Ma in Italia è legale la prostituzione?

(Di Beatrice Taccini)- Il mestiere più antico del mondo. Il più discusso. Il più odiato, e il più amato. Una reale, aggrovigliata e sempre attuale, questione, anche legale. Soprattutto legale.

Si si chiedesse a chi sta leggendo, probabilmente in pochi conoscerebbero la risposta corretta, tante mezze verità e qualche cantonata completa. Ecco la storia recente del lavoro più antico del mondo nel nostro paese.

Passeggiatrici. Puttane. Prostitute. Battone. Squillo. Le Signorine. Innumerevoli i sinonimi a seconda dei contesti e delle varie sfumature che il Mestiere ha assunto con il passare del tempo, diversificandosi, specializzandosi, proprio come tutte le altre professioni.

Tutti sanno cos’è il sex work, pochi hanno davvero un’idea di come la legge italiana lo tratti.

La storia Mestiere nel nostro paese possiamo riassumerla così: tra il 1861 e il 1870 s’è fatta l’Italia ma non gli italiani, allora si tenta almeno di fare le “Signorine” italiane. Con la scusa di proteggere l’esercito dalle malattie veneree, Cavour regolamenta la prostituzione secondo tre principi cardine: registrare, ispezionare, controllare. Le prostitute – che per l’epoca sembrano essere solo e sempre donne – sono viste come biologicamente deviate e il loro lavoro come una “deplorabile necessità”.

Nel 1888, con l’arrivo di Crispi e del suo abolizionismo, si inizia a parlare di difesa del diritto di scelta e del controllo della sessualità maschile. La prostituzione rimane aberrante, ma la domanda che ci si pone ora è: “l’istinto biologico dell’uomo, a cui si deve attribuire la causa della prostituzione, si può controllare tramite l’educazione?”.

All’inizio del ‘900, il problema è un altro: la tratta delle bianche e il conseguente sfruttamento. La questione, evidentemente rimasta nel cuore del governo italiano, diventa co-protagonista della legge Merlin del 1958, quella che ha chiuso le case di tolleranza e che ancora oggi regolamenta il sex work italiano. 60 anni e parecchi ribaltamenti culturali dopo. 

Eccoci all’Italia del 2019: la prostituzione è legale e lo è sempre stata. Un bel sospiro di sollievo per le stimate 90 mila persone che si prostituiscono per le strade assolate del bel paese e che per il Codacons hanno generato un fatturato di 3,9 miliardi di euro, solo nel 2017.

Il nostro sistema attuale riconosce due reati principali, l’induzione e lo sfruttamento, più una serie di illeciti amministrativi collaterali per vie traverse. Tutta la vasta gamma degli atti osceni in luogo pubblico ad esempio, tra questi l’immediatamente correlato sesso all’aria aperta.

Negli anni anche il limite del favoreggiamento si è decisamente ammorbidito: gestire un sito per annunci di escort è completamente legale, a patto che non si intervenga nella ricerca e nel rapporto col cliente.

Nel 2016 persino la Cassazione ha stabilito che chi offre servizi di escorting deve emettere regolare fattura e pagare le tasse, non importa che per il diritto civile il contratto con chi si prostituisce sia nullo. Nessuno adulto responsabile sfugge alla maledizione della partita IVA.

Comunque niente in confronto a paesi in cui il Mestiere, non è solo legale ma anche regolamentato.

L’esempio più famoso è forse l’Olanda con i suoi red light district ad Amsterdam, lì i sex worker oltre a pagare le tasse hanno anche un sindacato.