La violenza nelle relazioni intime

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VIAREGGIO – ( di Patrizia Mascari ) – La violenza nelle relazioni intime. Detta anche ‘violenza domestica’ include maltrattamento psicologico o fisico, che assume forme diverse: molestie, persecuzioni o abuso sessuale da parte di un partner maschile verso una partner femminile, nelle relazioni omosessuali di un/a partner sull’altro/a. Può configurarsi in vario modo ma è così sintetizzabile: aggressioni sul piano psicologico o fisico, privazioni (anche della libertà), controllo stretto della persona, coercizione,  manipolazione psicologica, effrazione e influenza sul mondo interno della persona. Questi tipi di violenza presentano spesso carattere di cronicità ed hanno come cornice il contesto familiare o comunque avvengono all’interno di una relazione stabile o di coabitazione. Questo fatto induce le vittime delle condotte lesive ad alterare notevolmente la soglia di percezione rispetto alla gravità dei fatti, abbassandola, addirittura alcune di loro per prime reputano sopportabile il fatto, tendendo ad ‘abituarsi’ al maltrattamento ed all’abuso.  Si tratta infatti di un fenomeno tanto diffuso quanto sommerso, che perlopiù non viene rilevato e resta silente, i dati rappresentano probabilmente solo la punta dell’iceberg. Del resto anche i dati ISTAT del 2006 lo attestano: il 33,9% delle donne che ha subito violenza non ne parla, non denuncia l’aggressore e ciò è vero nel 93-96% dei casi. Studi multinazionali che riguardano i dati provenienti da 66 Paesi, riportano che il 38,6% degli omicidi di donne nel mondo, perpetrati da partner o ex partner, sono culmine di anni di violenza domestica. In generale gli autori di violenze sessuali nei confronti del sesso femminile, dalla bambina alla ragazza alla  donna, sono soprattutto il padre, patrigno, il fratello o amici del fratello, il nonno o altri familiari; come pure il marito o ex marito, o il fidanzato od ex. La violenza subita è classificata come trauma di primo tipo  perché da considerarsi atto volontario, che produce una rottura dell’integrità fisica e psicologica. In presenza di lesioni gravi o ferite, che inducono la vittima a recarsi al pronto soccorso od a chiedere aiuto al medico, nella maggior parte dei casi la vittima tace l’inconfessabile accaduto. La violenza domestica viene nascosta per svariati motivi: sensazioni di imbarazzo o vergogna, timore di non essere creduta, paura di ritorsioni nel raccontare l’atroce verità,  talora  per la speranza che non ci sia una prossima volta o per l’idea di proteggere eventuali minori presenti.  Emergono i racconti più banali di infortuni domestici nello spiegare ai sanitari i motivi delle ferite, dei lividi, di bruciature: “ero distratta ed ho sbattuto contro lo spigolo del tavolo, … sono scivolata sul pavimento bagnato…..”. Spesso intente a trattenere lacrime di vergogna danno una versione dei fatti che agli occhi dell’operatore formato non sta comunque in piedi.

Per le donne comprese in età tra i 15 e i 44 anni , è la principale causa di lesioni fisiche,  più della somma degli incidenti d’auto e rapine, le conseguenze più comuni sulla salute delle donne vittime di violenza sono: lesioni, disabilità permanenti, problemi di natura ginecologica, infezioni e malattie legate alla trasmissione sessuale, emicrania cronica, disturbi gastrointestinali e cardiovascolari, gravidanze indesiderate e di conseguenza possibili interventi di interruzione volontaria delle stesse.

RubriSex la rubrica di sessuologia è tenuta da:

Patrizia Mascari, Psicologa, Consulente di coppia è Professore a.c. UNIFI, Autrice di numerose pubblicazioni, tra cui “L’immaginario, Fantasie e Sessualità’ ed. Franco Angeli.  Per ulteriori informazioni  la dottoressa è contattabile all’indirizzo mail: pamasca@tin.it.

Luca Lunardini  Medico-Chirurgo, Specialista Urologo con incarico di Alta Specializzazione in Andrologia,  dirigente medico presso la Unità Operativa di Urologia della A.S.L. 12 Versilia. E’ contattabile, per qualsivoglia approfondimento, via email al seguente indirizzo: luca.lunardini1@tin.it

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