AmatAfrica al via: anche quest’anno il Rwanda aspetta i volontari Moschettieri della solidarietà

I volontari di AmatAfrica anche quest’anno ripartono per il Rwanda per compiere la loro missione di solidarietà concreta, fatta di mattoni (costruzione di acquedotti, scuole, alloggi per la missione, muri di sostegno, nuove fognature e altro), medicinali, opportunità di lavoro retribuito, sostegno di studenti di diverse fasce di età e tanto altro… e come ogni anno sia i bambini che le loro famiglie povere, durante il periodo di soggiorno dei volontari, potranno avere un aiuto concreto in più, perché i volontari non si limitano a seguire i grandi progetti, ma ascoltano le piccole necessità della gente e riescono spesso a risolvere problemi che loro, non avendo nulla, non riescono ad affrontare (come comprare una protesi per chi è privo di un arto, o una scarpa rialzata che ha permesso ad una ragazza claudicante di camminare e così via). I volontari porteranno anche piccoli utensili per migliorare la produzione degli artigiani locali, del materiale didattico, vestiti e, perché no, qualche cappellino per i più piccoli.

Un saluto alle famiglie e via, si vola sulle ali della generosità e dell’altruismo verso un mondo povero e disagiato dove ad attenderli, impazienti, ci sono tanti bambini poco fortunati, ma con grandi occhi e bellissimi sorrisi.
La partenza è prevista per lunedì 21 gennaio, giorno di inizio di una nuova avventura per il gruppo di AmatAfrica, orfano della sua fondatrice Sara, volata in cielo da poco tempo, presente ancora su questa terra nel cuore di tutti i suoi collaboratori. Al suo posto in Rwanda ci sarà sua sorella con tutta la famiglia. Non per prendere il posto di Sara, ma per proseguire il suo straordinario lavoro, che ha portato a traguardi insperati.

Infatti, come racconta l’altro Fondatore di AmatAfrica Luca Lorenzi (marito di Sara), nei villaggi situati sulle colline di Cyeza e Mura vi sono stati notevoli progressi e oggi Cyeza e Mura sono considerate un modello da imitare, poiché AmatAfrica è riuscita a portarvi corrente elettrica, acqua potabile e soprattutto la possibilità di studiare. Nel resto del paese (formato per lo più da colline) queste comodità per noi così scontate purtroppo mancano ancora. Una cosa di cui Luca è particolarmente orgoglioso è quella di aver costruito una sorta di sistema scolastico, per cui i ragazzi adesso possono seguire un ciclo di studi completo, dalla materna all’università. L’istruzione è sicuramente uno degli strumenti più forti per ridurre la povertà. La popolazione ha capito che i volontari non portano denaro o modelli occidentali da imporre, ma progetti da sviluppare insieme: scuole, ospedali, strade, acquedotti ecc.
Ci spiega Luca: “Ci rechiamo in Africa una volta l’anno e ogni volta facciamo il punto della situazione, tirando le somme su cosa è stato fatto e pianificando cosa ci sarà da fare, lavorando naturalmente di concetto con la popolazione del posto. Quest’anno ci concentreremo sull’ampliamento della scuola dei mestieri, uno dei progetti più importanti di AmatAfrica, così che i giovani del posto potranno abbinare il lavoro allo studio. Vorremmo insomma istruire e allo stesso tempo insegnare loro un vero e proprio mestiere, in modo da valorizzare sia le menti che le mani di questi ragazzi. Ci siamo resi conto che avevano voglia di fare e di imparare un mestiere concreto, che potesse dar loro frutti anche in termini economici; ecco perché il progetto prevede vari indirizzi: elettricista, falegname, sarto, idraulico, parrucchiere ecc.”

Inoltre in cantiere ci sono tanti altri obbiettivi: l’attivazione di un grande acquedotto nella zona della scuola di Mbare, un’altra collina molto abitata, dove anche lì operano le nostre suore (Oblate del Santo Spirito), ampliare e arredare un distretto sanitario dove ogni giorno vaccinare e curare tantissimi bambini. Ma in particolare quest’anno sarà necessario dare ascolto alle innumerevoli richieste di tante famiglie povere e poverissime che hanno subito enormi danni alle loro capanne a causa degli uragani che si sono recentemente abbattuti nella zona. A loro cercheranno di orientare qualche risorsa concreta per ricostruire abitazioni senza comodità ma almeno sicure, resistenti alle intemperie.
Con tanti grandi progetti si avviano verso il Rwanda i veterani dell’ Africa, in primo luogo, l’ormai leggendario Bellacci Roberto e Giannini Sabrina (Lunigiana) Padre Luca, la figlia Alice Giulia e Simonini Giorgio (Garfagnana) Albanese Mario (Prato) Vagli Vitaliano e Volpe Elisabetta (Versilia) ma sono pronti all’avventura anche tanti nuovi volontari che per la prima volta andranno a vedere con i loro occhi questa realtà lontana e tutti sapranno dare un grande contributo a una causa così importante.
Uno dei loro modelli, da imitare per impegno e tenacia, è sicuramente “Scelba” (Roberto Bellacci). Infatti, se fosse possibile eleggere il “volontario perfetto”, senza dubbio voterebbero tutti per lui. Scelba, una volta adempiuti i propri compiti di esemplare marito e abile e probo elettricista, mette a disposizione il suo tempo e le sue capacità per gli altri, per la comunità di appartenenza o per l’umanità intera, non fa differenza, il tutto in modo disinteressato e gratuito, andando al di là dei propri interessi economici. Recentemente in Rwanda ha fatto sì che Alexander, un uomo privo di gambe, tornasse a camminare grazie a delle protesi nuovissime! Poi ha adottato a distanza suo figlio, mostrando la stessa dedizione con cui si prodiga a favore dei bambini e degli adolescenti della Missione di Cyeza , dove, ricordandosi del suo passato di sportivo, prima come ottimo giocatore poi come promettente allenatore di calcio, favorisce ed organizza attività sportive e di svago, insegnando a quei ragazzi il gioco del calcio, giocandoci assieme, aiutandoli a crescere, a sviluppare le abilità, a relazionarsi con gli altri…. e non importa se non nasceranno dei nuovi “Messi” o dei “Cristiano Ronaldo”, l’importante è che con il tempo imparino ad essere indipendenti ed avere nuove prospettive sportive e di vita e a continuare a nutrire fiducia in loro stessi e nel prossimo. Inoltre quest’anno il vecchio bomber della Lunigiana ha deciso di donare ai bambini di Cyeza i suoi preziosi cimeli calcistici, ricordi che si spostano dalla Lunigiana al Rwanda, dove, chissà, potrebbero plasmare nuovi campioni. Tutto questo grazie a “Mister Bellacci”.

E allora buon viaggio cari Amici, il domani sarebbe sicuramente più roseo se tutti aiutassero il prossimo in difficoltà. Perché, come disse San Francesco “Donando si riceve, dimenticando se stessi ci si ritrova”.