AmatAfrica: un sogno che si chiama futuro per il Rwanda

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SERAVEZZA – (di Stefania Bernacchia) A pochi passi dalle nostre case, c’è un cuore che batte per una piccola nazione africana, il Rwanda. Questo polmone di solidarietà si chiama AmatAfrica ed è una onlus internazionale nata il 24 maggio 2004 nella Valle del Serchio, ma che opera sul campo dalla metà degli anni ‘90. Il Paese di riferimento è uno dei più piccoli stati africani e ahimè anche uno dei più poveri: basti pensare che la popolazione vive mediamente con meno di un dollaro al giorno e la maggior parte di essa non ha corrente elettrica né acqua calda. Fortunatamente nell’ultimo decennio si è assistito ad un debole ma chiaro miglioramento delle condizioni generali del paese, vuoi per l’azione politica del Presidente Paul Kagame, che ha ridotto drasticamente i conflitti fra le diverse etnie, vuoi per le missioni umanitarie e gli aiuti internazionali che annualmente arrivano a sostegno di questa terra._mg_0438 Una di queste importanti, straordinarie missioni è proprio AmatAfrica, che anno dopo anno è riuscita a realizzare progetti ritenuti impensabili o, come si suol dire, ha reso possibile l’impossibile. Lo scopo dell’organizzazione non è quello di portare denaro o beni da distribuire incondizionatamente a chi ne ha bisogno (la storia purtroppo ci insegna che così facendo finiremmo per aiutare solo coloro che riuscirebbero a procurarseli con la forza, aumentando di fatto la povertà) bensì quello di garantire il diritto alla salute, all’istruzione e al lavoro ad un numero sempre più grande di persone, andando incontro a quelle che sono le loro reali esigenze quotidiane, cercando di migliorare il loro stile e la loro qualità di vita.fullsizerender

Abbiamo avuto il piacere di incontrare il Presidente dell’associazione AmatAfrica, il Maestro Mario Badiali e il volontario Vitaliano Vagli, che da anni si recano in Rwanda per dare un contributo diretto (e non solo a distanza) a questa popolazione.

Maestro Mario, come nasce AmatAfrica e come opera in Rwanda?

L’organizzazione nasce allo scopo di stare vicino agli ultimi, ai più poveri, ai più bisognosi. Fin dalle sue origini, nel 1994, l’intento è stato proprio quello di capire quali fossero i problemi più urgenti della popolazione rwandese, per poi attuare un’azione concreta e mirata al fine di risolverli o quantomeno ridurli. Ci rechiamo in Africa una volta l’anno e ogni volta facciamo il punto della situazione, tirando le somme su cosa è stato fatto e pianificando cosa ci sarà da fare, lavorando naturalmente di concerto con la popolazione del posto.

Vitaliano, tu ti definisci ‘moschettiere della solidarietà’. Com’è stato il tuo primo approccio da volontario nei confronti di un mondo così diverso dal nostro?

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Qualche anno fa stavo attraversando il periodo più buio della mia vita e il Presidente Badiali mi suggerì di unirmi a loro, nella missione che avrebbero fatto di lì a qualche mese in Rwanda appunto. Ho accettato, credendo si trattasse di un viaggio lungo, in una terra lontana e povera, convinto che sarebbe stata un’esperienza fine a se stessa. Mi sbagliavo. Ho trovato una terra ricca, piena di fratellanza, sorrisi, colori. Mi sono presto reso conto che i veri poveri siamo noi: poveri di valori, affetti, principi. Le persone che ho incontrato e conosciuto non possiedono niente eppure sono felici solo per il fatto di poterti dare la mano, a loro basta stare insieme. Da allora ogni anno torno in quella meravigliosa terra e anzi faccio il conto alla rovescia, impaziente di vedere i lavori che sono stati fatti e pronto a cominciarne di nuovi. Come recita un detto africano, ciò che non hai mai visto lo trovi dove non sei mai stato e devo dire che per me è stato davvero così.

_mg_1657Maestro, com’è il vivere quotidiano in Rwanda?

