Paura no, necessità di investimenti mirati sì. L’ennesima rapina, stavolta a mano armata, avvenuta poco dopo mezzogiorno venerdì 30 ottobre nel centro di Forte dei Marmi, ha lasciato un po’ il segno nei commercianti locali che tornano a chiedere investimenti nell’ambito della sicurezza all’amministrazione comunale. Tra questi, Luca Morini della gioielleria Morini in via Carducci.
“Il paese in generale non è percepito come non sicuro – chiarisce Morini – non c’è una sensazione di incertezza. Quello che però c’è, e si ‘stacca’ dalla rapina, è relativa alla percezione nei periodi estivi in merito a portare orologi di un certo tipo o per i furti nelle case. Una percezione amplificata dalla cronaca che deriva anche dal fatto che Forte dei Marmi è come una bella donna che fa sempre notizia, quindi ogni cosa che accade è amplificata”.
Da parte dell’amministrazione si era parlato anche di troppa ostentazione. “Visto che facciamo spendere migliaia e migliaia di euro anche solo per una notte – osserva Morini – se una persona si sente sè stessa ostentando un Daytona d’oro, questa lo deve poter portare. Se vuoi essere un certo tipo di paese, devi garantire anche un certo tipo di servizio. Fare sicurezza come viene fatta ora non basta. Bisogna migliorare la sicurezza effettiva. Se ci limitiamo a dire che i furti son calati, perché magari la gente nemmeno denuncia, o a dare la colpa una volta al prefetto e l’altra alle leggi senza mai una presa di responsabilità, si va da poche parti. Abbiamo milioni e milioni di euro di disavanzo, vanno investiti in sicurezza che rappresenta la salute. E non sono le telecamere la soluzione, si deve intervenire col controllo sociale in modo allineato con Forte dei Marmi”.
Morini ricorda quindi il progetto che aveva presentato in maniera interassociativa insieme ad altri commercianti, cittadini, albergatori e balneari. “Avevamo lavorato insieme per studiare un progetto – ricorda Morini – che prevedesse guardie, o per meglio dire custodi non armati, che addestrati in collaborazione con le forze dell’ordine facessero da sentinelle sul territorio. Era un progetto sicuramente costoso ma sostenibile per Forte dei Marmi. Quello che invece è stato approvato è una cosa molto diversa”.
Il progetto interassociativo iniziale infatti fu bocciato. “L’accusa che ci fecero – spiega Morini – era che il custode non può intervenire e non può essere armato. E ne siamo molto consapevoli, non vogliamo mettere degli sceriffi in una strada. La nostra richiesta era trovare degli istituti di vigilanza con cui collaborare fin dalla fine della stagione, per avere poi delle persone capaci di identificare il tipo d’orologio, agire nelle zone più sensibili, fare un controllo H24 e in collegamento con le forze dell’ordine. Persone che via via conoscessero sempre più il territorio e chi ci gira. Perché se il malintenzionato sa di essere osservato e di avere l’attenzione su di sé, viene disincentivato ad agire. Non azzera il problema, perché non si può pensare di azzerare, però sarebbe, per fare un esempio, come se giocassi a nascondino e invece di 1 persona ne ho 10 che mi cercano. È diverso”.
“Ci vogliono investimenti mirati – prosegue Morini – L’aumento di agenti della polizia locale è un’altra cosa. Parliamo di un organo amministrativo che ha tante funzioni e non può creare ad hoc uno strumento che la vigilanza privata può permettersi di fare. Ci vuole di prendere persone con determinate specifiche per fare un servizio mirato. Limitarsi a mettere delle guardie da lasciare sul pontile per far vedere che hai fatto qualcosa a livello politico e la macchina è ferma, non basta. Bisogna fare sicurezza con interventi mirati, altrimenti non si va da nessuna parte”.



