabbiosi e zone paludose nelle pianure dei fiumi), era la più polivalente ed a buon mercato.

Ci si producevano sostanze “oleose” (per illuminazione ed energia), “fibrose” (fibre tessili, vestiti, carta, corde) ed “alimentari” (farinacei e mangime per gli animali).

Durante i secoli del trionfo della vela e delle grandi conquiste marittime europee, la domanda di tele e cordami assicurò la straordinaria ricchezza dei comprensori, che rifornivano le canape di qualità migliori per l’armamento navale. In Italia eccelsero le terre da canapa di Bologna e Ferrara. In queste zone ancora oggi sono visibili nella campagna i cosiddetti “maceri”, piccoli laghetti artificiali utilizzati per mantenere la pianta immersa in acqua.

Nel XVI secolo, Enrico VIII incoraggiò gli agricoltori a piantare ampiamente la canapa per fornire materiali per la flotta navale britannica. Era infatti necessaria una fornitura regolare di canapa per la costruzione di navi da guerra e dei loro componenti. Gli alberi delle vele, i ciondoli, i gagliardetti, le vele, e la stoppa sono sempre state fatte da olio e da fibra di canapa. La carta di canapa veniva utilizzata per le mappe ed anche per le Bibbie per i marinai di bordo. Grazie alla qualità delle sue canape l’Italia divenne il secondo produttore mondiale ed assurse a primo fornitore della marina britannica.

Nel libro “Appunti di geografia agricola italiana. Produzione del lino e della canapa” del 1873, foto storica 6Luigi Bodio traccia una panoramica delle zone vocate alla canapicoltura. In Piemonte, “vi è confinata a poche strisce negli orti dei contadini per uso domestico o per averne il seme da dare agli uccelli – scrive -. Solamente verso i monti qualche poco, per sopperire ai bisogni dei montanari che ne fanno grossi panni”; ad Alessandria, dove però “si abbandona per la mancanza dei maceratori, e per la crescita della coltivazione dei cereali”; nelle province lombarde, dove “tutti i contadini un po’ agiati della Brianza ne seminano qualche ara per ottenere del filo da meschiare col lino, per far la tela di consumo casalingo”; a Mantova e Verona – dove è “antichissima la coltivazione della canapa”, usata “pel tiglio” (la fibra) -, mentre “Venezia e Treviso non sono adatti alle piante tessili”. Rovigo e Padova foto storica 5rappresentavano “la regione classica della canapa”, ma la regione della canapa per eccellenza è sempre stata l’Emilia-Romagna dove si produceva la metà della produzione disponibile sul mercato italiano: “Nei terreni vegetali del Ferrarese e nelle argille profondamente lavorate del Bolognese, può trovare la dovuta freschezza”. “La Liguria è paese di ben altri prodotti che le materie tessili”; in Toscana e nel lucchese, pistoiese e in Val di Chiana; in Umbria vi è “discreta abbondanza” e “la canapa si coltiva sempre nella stessa porzione di terra, chiamata appunto per ciò canapino, scelta tra i campi più pingui”; poco a Napoli, Salerno e nelle Calabrie, e in Sicilia, in riva al fiume Anapo”.

Così, negli anni Trenta del ‘900 la canapa era fonte preziosa di materie prime per numerosi settori dell’industria. Ma già all’epoca, grandi interessi economici iniziarono a contrapporsi a questa alternativa sostenibile. Per comprendere nel dettaglio il fenomeno del proibizionismo, nel proprio contesto storico, vi rimandiamo alle prossime puntate di “Bentornata Canapa”.

La canapa in Italia oggi: la rinascita delle filiere

In Italia la situazione di interesse per le grandi potenzialità industriali della canapa crescono vertiginosamente giorno dopo giorno. Molte sono le associazioni di promozione culturale e sociale

foto italia(Versilcanapa è quella di cui faccio parte), aziende agricole o commerciali che si stanno dedicando in ogni regione italiana a progetti di filiera.
La sinergia tra diverse realtà può risultare uno dei fattori determinanti per la riaffermazione della materia nel mercato attuale. I settori che stanno rinascendo sono molto ampi: alimentare, cosmetico, tessile, cartiero, edilizio, energetico, plastico e molto altro ancora. Dal punto di vista alimentare, i prodotti derivati dai semi di canapa (farina e olio) si stanno diffondendo costantemente in ambito nutraceutico. Essi contengono una buona dose di proteine vegetali, fibre, nonché gli acidi grassi polinsaturi indispensabili per l’organismo: Omega 3, Omega 6 e Omega 9. In Italia sono ritornate produzioni di canapa da seme in quasi tutte le regioni. Il settore dell’edilizia sostenibile è tornato a macchia d’olio in varie zone italiane, con buoni risultati dal punto di vista delle applicazioni. Da sottolineare l’importante esperienza di una startup siciliana che ha ideato la prima bioplastica in canapa da utilizzare nelle stampanti 3D. Altra importante caratteristica della canapa è l’assorbimento di metalli pesanti dai terreni. Di recente è nata un’esperienza in Puglia, con l’obiettivo della decontaminazione dei terreni adiacenti al complesso industriale Ilva. Sempre di recente è nata anche la prima federazione nazionale tematica. Giovani e meno giovani proseguono imperterriti al rilancio di un nostro importante pezzo di Storia, per un futuro pacifico ed ecologico, basato sulla pianta delle meraviglie. Nel nostro viaggio alla scoperta del mondo della canapa saranno approfondite le straordinarie idee e invenzioni provenienti dalle varie parti del nostro Paese.

 

Credits
[1]: blog di Toscanapa: www.toscanapa.com
[2]: “Il filo di Canapa” di Chiara Spadaro (Altreconomia, 2016)
[3]: Istituto Luce Cinecittà.

 

Canapa

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