AmatAfrica regala sorrisi al Rwanda: anche quest’anno missione compiuta!

Sono rientrati in Italia da pochi giorni i ‘Moschettieri della solidarietà’, che anche quest’anno si sono recati in missione in Rwanda. Stiamo parlando degli angeli di Amatafrica, una onlus internazionale nata ufficialmente il 24 maggio 2004 nella Valle del Serchio, ma che opera sul campo già dalla metà degli anni ’90. I volontari di questa organizzazione, che provengono principalmente dalla Versilia, dalla Lunigiana e dalla Garfagnana, si preparano per mesi per quella che è la loro annuale missione in uno dei più piccoli e poveri paesi africani: il Rwanda.

Per la prima volta, quest’anno, mancava Sara, uno dei pilastri nonchè fondatrice della onlus, ma da lassù ha sicuremente guidato i suoi collaboratori, aiutandoli a raggiungere nuovi e importanti risultati e traguardi. Loro sono gli ‘angeli’ di Amatafrica: Bellacci Roberto e Giannini Sabrina (Lunigiana) Padre Luca, Alice (figlia di Sara), Simonini Giorgio, Giulia Santerini e Silvia Botti (Garfagnana) Albanese Mario (Prato), Vagli Vitaliano e Volpe Elisabetta (Versilia), Chiara, l’amata sorella di Sara, e poi Leo e Valentina. In particolare Silvia e Giulia con il loro inglese e francese fluenti sono state mediatrici di tante situazioni. Partiti un mese fa, i volontari sono appena rientrati in Italia, con tante novità, alcune positive, altre molto tristi. Il maltempo dell’inverno passato ha infatti distrutto molte case e diverse famiglie si sono ritrovate senza un tetto; la scuola dei mestieri si è allagata a causa dei temporali, la miseria ha continuato a dilagare incontrastata. Armati di tanta forza e tanto coraggio, i volontari hanno fatto costruire una sorta di rete fognaria intorno alla scuola, che finalmente non si allaga più; hanno vestito e fornito cibo alle famiglie più povere (e il concetto di povero, in Rwanda, scende a livelli per noi inimmaginabili); hanno trovato una soluzione abitativa ad una ragazza sola, madre di un neonato, che tra i senza tetto era la più bisognosa di un riparo.
Oltre a queste soluzioni di emergenza, hanno elaborato l’ambizioso progetto di acquistare un terreno per costruirci una casa-famiglia per poter ospitare i più miseri tra i poveri, in attesa che possano, con le loro poche forze, costruirsi la loro “casa”.
Tra i progetti più ambiziosi, c’era anche l’apertura di un presidio sanitario: quest’anno, con la costruzione degli arredi commissionati ai falegnami locali, questo sogno è diventato realtà e presto ci saranno sia una stanza riservata alla partorienti, che finora davano alla luce i loro figli su giacigli di fortuna, sia una stanza per le cure infermieristiche. I falegnami del posto stanno preparando anche l’arredo per l’ambulatorio, dove dovrebbero essere sempre disponibili alcuni farmaci di vitale importanza. Un antibiotico può salvare una vita. Le vite dei bambini però si salvano anche con le vaccinazioni, che sono state davvero tante. Vaccinare decine di bambini e metterli al riparo da malattie fatali è una grande soddisfazione e un importantissimo traguardo.

Non bastano però le cure mediche. Durante il giro di ricognizione delle abitazioni danneggiate, i volontari hanno scoperto un gran numero di bambini che vivono in zone lontane dalla missione e sono privi di tutto: vestiti, cibo, scuola. Sono stati consegnati loro vestiti e quanto altro potesse essere subito a disposizione, ma per questi piccoli si deve intraprendere la strada dell’adozione a distanza, che comprende, inderogabilmente, l’istruzione. Questo è l’obiettivo più urgente tra i tanti prefissati. Altri obiettivi importanti sono: terminare l’aula di informatica, fare la manutenzione delle case dei poveri, costruire una casa ad Ernestine, ragazza madre. E’ necessario poi acquistare un ecografo per il presidio sanitario di Muhura, per migliorare la qualità delle cure, e vanno ancora potenziate le attività delle cooperative, anche se in quest’ultimo campo i risultati sono già notevoli. Le cooperative di Inganzo e di Ntamugabmwe infatti hanno già a loro disposizione terreni sia di proprietà che in affitto e hanno diversi animali. Sono già numerose le persone coinvolte nelle varie attività: se si riuscisse a svilupparle ancora si potrebbero creare condizioni di vita migliori per altri poveri.


E poi c’è la storia di Patrick, un angioletto dagli occhioni neri di 9 anni che è stato trovato in una specie di stanza fatta di argilla, per metà crollata, dove viveva da circa due mesi con una sorellina poco più grande di lui e tre fratellini più piccoli. Il loro letto era un cumulo di bucce di banana e di fagioli. Erano soli perché la loro mamma, andata in ospedale a partorire il sesto figlio, non era stata più dimessa perché non poteva pagare le cure che gli erano state somministrate. I volontari hanno pagato i 25€ necessari a farla dimettere e adesso stanno costruendo la casa per Patrick, per la sua mamma e i suoi fratelli.

Al loro rientro, i volontari di Amatafrica hanno portato tanti filmati, che con le loro immagini di miseria autentica hanno davvero toccato il cuore, ma hanno anche rallegrato nel vedere la gioia dei bambini che ormai frequentano abitualmente la scuola della missione di Cyeza, ben nutriti e ben vestiti nelle loro uniformi blu, le immagini dei giovani che imparano e producono alla scuola dei mestieri, e gli scorci di una natura ancora incontaminata che rende magico il continente africano e lascia in chi lo visita una nostalgia costante. I ‘Moschettieri della solidarietà’ dunque sono tornati anche quest’anno con la nostalgia nel cuore e con il sorriso sulle labbra, entusiasti di ricominciare l’attività in Italia con tanti nuovi obiettivi e con la consapevolezza di aver raggiunto ambiti traguardi. Dunque un ritorno ancora una volta da infaticabili vincitori, premiati con sorrisi, affetto, gratitudine. Sara è orgogliosa di voi.

AmatAfrica