Storia di un’odissea col CUP. Prenotare una visita medica è un’impresa, mesi di attesa non sono “un’eccellenza”

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di Antonella Criscuolo – Prenotare una visita medica è diventata un’impresa epica. Quella che dovrebbe essere un’eccellenza, un vanto della nostra Regione – a detta orgogliosa del Presidente Enrico Rossi – è diventata una vergogna. Non si potrebbe definire altrimenti. Racconto le vicissitudini che mi sono capitate oggi, non perché le mie siano più importanti di quelle degli altri o perché sia la prima volta che mi trovo di fronte ad assurdità del genere. Le racconto perché non è giusto, per tutti, dover subire l’inefficienza di un Sistema Sanitario a cui abbiamo l’obbligo di contribuire. Pur essendo praticamente costretti ad optare per un sistema privato o per la Libera Professione. Specialmente in un’epoca in cui abbiamo finalmente acquisito la consapevolezza che la prevenzione è tutto. Di solito sto zitta, ringrazio, e provvedo in altro modo. Ma stamattina mi sono proprio sentita presa in giro.

La storia è questa. Dovevo prenotare due visite. Ho chiamato il CUP, Centro Unico di Prenotazione. Mi risponde la solita voce registrata, che, in poche parole comunica: “Ci dispiace per i tempi lungi di attesa, se volete potete anche prenotare all’indirizzo e-mail cup@usl12.toscana.it“. Perfetto. Decido di optare per la mail, anche perché la telefonata si era chiusa automaticamente. La scrivo dettagliatamente, perché, avendo rispetto del lavoro altrui, penso che se sono precisa facciamo tutti prima. Metto codice fiscale, numero dell’impegnativa etc etc. Invio. Mi arriva una risposta automatica:

“Questa è una risposta automatica.

Buongiorno, si avvisa l’utenza che il servizio di PRENOTAZIONE via email è temporaneamente sospeso per motivi tecnici. Rimane attivo solo il servizio di DISDETTA. Per le prenotazioni rivolgersi ai punti CUP sul territorio o per telefono al nr. 0584605200. L’elenco dei punti CUP è disponibile sul sito aziendale all’indirizzo http://www.usl12.toscana.it/cup/ 

Grazie”.

Rimango un po’ basita. Vengo a sapere che i “motivi tecnici” durano almeno da un mese.

Ottimo.

Opto quindi per telefonare nuovamente, non posso recarmi presso un “punto CUP” (e meno male che non l’ho fatto). Una telefonata di 46 minuti, di cui il 95% con la musichetta in attesa.

Mi risponde finalmente un’addetta.

Tra varie nuove attese, ricerche e richieste di consultazioni con i colleghi mi viene data un’opzione, per la prima visita (vi anticipo che alla seconda non ci siamo nemmeno arrivati).

Il 19 dicembre.

“Va bene, farò in altro modo, come sempre del resto”, dico.

“No signora, non ho finito”, mi sento dire. “Al  Versilia non c’è posto, dovrebbe andare a Pontremoli”.

“Eh no”, dico io, “a Pontremoli, che ci vada il signor Enrico Rossi!”.

“Ah signora, un’ultima cosa: fate cambiare il messaggio del centralino!”.

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