Tragedie come quella del Moby Prince purtroppo non smettono mai di far parlare di sè, a maggior ragione se come in questo caso i punti interrogativi sono ancora molti. Per cercare di fra chiarezza sui drammatici fatti risalenti al 10 aprile del 1991 è stata quindi istituita un’apposita Commissione d’inchiesta parlamentare, riunitasi proprio ieri a Roma.
A parlare in occasione di questa ultima seduta della Commissione è stato l’armatore Vincenzo Onorato, il quale ha ricostruito le prime ore successive alla collisione fra il traghetto e la petroliera Agip Abruzzo.
Secondo l’armatore le tesi dell’errore umano e della presenza di nebbia fitta furono frutto di un preciso indirizzo comunicativo stabilito il mattino successivo al disastro, durante un vertice a porte chiuse tra l’allora ministro della Marina Mercantile, Calogero Vizzini, e il comandante del porto di Livorno, Sergio Albanese.
Onorato ha infatti ribadito con fermezza che l’incidente non sia da attribuire all’inesperienza o a qualche tipo di errore da parte dell’equipaggio del traghetto. “Il comandante del Moby Prince, Ugo Chessa, era uomo di una scrupolosità e rigidità assolute. Per un marinaio con la sua esperienza, la nebbia non poteva rappresentare la causa della collisione” ha sottolineato l’armatore.
“L’idea che la nave uscisse dal porto e andasse a collidere a sole 2.7 miglia contro la petroliera era tecnicamente impossibile senza un fattore esterno – ha proseguito Onorato -. Tutta la storia processuale è stata inquinata e indirizzata dal fatto che Vizzini e Albanese dettarono subito la sentenza: nebbia ed errore umano”.
Interessante soprattutto il collegamento fatto da Onorato in merito al rinvenimento di tracce di esplosivo sulla prua della nave e sulla presenza quella sera di imbarcazioni militari e mercantili non identificate nella rada labronica.
“Se c’era una bomba ed è saltata la prua – ha infatti ipotizzato l’armatore – sul ponte di comando potrebbero non aver compreso immediatamente la natura del danno. In caso di avaria improvvisa la procedura prevede l’accostata a dritta, ed è così che l’imbarcazione potrebbe essere finita contro l’Agip Abruzzo. C’era la guerra nel Golfo e navi non identificate in rada: non si può escludere l’ipotesi di un attentato”.



