Bentornata Canapa. Quinta puntata. Medicamente parlando (parte II): storie dal Mondo.

Gentili lettori e lettrici di TGRegione.it bentornati alla rubrica Bentornata Canapa. Vi abbiamo lasciato alla prima parte di Medicamente Parlando, affondando nelle radici antiche della canapa come terapia, proseguiremo oggi con storie e circostanze dell’era contemporanea da varie parti del globo.

NORDAMERICA.
CANADA: LA CANAPA COME TRATTAMENTO DEL CANCRO. LA STORIA DI RICK SIMPSON

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Rick Simpson nei laboratori della Phoenix Tears Foundation

«Se noi permettiamo ai margini di profitto delle multinazionali di decidere sul nostro diritto naturale di guarire noi stessi con una pianta donata da Dio, allora penso che dovrebbe essere chiaro a tutti che c’è qualcosa di sbagliato nella nostra società». (Rick Simpson)

La prima storia della puntata di oggi ci porta in Canada, nella Nuova Scozia, dove l’agricoltore Rick Simpson continua a portare avanti la propria battaglia, nonostante un certo numero di arresti, processi e una sorta di esilio volontario in Europa. In giovane età Rick ha subito la perdita di un cugino per cancro, un’esperienza che l’ha cambiato per sempre. Poi, quando un tumore alla pelle colpisce pure lui, si sottopone a chirurgia. L’operazione non va bene e si ricorda di aver sentito alla radio delle potenzialità curative della cannabis. È così che inizia la sua sperimentazione e quello che scopre funziona su di lui e su centinaia di altre persone in difficoltà alle quali comincia a fornire (gratuitamente, come ha sempre fatto) l’estratto che produce, insegnando a chi vuole sapere come ottenerlo. Per la sua attività subisce perquisizioni, arresti e ben tre processi con l’accusa di essere un trafficante di droga anche se è lo stesso giudice Carole Beaton, durante il secondo processo, a riconoscere che: «Simpson è in una posizione insolita, perché a differenza di altre persone impegnate nel traffico di droga, non lo faceva a scopo di lucro. Era impegnato in un’attività altruistica ed era fermo nella sua convinzione di aiutare gli altri». Dal 2003, anno in cui Simpson ha reso pubbliche le sue scoperte, non si contano le testimonianze di persone che asseriscono di aver guarito o di tener sotto controllo le più svariate patologie grazie all’utilizzo dell’estratto. Così come non si contano i tentativi di fermare un uomo che si è semplicemente messo a disposizione per aiutare gli altri, senza chiedere nulla in cambio.

A sostegno del progetto, però c’è la fondazione Phoenix Tears con sede in Colorado. Questa fondazione ha riunito i migliori leader del settore con decenni di esperienza nella ricerca sui cannabinoidi creando il primo ambiente standardizzato di trattamento ed estrazione.
Phoenix Tears ha individuato la necessità di istituire un protocollo garantendo il massimo in termini di sicurezza nella cura dei pazienti. Inoltre, a collaborare con la fondazione troviamo l’organizzazione no-profit “Patient out of time” che racchiude medici e pazienti con l’obiettivo di promuovere all’opinione pubblica e alle istituzioni, l’uso della cannabis nei trattamenti medici. Oltre a fornire articoli e documentazione gratuita sul sito internet, si impegnano per allargare la rete di supporto per l’accesso dei pazienti alla cannabis.
Il materiale sull’esperienza di Rick Simpson e della Fondazione Phoenix Tears è molto e anche le testimonianze di pazienti che si sono curati con l’olio di canapa. Rick Simpson invita gli interessati ad informarsi e a diffondere il più possibile questo medicinale nella speranza che un giorno le ricerche diventino sempre di più e che si ritorni a sfruttare una delle più antiche risorse naturali. [1]

In tempi più recenti la situazione canadese è migliorata ed è prevista nel futuro prossimo una legalizzazione, secondo i piani del governo di Justin Trudeau.

STATI UNITI D’AMERICA: DALLA PROIBIZIONE ALLA LEGALIZZAZIONE.

