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42° Premio Satira Politica, i premi alla tunisina Nadia Khiari e alla rivista Mongolia

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FORTE DEI MARMI – Nadia Khiari  è una fumettista tunisina, pittrice e insegnante di Belle Arti nonché direttrice di una galleria d’arte a Tunisi.  Il 13 gennaio 2011, durante la primavera araba e dopo l’ultimo discorso di Ben Ali, ha ideato il Gatto “Willis di Tunisi”, un modo per condividere i suoi pensieri e le sue emozioni sulla difficile situazione storica dei tunisini. E’ stato subito un grande successo. Con un umorismo beffardo, il gatto graffia la cronaca quotidiana consentendo alla disegnatrice la possibilità di difendere la libertà di espressione e di poter criticare finalmente il governo. La disegnatrice pensa che questo sia solo l’inizio di un risveglio delle coscienze, poiché il popolo tunisino deve ancora imparare cosa significa “democrazia” e dopo 50 anni di dittatura non è semplice. E’ convinta che si debba ancora imparare cosa significa libertà di parola e di pensiero, e che le donne soprattutto debbano riuscire a conquistare la libertà anche all’interno della propria famiglia.

La sua pagina Facebook, Willis from Tunis, oggi conta ben ventimila fans.  Grazie a questo exploit Nadia Khiari nel mese di aprile 2012 ha ricevuto il Premio Honoré Daumier al secondo meeting internazionale di Cartooning for Peace di Caen (Francia).

Nel settembre del 2013 è stata anche insignita del titolo di Dottore Honoris Causa presso l’Università di Liegi per il suo impegno per la libertà di espressione.

iMongolia, rivista mensile satirica spagnola, non ha riguardi nemmeno per il re né per la Infanta Cristina, ma soprattutto se la prende con i prelati, i politici e i protagonisti della finanza. Una satira che piace, tanto che questo mensile sta diventando un piccolo caso editoriale.

Nessuna pubblicità, solo il passaparola. E funziona: 25 mila copie vendute in edicola. Il numero che ha avuto più successo ha superato le 40 mila. Al costo di tre euro. Un obbiettivo: «Far aprire gli occhi agli spagnoli su quello che sta accadendo. Diamo spazio a notizie che non pubblica nessuno, parliamo dei nostri problemi cercando di strappare anche un sorriso». Una sorta di «atto di resistenza per far capire a chi ci governa che non siamo stupidi», spiegano i sei redattori che lavorano al mensile.                  

Tra satira e informazione – Quella di Mongolia è un’allegria contagiosa. E sfata una sorta di tabù: si può ridere della crisi. Vignette, fotomontaggi, persino un gioco del Monopoli, raccontano mese per mese la situazione. Tra scandali e inchieste. E battute irriverenti: «A Valencia abbiamo dieci consiglieri indagati. Stavamo pensando di sfidare a calcetto i colleghi della Regione Lombardia, sarebbe una grande partita».

Nessuno delle persone che lavora alla rivista è giornalista. «L’idea è nata a marzo 2011, il primo numero l’abbiamo pubblicato l’anno successivo. Abbiamo un editore che fa l’avvocato penalista. Meno male, altrimenti ci avrebbero già fatto chiudere». Ma perché Mongolia? «Prende il nome dal Paese che ha determinato, con il suo voto all’Onu, l’entrata della Spagna alle Nazioni Unite». Neanche a dirlo, una presa in giro.

La Giuria del Premio Satira: Roberto Bernabò, Filippo Ceccarelli, Pasquale Chessa, Pino Corrias, Beppe Cottafavi, Serena Dandini, Massimo Gramellini, Bruno Manfellotto, Giovanni Nardi, Cinzia Bibolotti, Franco A. Calotti.

 

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