La sua pratica narra di connessioni, le sue opere, in pesante marmo, parlano il linguaggio etereo della metafisica. L’artista armeno – ma da tempo residente in Toscana – Mikayel Ohanjanyan inaugura stasera alle 18 al mudaC, museo delle arti di Carrara, la mostra “Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind”, a cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian di Atamian Hovsepian Curatorial Practice, piattaforma curatoriale con base a New York.
Fino al 30 agosto sono allestite cinque sculture in marmo dell’artista, concepite come un’unica monumentale installazione. Al centro del lavoro, di grande impatto, i legami intesi come connessione, memoria storica e resilienza. Le cinque opere sono state pensate appositamente per questa occasione, che celebra il legame dell’artista con la città di Carrara in cui ha stabilito il proprio studio e che è gemellata con la sua città di origine, Yerevan.
Poderosi blocchi di marmo sono accoppiati e connessi da cavi in acciaio inox che si aggrappano alla pietra come a carne viva, incidendone la superficie. Metafora dell’interdipendenza tra le cose, che appaiono solidamente separate ma sono in verità tutte profondamente connesse, le opere alludono alla condizione umana e alle strutture invisibili che ci rendono interdipendenti e ci mettono in relazione. Come hanno commentato i curatori, “Il linguaggio di Ohanjanyan è al tempo stesso profondamente radicato e universale. Siamo onorati di presentare il suo lavoro in una città e in un’istituzione di così alto valore storico”.
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