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Panorama generale sulla cannabis medica negli Stati Uniti. (Wikipedia)

Patria del proibizionismo negli anni ’30 del Novecento, la canapa è oggi diffusissima in quasi tutti gli Stati Uniti. Il primo ad aver fatto da capolinea è stato la California, seguita negli anni da molti altri, mentre in altri stati come Colorado, Stato di Washington, Washington D.C., Oregon e Alaska si è proceduto ad una completa legalizzazione.
Sono molto noti i dispensari, diffusi in tutto il territorio nazionale, nei quali è possibile per i malati ricevere una ricetta medica e consumare in base alla propria terapia.
Secondo il centro studi New Frontier and Arcview Market Research, l’anno scorso la vendita di cannabis a “scopi ricreativi”  ha generato 998 milioni di dollari di fatturato, in crescita del 284% rispetto ai 351 milioni del 2014. Lo studio stima che il business della marijuana nel 2015 abbia toccato a livello nazionale 5,4 miliardi di dollari, con un incremento annuale di circa il 30%, e con la prospettiva di toccare i 6,7 miliardi quest’anno per poi entrare in orbita, nel 2020, a quota 28,1 miliardi di dollari.

SUDAMERICA
URUGUAY
Sotto la presidenza di Josè Pepe Mujica, l’Uruguay ha legalizzato a tutti gli effetti la cannabis con una serie di fattori molto importanti

  • Autocoltivazione.
    Ogni individuo ha il diritto a coltivare massimo 6 piante, per il consumo “proprio o condiviso”. Vi è inoltre la possibilità di fondare “cannabis social club”, i quali devono avere tra i 15 e i 45 membri, e potranno coltivare fino a 99 piante, ma senza superare il limite di 480 grammi annui per ogni utente. Le coltivazioni collettive potranno essere effettuate solo previa concessione dell’agenzia di stato in base alla legge vigente.
  • Vendita da parte dello Stato.
    Per chi non vuole o non può coltivarsi la cannabis, vi è un’altra possibilità: rifornirsi nelle farmacie. Per questo tipo di consumo occorre essere maggiorenni e registrarsi (in albi che saranno protetti e non divulgabili); si potrà acquistare un massimo di 10 grammi a settimana nelle farmacie autorizzate. Il prezzo al grammo varierà tra i 20 e i 22 pesos: meno di 70 centesimi di euro. Anche la produzione della cannabis in questo caso sarà a carico dello stato, il quale ha già previsto di destinare 10 ettari di terreno alla coltivazione, prevedendo un raccolto di 20 tonnellate.
  • Limitazioni e pene previste.
    Il consumo sarà possibile anche in ogni luogo pubblico nel quale è già consentito fumare tabacco. Tuttavia non sarà possibile consumare cannabis durante l’orario di lavoro né alla guida. Nel caso in cui un’automobilista venga fermato e gli si riscontri un contenuto di Thc tale da supporre di esserne sotto l’effetto verrà ritirata la patente di guida. Rimane illegale la coltivazione senza autorizzazione o di quntità superiori al limite consentito. Per questi casi verrà adottata la legge sullo spaccio. [2]

In Argentina è tollerato l’utilizzo privato, anche in Brasile per modiche quantità, mentre in Cile è stata avviata la più grande sperimentazione legale per la cannabis ad utilizzo terapeutico e ludico.

EUROPA.
OLANDA.
Paese capofila per l’intero continente in materia di canapa dal punto di vista ludico e medico.
Ai tempi degli hippie c’erano molti posti dove si poteva facilmente fumare ma erano comunque nascosti alla periferia della città ed abbastanza isolati, nonostante ciò costituivano un grande spazio di aggregazione. Il primo coffeeshop che venne tollerato ad Amsterdam fu il “Mellow Yellow” nel 1972, ma il vero boom dei coffeeshop arrivò nei primi anni ’80, dopo dieci anni di sperimentazione di questo nuovo movimento culturale. Ed è proprio in questo periodo che il vero business comincio ad espandersi molto rapidamente.
Dal punto di vista medico vi ha sede la principale azienda produttrice di cannabis terapeutica, la Bedrocan, nonché un numero sempre crescente di sperimentazioni.

SPAGNA.
E’ legale l’utilizzo ludico previo il metodo della coltivazione associata tramite i cosiddetti cannabis social club, diffusi in tutto il territorio spagnolo.
A livello medico di grande rilevanza sono gli studi del Cannabinoid Signaling Group (gruppo di segnalazione sui cannabinoidi) condotto dal dottor Manuel Guzman, professore presso il Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare presso la Complutense University di Madrid. Gli studi di Guzman, tutt’oggi in corso, sono riferiti ai cannabinoidi che potrebbero inibire la crescita del cancro.

