Vax o No-Vax?

Alla fine del 2018 il Nord Carolina ha affrontato la peggiore epidemia di varicella da quando il vaccino è diventato disponibile in tutto lo stato. Il focolaio si è sviluppato nella Waldorf School di Asheville, un istituto privato di tipo steineriano, cioè basata sulla pedagogia ideata dal filosofo Rudolf Steiner che favorisce il libero apprendimento dei suoi studenti, dando importanza alla natura e alle materie artistiche, ma non ai vaccini.

Nella Waldorf di Asheville, 110 studenti su 152 non rispettano i requisiti d’immunizzazione previsti dalla legge, e grazie a un’esenzione – di motivazione medica o religiosa – non hanno ricevuto il vaccino per la varicella.

Alla fine dello scorso anno, 36 di questi studenti hanno contratto il virus, battendo un record del 1995.

Mal comune mezzo gaudio? Perché il dibattito in Italia è acceso e si consuma nella vita reale come nel magico mondo di internet. Ne discutono gli esponenti dei partiti politici al governo e anche quelli della miriade di gruppi Facebook e associazioni stile massoneria “cerco morbillo zona Roma” che si confrontato su gruppi whatsapp capeggiati da mamme no vax impegnatissime nella ricerca di certificati falsi per dichiarare vaccini mai fatti. Un brusio di news e fake news, dichiarazioni e smentite che procede incessantemente facendo discutere ancora, e ancora.

Una paura quella dei vaccini che si autoalimenta e a cadenze quasi regolati, si aggiorna.

All’inizio dello scorso luglio c’è stata la questione dell’autocertificazione proposta dal ministro della salute Giulia Grillo. Poi sono arrivate alle accuse del Guardian a Lega e M5S, la “coalizione populista” che avrebbe dato una spinta al “piccolo ma agguerrito movimento antivaccinista”.

Ma le cause? Quali sono le tesi antivacciniste su cui si regge la causa no vax?

L’ evergreen è la relazione autismo-vaccinazione, che riguarda soprattutto il trivalente tirato in ballo da Wakefield nel 1998 ma coinvolge anche altri vaccini, accusati di causare ritardi o malattie neurodegenerative. Il ragionamento di fondo è i vaccini che siano “impuri.” Una terza categoria è quella del “sovraccarico vaccinale”: c’è chi sostiene che siano troppi, e che quindi i vaccini dovrebbero essere fatti singolarmente. Questa è un’idea che c’è da sempre, almeno dall’Ottocento, e la si ritrova persino nei leaflets che venivano distribuiti in Inghilterra all’epoca.

All’interno di questa categoria farei poi rientrare l’idea che i vaccini si fanno “troppo presto,” e che quindi si deve aspettare un anno e mezzo o due. È un errore madornale, ovviamente, perché sappiamo che le malattie infettive hanno un’incidenza di mortalità altissima nei bambini piccoli.

Infine, c’è una quarta argomentazione sostenuta anche da chi non è contrario ai vaccini: quella dei grandi interessi delle multinazionali, che a loro volta, restando nel filone del complottismo, ci nascondono pure le reazioni avverse.

Tutte queste tesi sono state smentite, in vie ufficiali, una ad una. Ma la compagine no vax non molla, perché?

Forse perché le notizie false si diffondono con più facilità e meglio delle notizie vere. L’altro motivo è che le teorie del complotto sono più semplici da capire, danno un’idea di “freschezza,” sono interessanti: i dati scientifici sono invece più complessi da analizzare.

C’è anche il fatto che la scienza è contro-intuitiva: noi siamo impermeabili ai dati. E quando abbiamo una credenza di fondo, rifiutiamo tutto ciò che va contro questa credenza.

Pochi ma molto convinti, i no vax. Cercare di fargli comprendere il reale pericolo della questione, difficile ma comunque, è l’unica strada percorribile per tentare di porre fine al movimento: ricorrere alla percezione del pericolo. Non conviene mai insistere sull’efficacia della vaccinazione, ma sui rischi delle malattie infettive.

Per il resto, è consigliabile non contraddire i genitori con quelle che tecnicamente sono chiamate “informazioni correttive,” perché si possono toccare pregiudizi molto radicati che spingono le persone a radicarsi ancora di più.