Cittadini e istituzioni divisi nella guerra ai piccioni

FIRENZE- I piccioni continuano a dividere l’opinione pubblica. C’è chi mette trappole e veleni per ucciderli e chi  invece gli da mangiare e li porta persino dal veterinario.

Da una parte la legge 968 del 1972 li proteggerebbe, impedendone cattura, avvelenamento o uccisione. Dall’altra nel 1993 è stata sancita la non appartenenza del colombo urbano (alias piccione) alla fauna selvatica, il che permette a Province, Comuni e Asl di abbatterli o sterilizzarli per ragioni sanitarie e di tutela del patrimonio storico-artistico.

A dividere cittadini e istituzioni non sono comunque solo i piccioni: un analogo destino spetta ai gabbiani, che negli ultimi anni si sono moltiplicati, e ancora alle nutrie, importate dall’America per ricavarne pellicce e ormai presenti in gran numero sugli argini, dove provocano danni.

Gli enti pubblici hanno usato i metodi più fantasiosi per allontanare i piccioni: dai falchi in carne e ossa alla trasmissione via megafono del loro verso, dalle punte metalliche sui davanzali a particolari profumi.  I piccioni però sono molto adattabili  e non tardano a capire l’inganno.

Ancora più difficile è combattere topi e ratti. Hanno una dinamica sociale che li aiuta: per esempio mandano un ‘assaggiatore’ a provare il cibo e solo se questo sopravvive il resto del branco se ne nutre. Intanto la Lipu ha predisposto vademecum su come allontanare i volatili infestanti, evitando metodi cruenti.