La giornata segue il sole, un po’ come accadeva ai nostri bisnonni: ci si alza la mattina presto quando il sole sorge e nel tardo pomeriggio, al tramonto, tutto si ferma. Non si vede più una luce, non si sente un suono. Negli ultimi anni nel nostro villaggio situato sulla collina di Cyeza (poco più di tremila anime) vi sono stati notevoli progressi e oggi è considerata un modello da imitare, poiché siamo riusciti a portare la corrente elettrica e l’acqua calda. Nel resto del paese (formato appunto per lo più da colline) queste comodità per noi così scontate purtroppo mancano ancora. Una cosa di cui siamo particolarmente orgogliosi è quella di aver costruito una sorta di sistema scolastico, per cui i ragazzi adesso possono seguire un ciclo di studi completo, dalla materna all’università. L’istruzione è sicuramente uno degli strumenti più forti per ridurre la povertà. La popolazione ha capito che noi non portiamo denaro o modelli occidentali da imporre, ma progetti da sviluppare insieme: scuole, ospedali, strade, acquedotti. Un esempio che mi viene in mente è quello legato alla musica, intesa come momento di aggregazione: una delle nostre Suore missionarie è addirittura riuscita ad avere dei finanziamenti dalla chiesa, facendo passare la canonica come centro musicale. La musica intesa come linguaggio universale dei popoli è uno dei mezzi di unione più efficaci che possano esistere.

Maestro, rimanendo in tema di musica, so che ha formato un Coro molto conosciuto e apprezzato.cimg2041

Sì, è un Coro sui generis poiché raccoglie tutti coloro che da sempre hanno nel cuore il desiderio di esibirsi su un palcoscenico, ma per vari motivi non lo hanno mai fatto. Non importa che sappiano ballare, suonare o cantare: quello che conta è il desiderio di farlo. Abbiamo festeggiato da poco il primo decennio di attività e devo dire che è stata davvero una bella scommessa riuscire a tenere unite persone dai 3 ai 90 anni! (ride).

A gennaio tornerete di nuovo in Rwanda. Vitaliano, su quale progetto lavorerete quest’anno?

Quest’anno ci concentreremo sulla possibilità di creare una sorta di ‘scuola dei mestieri’, ovvero abbinare il lavoro allo studio. Vorremmo insomma istruire e allo stesso tempo insegnare loro un vero e proprio mestiere, in modo da valorizzare sia le menti che le mani di questi ragazzi. L’istruzione è fondamentale, si sa, ma lo è altrettanto il saper fare.cimg2400

Confermo quanto detto da Vitaliano, prosegue Badiali. E’ un’idea che abbiamo da qualche tempo, quando seguendo gli insegnamenti del vecchio Presidente, abbiamo iniziato ad ascoltare con il cuore. Ci siamo resi conto che questi ragazzi avevano voglia di fare e imparare un mestiere concreto, che potesse dar loro frutti anche in termini economici e di lavoro; ecco perché il progetto prevede vari indirizzi: elettricista, falegname, sarto, idraulico, parrucchiere.

A tale proposito abbiamo uno sponsor sul Lago di Garda con il quale lavoreremo per portare avanti un progetto per la disidratazione della frutta. Insomma, siamo carichi e pronti per iniziare questa nuova sfida.8818_141722619600_1570868_n1

La sede di AmatAfrica è l’Eremo di Calomini, a Fabbriche di Vergemoli, un ambiente unico e suggestivo, sede dei padri fondatori dell’organizzazione. So che state costruendo un presepe che inaugurerete a breve, è così Vitaliano?

Esattamente. L’idea è venuta a Luca Lorenzi, che insieme a Sara Da Costa gestisce l’agriturismo dell’Eremo. Eravamo in Africa e un giorno mi disse che voleva abbellire un angolo della struttura rimasto in disuso per molto tempo, magari con un bel presepe permanente. Abbiamo subito preso a cuore l’iniziativa, ognuno ha dato il suo contributo e siamo felici di comunicare che il prossimo 18 dicembre ci sarà l’inaugurazione ufficiale. Il presepe è meccanico e potrà essere azionato con una semplice moneta: tutto il ricavato sarà devoluto ad AmatAfrica. Tengo però a specificare che il nostro cuore non è solo in Rwanda: ultimamente siamo riusciti a dare un aiuto anche ai nostri terremotati e siamo orgogliosi di dire che, compatibilmente alle nostre possibilità, cerchiamo di essere presenti dove c’è più bisogno.

A nome mio e di tutta la redazione vi ringrazio per quello che state facendo, il domani sarebbe sicuramente più roseo se tutti aiutassero il prossimo perché, come dice un detto rwandese, chi cammina sul mondo non lo fa soffrire.

Di seguito l’intervista di TGregione.it a Mario Badiali, Presidente di AmatAfrica e Vitaliano Vagli e alcune immagini della popolazione del Rwanda.

 

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