Alluvione di Firenze: in azione pure bagnini con pattini. Da Viareggio per salvare anziani

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FIRENZE -Tra quanti corsero in aiuto della popolazione fiorentina alluvionata ci furono anche i bagnini di Viareggio con i loro pattini. Tra questi Graziano Giannessi, oggi titolare del bagno Nettuno in Passeggiata a Viareggio, che ‘replicò’ le gesta del padre Oreste, fondatore dello stabilimento balneare di famiglia. Partì in pullman insieme ad altri colleghi, vi rimase nove giorni. Con loro arrivarono anche una quindicina di pattini.
“E’ una esperienza che ho ancora ben impressa nella mia mente – dice Giannessi -, mio padre Oreste era stato tra i volontari ad accorrere in occasione dell’alluvione del Polesine. Quando anch’io mi sono trovato ad affrontare una esperienza simile a distanza di anni, mi sono venuti alla mente i racconti che mi faceva spesso mio padre. Inizialmente siamo stati a Poggio a Caiano: il nostro compito era quello di assister le persone anziane, che con i patini era più sicuro trasportare, ci occupavamo anche di portare viveri di prima necessità. In quell’occasione non essendoci come ora i telefonini cellulari, comunicavamo attraverso le radio. Poi ricordo che una sera mentre stavamo aiutando una signora ad uscire dalla propria abitazione ci dissero che dovevamo trasferirci a Firenze: c’era bisogno di noi alla Procura che era allagata. Il pattino era certamente il mezzo più pratico per gli spostamenti in quanto anche negli spazi stretti riusciva a muoversi senza eccessivi problemi. Dovevamo avere l’accortezza quando eravamo vicino alle abitazioni di legarlo con una corda, a una finestra se c’era o ad una porta, in modo che rimanesse fermo, evitando che potessero esserci dei problemi quando facevamo salire a bordo le persone che aiutavamo ad uscire di casa. Con noi c’erano anche altri volontari da Viareggio che accorsero per portare aiuto alle tante persone che si trovarono senza più nulla”.
Tra gli altri che parteciparono ai soccorsi dalla Versilia anche Emiliano Favilla, poi consigliere provinciale a Lucca, all’epoca anche lui bagnino ma che arrivò a Firenze con un gruppo di volontari partito dalla Versilia per portare viveri alimentari ed altri generi di prima necessità. “Appena si riuscì di raccogliere quello da portare via partimmo – dice Favilla -, ci trovammo di fronte ad immagini che ancora oggi ho nitide davanti agli occhi. Tra le cose che mi colpirono la generosità di tanti giovani che non si sono tirati indietro di fronte ad una simile tragedia”.

( fonte: ANSA )

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