Natale Toscano, tra tradizioni e curiosità culinarie

“Chi guasta la vigilia di Natale, corpo di lupo e anima di cane”, uno dei detti toscani più ricorrenti durante la Vigilia di Natale : una sorta di incantesimo della mala sorte per chi rovina la cena che, come tradizione vuole, non prevede carne.

Proverbio non in linea con il classico menù natalizio, il quale non comprende solitamente il pesce. Il giorno di Natale sulle tavole toscane per tradizione non possono mancare  i classici crostini di fegatelli, rivisitati a seconda delle ricette di famiglia, come ad esempio un paté puro di fegatini di pollo o un mix di fegatini, milza ed altro. Una chicca per l’antipasto, ad accompagnare il mix di affettati, é l’intramontabile”fettunta con l’olio novo : quale migliore occasione per far sfoggio del risultato della raccolta delle olive assieme ad amici e parenti ?

Come le nonne hanno sapientemente insegnato , spianare la pasta per le feste natalizie è il fiore all’occhiello per unire amore, passione e duro lavoro in un unico piatto. La prima portata è solita prevedere un ricco brodo fatto con il cappone, una carne più morbida e saporita della classica gallina. Oggi, insieme al brodo vengono serviti tortellini o cappelletti ripieni di carne di manzo; nonostante siano di origine bolognese, si suol dire che nella Toscana passata erano soliti servire comunque una pasta fatta a mano,  come dei tagliolini fini o dei maccheroni tagliati a coltello. 

Dopo il primo è l’arrosto a fare da padrone.Il pollo, un tempo, era considerato un piatto di lusso, non come oggi che è a buon mercato, per cui una volta l’arrosto misto veniva servito per un’occasione speciale, come quella delle feste natalizie. In assenza di un pollo ruspante sulla tavola, come variante si usa cucinare la  faraona, se non addirittura qualcosa di più particolare come il tordo o il piccione, entrambi considerati, oggi, una rara delizia toscana insieme ai fegatelli di maiale.

Anche se i contorni sono accompagnatori, non possono di certo mancare : tra i preferiti, vi sono le gustosissime patate arrosto, insaporite con salvia e rosmarino, le quali non sono mai abbastanza, indipendentemente da quante se ne sbuccia!

Dulcis in fundo i veri cambiamenti del menù toscano, nel corso degli anni, sono stati riscontrati proprio nel dessert . Oggi sembra che in ogni parte d’Italia ci sia il solito pandoro e panettone a chiudere l’interminabile pranzo,ma non è sempre stato così.

Un tempo era un lusso permettersi una specialità a fine pasto, perciò le donne di casa preparavo un dolce semplice, ricco di sostanza, con i prodotti del territorio. Oltre al panforte e i ricciarelli senesi, i tipici dolci toscani fanno risaltare gli ingredienti locali. Nel grossetano sono le Vecchierelle ad essere degustare durante la vigilia di Natale: castagne bollite, cariche di calorie per compensare un pranzo solitamente privo di carne; nell’area di Porto Santo Stefano, invece, viene preparato una sorta di pane dolce cotto in forno a cui vengono aggiunti fichi secchi, uvetta, pinoli, noci e mandorle, chiamato Pagnottella di Natale che, solo per il fatto di avere le noci, era considerato un lusso. Nella zona del Monte Amiata, invece, si trova la ricciolina, una specie di dolce con cioccolata, noci e nocciole di ogni tipo, guarnito con meringhe ed altra cioccolata.