Giovani professionisti e Partita Iva: perché è importante non svendere le proprie competenze

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C’è crisi. Da quanto tempo ce lo sentiamo dire? Da quanto tempo lo diciamo? Troppo, davvero troppo.

“Il numero di giovani disoccupati, pari a 729 mila, cresce del 2,5% nell’ultimo mese (+18 mila) e del 9,4% rispetto a dodici mesi prima (+63 mila)”. Questo è quanto rileva l’ISTAT nell’ultima indagine sull’occupazione, pubblicata pochi giorni fa e che fa riferimento al mese di Novembre 2014.

“Nessuno assume più…”: ecco una delle tante frasi che si sentono in giro. Beh, forse non è vero. Forse, vuoi per il sistema fiscale o vuoi per meccanismi perversi, le persone lavorano. A caro prezzo. Il che non vuol dire che si fanno pagare tanto. Il contrario: per lavorare si accettano condizioni assurde, come incarichi full-time travestiti da stage formativi, lavori a monocommittenza ripagati con “rimborsi spese” di 500 euro. E chi è a pagare di più? I giovani, e ancor di più i giovani professionisti, costretti ad aprire una partita iva perché magari si supera, di pochissimo, il limite dei 5000 euro LORDI ALL’ANNO. Aprono una partita iva e sono liberi professionisti, ma poi in realtà si trovano a fare i dipendenti full-time, per un unico committente, senza però alcun vantaggio del lavoratore dipendente. No ferie, no malattia, no liquidazione, no tredicesima…. Essi devono fare i conti con un sistema fiscale su cui anche il Premier Renzi ha detto che va aggiustato il tiro.

E poi, l’altro dramma: l’effetto domino dello “svendiamoci”. Questo riguarda soprattutto l’ambito della Comunicazione, in particolare della Comunicazione online. Tutti si sentono di poterlo fare. In fin dei conti che cosa ci vuole a postare qualcosa su facebook, su twitter, a gestire un blog o a mandare un comunicatello ai giornali, una mail? Bene: non è così. Ci sono delle regole da seguire: dal non mandare un comunicato stampa in pdf con immagini all’interno del documento stesso, al saper scrivere contenuti, fino alla gestione delle campagne pubblicitarie online. Spesso però tali competenze sembrano essere invisibili, e allora i committenti si affidano a dei giovani che, anche giustamente, si prestano, come stagisti. Risultato: chi una professionalità ce l’ha, per essere sul mercato, si svende, dovendo poi andare a versare tutto ciò che guadagna in tasse. E’ importante fermare questo meccanismo: la professionalità si paga, la Comunicazione è necessaria, tanto quanto la fase di produzione. C’è scritto anche sui libri: 100 per produrre, 300 per promuovere. Non svendersi deve essere la regola, così come la libera professione deve essere realmente diversa dal lavoro dipendente, in quanto ha, se vogliamo, dei vantaggi (e tanti contro…): l’autonomia e la conseguente possibilità di offrire le proprie competenze a più committenti. Può essere un rischio pensarla così, ma è forse l’unico modo per cambiare qualcosa.

11221347_924803570927941_3292036563822202568_nAntonella Criscuolo
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