Prevenzione e contrasto delle infezioni ospedaliere : occore assumere

In Toscana nel 2015 i centri specializzati per la cura dell’epatite C nelle tre aziende sanitarie (Toscana centro, nord ovest e sud est) e nelle tre aziende ospedaliero universitarie (Careggi, Siena e Pisa) hanno trattato 2.195 pazienti, nel 2016 i pazienti sono stati 2.022, nel 2017, 2.102 (dato al settembre 2017). Il presidente Enrico Rossi ha annoverato la buona riuscita della campagna contro l’epatite C, la quale si sta  avviando verso l’eradicazione. “Quando, anni fa, parlavo di questo obiettivo, erano in pochi a crederci. I nostri dati confermano che, se si vuole, l’epatite C si può eradicare. Ringrazio l’assessore Saccardi e tutto il Dipartimento perché hanno fatto un lavoro egregio. Continueremo su questa strada”. .Per il 2018, i dati, aggiornati a ottobre, dicono che sono stati trattati 3.781 pazienti affetti da epatite C (vedi tabella allegata). L’obiettivo per il 2018 era in realtà di 6.221 pazienti, ma si sta verificando lo strano fenomeno per cui i centri di cura hanno esaurito i pazienti da curare. 

La Regione ha messo a punto un programma di contrasto che coinvolge tutti i professionisti impegnati nella cura e nell’assistenza al paziente, e prevede la costituzione di appositi team in ogni azienda e in ciascun ospedale.  Vi è l’ipotesi di dar vita in collaborazione con l’ Ars (Agenzia Regionale di Sanità), una campagna di screening targhettizzata alla fascia di popolazione più esposta, tramite l’utilizzo di un test salivare (attivo per HCV, cioè l’epatite, e HIV).

A denunciarne la carenza è l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Firenze e Pistoia alla luce dei dati emersi dal centro studi della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche: in Toscana ci sono attualmente 6 infermieri ogni 1000 abitanti, quando la media Europea è di 8,4. Le infezioni ospedaliere sono in costante aumento, in Toscana come nel resto d’Italia e in tutto il mondo. E’ necessario superare ogni frammentazione negli interventi finalizzati alla gestione delle infezioni e al contrasto alle resistenze antimicrobiche ricorrendo ad un approccio innovativo integrato multidisciplinare.

In ogni azienda sanitaria dovrà essere costituita una Unit (Team AID) aziendale multidisciplinare ed interprofessionale, composta da un nucleo ristretto di professionisti altamente qualificati ed esperti nelle seguenti aree: igiene ospedaliera, gestione del rischio clinico, gestione delle infezioni, gestione della sepsi, uso antibiotici, diagnosi microbiologica.

Il team di esperti AID supporta i professionisti della rete aziendale AID sia a livello ospedaliero che territoriale. E’ inoltre previsto un Team AID in ciascun ospedale, e figure di riferimento sia in ambito medico che infermieristico o ostetrico per ciascuna Unità operativa/area di assistenza, sia a livello ospedaliero che territoriale, che operano in rete con il Team AID.

Se la cosa andrà in porto la Toscana sarà la prima regione in assoluto a fare un’iniziativa del genere, che avrebbe anche valenza conoscitiva particolare per l’intera nazione. Si stima che nei centri toscani nei prossimi tre anni potrebbero essere trattati 15.600 pazienti.