5 domande che avremmo sempre voluto fare a un avvocato divorzista

Lo studio di un avvocato divorzista. Un luogo in cui si va a vuotare il sacco davanti a uno sconosciuto sui dettagli più scomodi della propria vita familiare e di coppia.

Lui tiene gli occhiali appoggiati sul naso, silenzioso, un po’ annoiato, abituato. Nell’immaginario collettivo che prende ispirazione da tutti quei film americani dove i due coniugi dicono di volersi distruggere a vicenda ma in realtà si amano ancora, lo studio di un avvocato divorzista è così. E oggi proviamo a non smentirlo. Ce lo immaginiamo seduto a quella scrivania da di legno massello, pronto a rispondere alle 5 domande che avremmo sempre voluto fare a un avvocato divorzista. A rispondere Claudio Sansò, avvocato divorzista, penalista della famiglia, e coordinatore dell’Associazione nazionale degli Avvocati Matrimonialisti Italiani.

Quali sono i motivi più comuni che portano le coppie italiane alla separazione o al divorzio, nella sua esperienza?

Una buona percentuale dipende dall’aver scoperto un tradimento—quello è il motivo classico. Poi, per difficoltà relazionali nella coppia dovute a mancanza di dialogo o di rapporti sessuali. Ho avuto clienti che addirittura non avevano rapporti sessuali da dieci anni. Questi sono i motivi principali. Ci sono anche casi in cui le famiglie rimangono unite perché hanno figli piccoli, e decidono di separarsi in seguito. In quel caso, magari si metabolizza meglio la separazione. Quando invece c’è la scoperta di un tradimento si creano situazioni drammatiche, in cui a volte i figli diventano motivo di ripicca e vendetta nei confronti del partner.

Quali sono i casi più strani che le sono capitati?
Mi è capitato di dover separare coppie vicine agli 80 anni. Ma casi particolari ce ne sono tantissimi: dalla moglie che scopre che il marito stava con un parente, al marito che torna dal viaggio di nozze e si separa immediatamente, fino alla coppia che non ha mai consumato il rapporto matrimoniale e decide di separarsi.

Quanto costa in media divorziare?
Considerando anche le richieste che possono fare gli altri colleghi—non parlo solo della mia—diciamo che ho saputo anche di separazioni consensuali costate tra i 500 e i 1000 euro e di separazioni giudiziali che oscillavano tra i 1000 e i 20.000 euro. Quindi è difficile fare una stima.

Diciamo che per una separazione consensuale, in media, la forbice è tra i 1000 e i 3000 euro. Per la separazione giudiziale, tra i 5000 e i 7000. Poi ci sono anche punte di 20-30.000, dipende da chi vai a separare, dai patrimoni coinvolti.

Divorzi e separazioni sono in crescita: consiglierebbe la sua carriera a dei giovani avvocati?
Questo non glielo so dire. È una professione che non va improvvisata, qui non è un fatto di conoscere la normativa, ma di avere esperienza nel trattare le diverse situazioni che ci si pongono di fronte. Quindi: valutare se sia opportuno fare una denuncia, o presentare un ricorso, o dialogare a lungo con il collega e trovare una soluzione mediale. Potrebbe essere un ramo in cui tuffarsi, ma non è comunque uno tra i più remunerativi. Soprattutto quando si separano coppie ordinarie, è difficile strappare parcelle elevate.

In definitiva, che cosa pensa di aver imparato dal suo lavoro sulle relazioni sentimentali?
Che la relazione più importante, a livello sentimentale, è quella con i figli. È la relazione che va coltivata al massimo e che in qualsiasi situazione una persona si possa trovare, quelli che vanno sempre tutelati sono i bambini. Poi, se stai bene con la compagna o il compagno ben venga, ed è giusto dedicarsi anche a quella relazione. Anche per il bene dei figli stessi, per i quali è fondamentale vivere in una situazione in cui ci sia amore e reciproco rispetto. Secondo me, è giusto coltivare gli affetti, i sentimenti, l’amore, cercare di aggiungere al matrimonio, o alla convivenza, ma sempre quando si è consapevoli che quella persona è quella giusta—almeno al 50 o 60 percento, diciamo.