Ti pago la cena con un post

Nosedive- Cauduta Libera. Era questo il titolo di un celebre episodio della serie tv Black Mirror, dove veniva ipotizzata una società in cui ad ogni persona è associato un punteggio “social”, individuato in base alla propria reputazione virtuale e pubblica, e che permette di avere tanti privilegi quanto più alto è il punteggio stesso.

In questo mondo distopico le classi sociali non sono più determinate dal reddito, ma dalla popolarità e dall’approvazione altrui: ogni cittadino è iscritto a un social network dov’è possibile attribuire un voto in stelline (da 1 a 5) al profilo degli altri utenti, influenzandone così la media. Ogni interazione sociale – l’incontro con un vicino di casa, l’acquisto di un prodotto, la conversazione con un collega o amico – viene valutata attraverso quel sistema, e questo genera comportamenti forzatamente cordiali, atti di gentilezza interessata e sorrisi costanti.

La media del punteggio diventa il parametro di valutazione di un individuo e va ad influire profondamente sulla sua vita, favorendolo in ogni cosa, dal noleggio di automobili, alle agevolazioni finanziarie, alle quali per esempio si accede solo con una media di punteggio molto alta.

Futuro ipotetico? O comunque molto lontano. Pare di no.

La catena di sushi bar “This is not a sushi bar” poco tempo fa aveva sperimentato in una delle sue sedi il pagamento in follower di Instagram e ora ha deciso di estendere il sistema a tutti i suoi ristoranti.

Dal debutto nel ristorante di via Lazzaro Papi a Milano, This is not a sushi bar estende la formula agli altri cinque locali già dal 25 gennaio. La decisione è stata presa dopo che, in poco più di tre mesi, i post di 133 influencer, tra i mille e i 50mila follower, hanno raggiunto con i loro contenuti oltre 7 milioni di persone su Instagram.

La tattica ha dato risultati positivi anche sugli incassi e sulle prospettive di crescita. Al +13,4% di fatturato registrato su tutta la catena dopo un mese, si è aggiunto un +7% tra novembre e dicembre e un aumento dello scontrino medio del ristorante in via Lazzaro Papi da 36 a 41 euro. Trend confermato anche nel mese di gennaio, dopo una fase di rallentamento in chiusura di 2018 dovuta al periodo natalizio.

“Sono numeri che abbiamo trovato incoraggianti – spiega Matteo Pittarello, presidente di This is not a sushi bar- e che dimostrano quanto questo esperimento su nuove modalità di pagamento interattive possa trainare l’intera attività”.

La catena di ristoranti milanese è nata nel 2007, per consegnare a domicilio la cucina giapponese con una propria flotta di fattorini. Come filosofia questo brand ha sempre avuto una particolare propensione alla tecnologia e agli approcci digitali. L’ultimo arrivo è un software gestionale sviluppato internamente per l’organizzazione dei punti vendita e per l’analisi di ordini e dati, compresi quelli di chi paga in visibilità attraverso post su Instagram.