Alla scuola del Frasso di Querceta gli alunni coltivano il ‘trentolino’ per AmatAfrica

QUERCETA (Lu) – Gli alunni coltivano mais e un pezzo del loro futuro. Coltivare semi locali per far crescere un mondo migliore, all’insegna del buon cibo, della cura dell’ambiente e della solidarietà. È partito anche quest’anno il progetto Trentolino di AmatAfrica che ha coinvolto gli alunni della scuola elementare Gianni Rodari del Frasso di Querceta nella semina di una varietà pregiata di mais a rischio di estinzione coltivata unicamente nei comuni di Seravezza, Pietrasanta e Forte dei Marmi. Si tratta a tutti gli effetti di un importante recupero di un patrimonio genetico del passato a rischio di estinzione, per gettare le basi di un modo più sostenibile e remunerativo di fare agricoltura in Versilia, grazie a una rete crescente di cittadini attenti alle tematiche della biodiversità e della salute e per questo ben disposte a scegliere prodotti locali e dal profilo nutrizionale superiore. Le sementi sono state recuperate grazie ai coltivatori custodi della piana di Querceta che hanno permesso di registrare il mais come varietà da conservazione nel registro regionale, grazie all’interessamento del Molino Angeli e del Dipartimento d’Agraria dell’Università di Pisa.
La semina del 2019 è avvenuta alla fine dell’anno scolastico, con il coinvolgimento di tutte le classi della scuola, nel campo confinante con il cortile , grazie alla disponibilità della signora Gloria e al sostegno di coltivatori locali Nilo Ulivi e Umberto Foffa che hanno fornito i mezzi e la manodopera per la lavorazione del terreno. Gli alunni e i maestri hanno festeggiato l’evento con canti propiziatori alla presenza del parroco Don Hermes della Cappella di Seravezza, ripristinando l’antico uso di benedire i campi e le sementi prima della semina. Il Trentolino è una varietà di granturco precoce a granella vitrea particormente adatta alla polenta, al contrario di gran parte del mais, che oggi è coltivato per l’alimentazione del bestiame. Non ci sono notizie della presenza della coltura di questa varietà in altre zone italiane. Si tratta tuttavia di un cultivar rischio di estinzione, per via dello scarso numero di agricoltori che lo coltivano e dall’elevato grado di allogamia tipica dei mais, molto suscettibile agli incroci. Si è dimostrato meno suscettibile alla formazione di aflatossine e alle malattie, non richiedendo l’uso di pesticidi. La raccoltà del mais avverrà al rientro degli alunni a scuola nel mese di settembre, rigorosamente a mano, per poi procedere alla macinazione a pietra nel mulino locale di Ulivi Anna a Querceta. I proventi ricavati dalla vendita del prodotto serviranno per finanziare il progetto AmatAfrica, attivo in Rwanda nella costruzione di infrastrutture a sostegno della popolazione locale.