Congedo mestruale: la proposta di legge che prevede tre giorni di permesso per chi soffre di dismenorrea

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Roma (di Alba Modugno) – La concessione di tre giorni di assenza dal lavoro durante il picco del ciclo: ecco quanto chiede la proposta di legge sul “congedo mestruale”, presentata alla Camera il 27 Aprile 2016, ma solo a Marzo 2017 giunta all’esame della Commissione Lavoro, che potrebbe ad ogni modo approvarla in tempi brevi.

Il disegno di legge, firmato dalle deputate del PD Romina Mura, Daniela Sbrollini, Maria Iacono e Simonetta Rubinato, è stato pensato per tutte quelle donne che soffrono di dismenorrea, un disturbo che porta mestruazioni tanto dolorose da risultare invalidanti, spesso con annessi sintomi quali mal di testa, spasmi o crampi, vertigini, nausea, vomito, diarrea, malessere articolare e forti sbalzi ormonali.

E’ dunque evidente che, secondo la proposta di legge, a poter usufruire del congedo non saranno tutte le donne in età fertile, ma esclusivamente quelle in possesso di un certificato medico specialistico attestante la patologia, il quale dovrà essere rinnovato annualmente entro il 30 dicembre e presentato al datore di lavoro entro il 30 gennaio dell’anno seguente.

Nessuna differenza invece sul piano delle diverse tipologie di lavoro: l’applicazione del disegno è estesa a lavoratrici con contratti di lavoro subordinato o parasubordinato, come a tempo pieno o parziale, indeterminato, determinato oppure a progetto.

La richiesta non riguarda solo la concessione di tre giorni al mese, in modo che le donne non siano costrette ad assentarsi mettendosi in malattia o in ferie, ma concerne anche una questione più prettamente economica: si propone che durante i giorni di congedo non vi sia alcuna detrazione dallo stipendio e che dunque le lavoratrici con diritto a tale permesso godano di una retribuzione uguale a quella di una regolare giornata lavorativa, nonché ad una contribuzione piena.

Tale proposta di legge è frutto di un dibattito che in Italia si è riacceso dopo che l’azienda inglese Coexist ha garantito alle proprie impiegate l’esenzione dal lavoro a cadenza mensile, ma deriva anche dall’osservazione di numeri che parlano chiaro: nel nostro Paese tra il 60% e il 90% sono le donne che soffrono molto durante il ciclo mestruale, lamentando diversi sintomi fra quelli prima elencati, mentre il 30% si dice addirittura costretto a restare a letto per ore o giorni.

Questo, naturalmente, spiega poi perché vi sia una percentuale di assenteismo che va dal 5% al 15% al lavoro e a scuola dal 13% al 51%.

Il ddl si pone all’interno di una più ampia discussione che riguarda i diritti delle donne italiane nel mondo del lavoro, specie paragonati a quelli di lavoratrici di altri Paesi, i quali già da tempo hanno affrontato la questione.

Si tratta soprattutto del mondo orientale, che tra Giappone, Indonesia, Corea del Sud e Taiwan, già dagli anni ’40 ad oggi, ha adottato la soluzione del congedo mestruale sulla base di una credenza per cui non riposare durante il ciclo mestruale porterebbe a difficoltà durante il parto.

Dunque, in tal senso, un diritto femminile coinciderebbe con un senso di protezione e premura nei confronti di chi viene al mondo.

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