Lavoro: la fortuna e l’onore di fare la gavetta

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Fare la gavetta è un vera fortuna, oltre che un onore. Fare la gavetta ti salva e ti allontana da quegli errori che potrebbero portare gli altri a definirti “imbarazzante”. E’ vero, gli errori si commettono lo stesso, ma a volte ci troviamo di fronte ad azioni imperdonabili, che testimoniano una carenza di formazione, la mancanza di esperienza.

Chi salta le tappe può sembrarci avvantaggiato, ma il tempo ci svela che non è così. Chi ricopre un ruolo direttivo, senza partire dal basso, non sarà in grado di dirigere, perché non è mai stato diretto. La regola è la stessa di quella che si applica nel marketing: per promuovere dobbiamo pensare come il nostro potenziale cliente. Allo stesso tempo, per coordinare, dobbiamo sapere quali sono i compiti che dovranno svolgere coloro che si devono coordinare. Sapere quali sono le difficoltà, le esigenze, anche in termini di tempi, di coloro che lavorano con e per noi. Errore molto comune tra gli improvvisati manager, amministratori e direttori, è quello di pensare che tutto si possa mischiare, sempre con un’unica mission: risparmiare. E così chi si dovrebbe occupare di comunicazione finisce a fare amministrazione. O viceversa, perché la domanda che in molti si fanno è: “ma perché, comunicare è una professione?”. Ci sono casi in cui chi si occupa della segreteria, finisce a fare una traduzione. Un po’ come se si chiedesse al responsabile di sala di un ristorante di fare la pizza quando il pizzaiolo è assente. Risultato: il caos.

Per questo dobbiamo ritenerci fortunati quando possiamo partire dal basso. Impariamo a fare, con umiltà, le cose più semplici per poi passare allo step successivo e a quello ancora dopo.  A tutti i livelli, quando ci si trova a dover svolgere ad un nuovo compito, è necessaria la formazione. Non bisogna avere la presunzione di saper fare. Riconoscere di aver bisogno di imparare è un atto di coraggio, è un’opportunità. E soprattutto non bisogna provare invidia per i “nominati”. Sì, è vero: partono dall’alto, ma poi finiranno in basso. L’esperienza insegna.

AntoAntonella Criscuolo
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1 comment

  1. Simone 24 gennaio, 2016 at 16:03 Rispondi

    Articolo pieno di buon senso, ho 43 anni e del mio personale bagaglio culturale l’ umiltà ed il sacrificio sono senza dubbio al primo posto……..se non si cresce attraverso questi valori non sia raggiungeranno mai grandi mete…….

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