“Tra poco esplode una bomba”, tempesta di telefonate anonime la banca: denunciato

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LIVORNO – Aveva tempestato la filiale dell’Unicredit di Piazza con decine di telefonate anonime nelle quali annunciava l’imminente esplosione di una bomba.

L’incubo per l’istituto di credito era iniziato il 12 settembre scorso e poi, con cadenza quasi settimanale, s’era ripetuto svariate volte. Le modalità sempre le stesse: una voce maschile, contraffatta, chiamava con un numero anonimo e avvertiva della presenza di una bomba all’interno della sede della banca. E ogni volta il direttore della filiale era costretto ad adottare il piano di sicurezza previsto per l’occasione: evacuare l’edificio, chiudere la banca, informare le forze dell’ordine. E il disagio coinvolgeva anche automobilisti e passanti, costretti da polizia o carabinieri, ogni volta, a deviare il proprio percorso. In un paio di circostanze la Questura aveva dovuto smobilitare addirittura gli artificieri che avevano ispezionato l’aera interna ed esterna, costatando, ogni volta, l’inesistenza del minacciato ordigno esplosivo. Dunque un mitomane, forse un cliente della banca deluso, che però con il suo “scherzo” ripetuto moltissime volte ha messo in allarme un intero quartiere.

La Squadra Mobile di Livorno, diretta dal vice questore aggiunto Giuseppe Testaì, incaricata delle indagini, incrociando tabulati e orari fatidici è riuscita ad individuare e denunciare il telefonista anonimo. Un abitante della zona (livornese di circa 40 anni) che, per giustificare il suo gesto, ha fornito una motivazione apparentemente incredibile: per nascondere alla moglie alcuni ammanchi sul conto corrente comune, evidentemente poco giustificabili, ogni volta che la donna doveva recarsi in banca simulava la presenza della fatidica bomba. Portato in Questura e denunciato, l’uomo è stato comunque diffidato a effettuare ulteriori telefonate.

Al di là, delle fantasiose giustificazioni fornite e dei suoi problemi familiari, ora l’uomo rischia non solo la pena prevista per il  procurato allarme (art. 658 del codice penale), ma anche di dover pagare le spese ingenti sostenute dalla banca e dalle forze dell’ordine intervenute di volta in volta.

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