Allarme WWF: orso polare e leone africano rischiano l’estinzione

I dati emersi dal recente Living Planet Report 2018, la ricerca che il WWF redige ogni due anni per monitorare le condizioni della biodiversità globale, sono a dir poco allarmanti. Innanzitutto, continuano a giungere segnali negativi dagli ecosistemi della Terra, poiché in appena 50 anni sarebbe scomparso ben più del 20% della superficie della foresta dell’Amazzonia e, al contempo, dagli ambienti marini sarebbero spariti circa la metà dei coralli solo negli ultimi 30 anni.

Per quanto riguarda il mondo animale, sono decisamente drammatici i dati relativi al Re dei Ghiacci, l’orso polare. Il maestoso animale, infatti, è letteralmente falcidiato dallo scioglimento dei ghiacciai e dal conseguente celere mutamento del suo habitat. Secondo gli esperti, se la situazione non dovesse subire una rapida inversione di tendenza, questi magnifici mammiferi potrebbero addirittura sparire per sempre, con il 30% della popolazione che si rischia di perdere nel breve giro di soli 35 anni.

Giudicato a rischio anche il leone africano, con un drastico calo della specie che, in appena cento anni, ha portato il numero di animali a crollare da 200mila ai 20mila circa che sono stati individuati oggi. Ancora grave la situazione dell’elefante di foresta che ha perduto ben il 70% della popolazione totale. In questo caso, però, un barlume di speranza c’è: il Wwf ha sottolineato infatti l’importanza dell’introduzione in Cina del divieto di commercio dell’avorio domestico, provvedimento già approvato in precedenza anche da Paesi Bassi e Gran Bretagna.

Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia, si è dichiarata insoddisfatta riguardo ai dati emersi “soprattutto perché dimostrano lo scarso impegno nell’attuale politiche concrete per frenare i cambiamenti climatici e tutelare la biodiversità”, ha spiegato al Corriere della Sera. Sembra, effettivamente, che nemmeno l’allarme lanciato dall’ultimo rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) sia riuscito a smuovere le coscienze delle istituzioni dei vari Paesi del pianeta, i quali non hanno avviato quelle misure su gestione di energia, suoli, costruzioni, città e trasporti che ci si attendeva dopo la grave relazione sui mutamenti climatici.

Pochi i dati incoraggianti, ma si evidenziano, in particolare, le buone notizie per la tigre, che sta beneficiando di una serie di interventi atti alla conservazione della specie e che, per la prima volta nell’ultimo secolo, ha fatto segnare un netto aumento di esemplari, passando dai 3.200 del 2010 ai quasi 3.900 attuali. Soprattutto in Nepal ad oggi si sarebbe vicini al confortante traguardo del raddoppio della popolazione. In crescita anche gli esemplari di gorilla di montagna e balenottera comune, definitivamente rimossa dalla categoria ‘minaccia’ per essere inserita in quella ‘vulnerabile’.