PORTOGALLO E REPUBBLICA CECA.
Depenalizzazione è la parola per definire le politiche intraprese in materia cannabis per Portogallo e Repubblica Ceca. In questi paesi è ampiamente vietato il commercio, ma depenalizzato e tollerato l’uso. In entrambi i casi i consumi sono drasticamente calati.

SVIZZERA. IL CASO DEL DOTTOR WERNER NUSSBAUMER E LA CANAPA PER LA SCLEROSI MULTIPLA.
In Svizzera la cannabis è illegale dal punto di vista ricreazionale per il governo centrale, ma tollerata e addirittura legale l’autocoltivazione in alcuni cantoni.
Per l’argomento terapeutico, la cannabis ha visto come proprio mentore un medico proveniente dalla città di Gravesano, in Canton Ticino. Oltre un decennio fa lo chiamarono “dottor canna”, il dottor Werner Nussbaumer dal 2013 ha iniziato un progetto di cura su 20 persone (arrivato in tempi più recenti a circa trecento), alle quali somministra gocce di cannabis per il trattamento della sclerosi multipla, come per altre malattie.

nussbaumer

“Sono stato additato come un ‘mostro’, umiliato professionalmente, soltanto perché curavo i miei pazienti somministrando gocce di cannabis” spiega Nussbaumer. “Ma ora il clima è cambiato: non solo sono stato completamente riabilitato, ma si ritorna a parlare con cognizione di causa e apertura mentale dell’uso medico della canapa che è sostitutiva di altri prodotti “chimici” e con una maggiore efficacia curativa. Nell’ultimo decennio – prosegue il medico – le cose sono cambiate sia a livello della ricerca scientifica, ma anche nella percezione della politica. All’epoca però si ebbe buon gioco a prendermi come capro espiatorio per il fatto che sostenevo la bontà terapeutica dalla cannabis. Non andava bene per chi attribuiva alla canapa tutti i guai del mondo”.

Nussbaumer, allo stato attuale, è soddisfatto ma fino a un certo punto: “Siamo ancora lontani da una liberalizzazione completa in ambito medico; io che posso prescrivere morfina a qualsiasi paziente, per somministrare delle innocue gocce di canapa devo chiedere il permesso a Berna. Dal profilo professionale è umiliante”. [3]

cinquini

Fabrizio Cinquini alla Hemp School di Castagneto Carducci (Livorno)

ITALIA. LE LEGGI REGIONALI E IL CASO DI FABRIZIO CINQUINI.
La legalizzazione sta tenendo banco anche nelle aule parlamentari con il DDL Cannabis Legale.
Attualmente le regioni che hanno introdotto dei provvedimenti che riguardano l’erogazione di medicinali a base di cannabis sono nove: Puglia, Toscana, Veneto, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria.
Quest’anno è stato portato a termine il primo raccolto di Stato presso l’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.
Come emblema del proibizionismo la storia più degna di nota la troviamo in Toscana, nel territorio della Versilia.
Fabrizio Cinquini è un medico chirurgo versiliese che più volte si è autodenunciato per le proprie piantagioni di canapa coltivata allo scopo di donarla a pazienti con gravi patologie, dalla sclerosi multipla al cancro. Per la sua battaglia antiproibizionista ha subito l’arresto e una condanna in primo grado per la famigerata Fini-Giovanardi, una legge successivamente dichiarata incostituzionale. Il dottor Cinquini non ha mai deciso di sottomettersi a tali ingiuste disposizioni legislative, continuando ad autodenunciarsi e perseverando a curare i suoi pazienti con la canapa pagando questa violazione legislativa con il carcere e gli arresti domiciliari.
La sua coraggiosa battaglia è prima di tutto una battaglia per la libertà d’autodeterminazione contro le grandi lobby medico farmaceutiche, che boicottano una pianta dalle immense potenzialità mediche riconosciute da millenni.
In Italia, Fabrizio Cinquini è diventato un punto di riferimento per il pensiero antiproibizionista, che mira all’approvazione di una legge che finalmente renda possibile l’autocoltivazione per fine terapeutico e ludico della canapa.
Nel 2016 è stato assolto dal GUP di Lucca per la coltivazione di 24 piante ad utilizzo terapeutico.

ASIA E AUSTRALIA.
Illegale in quasi tutto il continente. Tollerata e in parte legale in alcuni paesi come: Nepal, Bhutan, Corea del Nord, Iran e India. In Australia e Nuova Zelanda è illegale, ma è stato introdotto in alcune parti di questi paesi una sperimentazione dal punto di vista medico.

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