Multa da 1,7 milioni di euro per TicketOne e altri operatori. L’Antitrust denuncia il secondary ticketing

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ROMA (di Alba Modugno) – Giorni difficili per TicketOne e altri quattro rivenditori online di biglietti, che da una settimana circa sono sotto i riflettori a causa di una grossa sanzione: l’Antitrust ha staccato una multa di 1,7 milioni di euro, accusando in particolar modo la prima società per aver violato più volte negli ultimi tempi il Codice del Consumo.

Dopo una serie di segnalazioni da parte di utenti internauti interessati ad acquistare biglietti per maxi-concerti come quello dei Coldplay, di Ed Sheeran o Adele, è stato infatti osservato che TicketOne, società dal 2002 in possesso in Italia dell’esclusiva su molti eventi, non ha adoperato delle misure del tutto trasparenti nei confronti dei consumatori.

Caso eclatante, nonché scatenante, è stato quello verificatosi ad ottobre durante la vendita per il concerto dei Coldplay previsto a San Siro il 3 luglio 2017: i biglietti si sono esauriti in pochi secondi e sono riapparsi immediatamente sui circuiti secondari ad un prezzo maggiorato e non di poco.

Dunque il secondary ticketing è l’oggetto delle cinque istruttorie iniziate proprio lo scorso ottobre dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e dalle quali è emerso che i sospetti sold out erano dovuti a mancate misure anti-bagarinaggio da parte di TicketOne.

In una nota dell’Authority si parla infatti proprio di “presunte carenze nella prevenzione di acquisti multipli da parte dei clienti web” e nella stessa si legge che la società “non ha adottato efficaci misure dirette a contrastare l’acquisto di biglietti attraverso procedure automatizzate, né ha previsto regole, procedure e vincoli diretti a limitare gli acquisti plurimi di biglietti, né ha effettuato controlli ex post diretti ad annullare tali acquisti plurimi”. Il tutto, malgrado fosse contrattualmente tenuta a farlo.

A tali accuse TicketOne, la cui sanzione ammonta ad un milione di euro, ha prontamente risposto con un ricorso al TAR Lazio, ritenendole “inconsistenti e fondate su una incompleta e forviante interpretazione dei fatti”.

Diversa la contestazione fatta agli operatori di secondary ticketing implicati, poiché manchevoli dal punto di vista delle modalità informative nei confronti degli acquirenti.

Seatwave, Viagogo, Ticketbis e Mywayticket sono stati infatti accusati di non fornire specifiche riguardo i biglietti in vendita, come valore facciale, numero di posto e fila, diritti e garanzie in caso di cancellazione dell’evento, e dunque di dare una “carente o intempestiva informazione in ordine a diversi elementi essenziali di cui il consumatore ha bisogno per assumere una decisione consapevole di acquisto”.

Una omissione comportamentale che potrebbe costare ai quattro operatori in totale settecentomila euro, poiché per l’Antitrust i principi di correttezza e buona fede alla base del Codice del Consumo sono stati anche in questo caso ampiamente violati.

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