Ecoreati, confronto in Regione Toscana

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FIRENZE – Legambiente, Anci Toscana, Regione Toscana, ARPAT, Carabinieri Forestali, Fondazione Caponnetto e Libera si confrontano sulla normativa in materia di ecoreati, a due anni e mezzo dalla sua entrata in vigore

In Regione Toscana si è fatto il punto sugli ecoreati Anci Toscana, in sinergia con Legambiente Toscana, Regione Toscana, ARPAT ed altri soggetti istituzionali e non, stanno lavorando da alcuni anni per diffondere la conoscenza della legge 68/2015 che ha introdotto nel nostro sistema giuridico nuovi reati ambientali ed una nuova procedura che prevede la prescrizione per i reati ambientali classificabili come “minori”.

I dati riscontrati dopo i primi 30 mesi di applicazione di questa nuova legge sono incoraggianti sia a livello nazionale che sul territorio toscano, ma bisogna lavorare ancora per fare conoscere la normativa ad una platea più amplia possibile e soprattutto per formare gli operatori delle diverse polizie che operano in ambito ambientale. Per questo Anci Toscana propone uno specifico corso di formazione sulla legge 68/2015, che, come nel 2016, si conclude con un incontro pubblico in cui si fa il punto sugli ecoreati.

Arrivare ad affermare la necessità di una seria tutela dell’ambiente non è stato facile, Legambiente ha lottato per più di 20 anni, ma alla fine la legge sugli ecoreati, che non garantisce solo la tutela dell’ambiente ma anche una corretta concorrenza tra le imprese, ha visto la luce.

Ciafani_LegambienteL’impegno dell’associazione ambientalista in questa direzione è iniziato nel 1994 in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri; all’inizio l’obiettivo era quello di fare conoscere i fenomeni di illegalità in ambito ambientale e come le organizzazioni mafiose si muovevano in questo settore, dove la maggior parte dei reati di matrice ambientale erano di tipo contravvenzionale. Nel 1995, poi, viene istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, prima monocamerale, ovvero composta solo da Deputati poi bicamerale: Deputati e Senatori.

Nel 2001 nasce il primo delitto ambientale, organizzazione di traffico illecito di rifiuti, ora contemplato nell’articolo 260 del decreto legislativo 152/2006. Fin dalla sua nascita il testo crea problemi interpretativi e la sua applicazione concreta non si ha in quei territori tradizionalmente a vocazione mafiosa ma in Umbria, a Perugia.

Nel 2013 viene approvato il decreto sulla terra dei fuochi ed introdotto nel nostro ordinamento il delitto ambientale di combustione illecita di rifiuti. A questo decreto si arriva dopo 10 anni dalla prima denuncia avutasi nel 2003, proprio grazie ai circoli di Legambiente operanti in Campania, che segnalavano le numerose ordinanze predisposte dai Sindaci dei territori tra Napoli e Caserta in cui si vietava agli allevatori di fare pascolare il bestiame a seguito della costante presenza di roghi.

Nel 2015 si approva la legge 68/2015 grazie ad un’operazione sinergica tra PD e Movimento 5 Stelle, che convergono su un testo unificato che, nonostante svariati ostacoli, vede la luce nel maggio del 2015, garantendo l’introduzione nel nostro ordinamento di alcuni nuovi delitti ambientali.

I reati ambientali che non determinano un danno o pericolo di danno rimangono contravvenzionali e vengono gestiti con una procedura particolare, che coinvolge anche le Agenzie ambientali, chiamate ad asseverare le prescrizioni impartite dalle diverse polizie operanti nella tutela ambientale.

L’excursus proposto da Legambiente sulle principali tappe di affermazione dei reati ambientali nel nostro ordinamento mostra come solo negli ultimi 20 anni si è iniziato ad avvertire un allarme sociale verso i crimini ambientali. Negli anni ’70 e ’80 non si è né studiato né approfondito il fenomeno, fino a che il traffico dei rifiuti ha assunto dimensioni talmente elevate che il legislatore non ha potuto esimersi da affrontare la questione prevedendo uno specifico delitto ambientale.

Nonostante ciò, ancora per molto tempo l’ambiente e le aggressioni allo stesso sono state connotate da un approccio di natura formale, ovvero si guardava soprattutto agli aspetti amministrativi, come ad esempio il possesso dell’autorizzazione, senza avere uno sguardo di tipo sostanziale, cioè rivolto al concreto inquinamento ambientale determinato dal comportamento illecito.

Bertoni_ sostituto procuratore repubblica - firenzeCome ha ricordato Vito Bertoni, Sostituto Procuratore della Repubblica di Firenze, la legge, fin dalla sua nascita, ha sollevato problemi interpretativi, che la Corte di Cassazione ha nel tempo affrontato e risolto, a partire dalla relazione sulla legge 68/2015 a cura dell’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione.

Nel 2016 con la sentenza n. 46170 si è soffermata su 3 concetti:

  • condotta abusiva
  • bene ambientale protetto
  • compromissione / deterioramento misurabile

Per quanto riguarda, in particolare, la condotta abusiva, questo termine ha destato più volte problemi di tipo interpretativo, divenendo fonte di contestazioni.

La Cassazione ha chiarito che l’abusività ha un valore ampio, che non si limita alla mancanza di autorizzazione ma anche, ad esempio, all’autorizzazione scaduta e/o illegittima, a  tale proposito la Suprema Corte afferma che sussiste l’abusività della condotta “non solo allorché tali autorizzazioni manchino del tutto (cosiddetta attività clandestina), ma anche quando esse siano scadute o palesemente illegittime […]”.

La Cassazione è andata poi oltre affermando che si può parlare di abusività non soltanto nel caso di violazione di leggi statali o regionali ma anche di prescrizioni amministrative, nel caso si trattava di una gestione di rifiuti non contemplati nell’autorizzazione in possesso dell’impresa.

La Corte di Cassazione nella sentenza n. 18934 del 20 aprile 2017 accoglie un’interpretazione ancora più ampia del termine. Occupandosi di pesca, quindi tema non proprio attinente ai reati ambientali, prende di nuovo in esame la condotta abusiva, affermando come la pesca abusiva possa diventare uno strumento per determinare una situazione di inquinamento ambientale, che non si determina solo nel caso di clandestinità ma anche di fronte ad un’attività legittima ma effettuata con mezzi non utililizzabili; in sostanza la Corte afferma che si ha abusività anche quando la pesca è possibile ma viene realizzata con strumenti vietati.

Altro problema interpretativo è stato riscontrato con i termini compromissione e deterioramento: i due termini, come più volte detto dalla giurisprudenza, indicano fenomeni equivalenti che consistono in un’alterazione della materia ambientale.

Nella sentenza n. 39078 del 10 agosto 2017, occupandosi di scarichi illegali in un corso d’acqua nella provincia di Agrigento, la Cassazione torna sui termini deterioramento e compromissione,  in particolare sul significato degli aggettivi che accompagnano questi sostantivi, affermando che “significativo”  allude all’incisività del fatto (quindi apprezzabile qualitativamente)  e “misurabile” fa riferimento al fatto che sia concretamente accertabile (apprezzabile quantitativamente), meglio se con una misura pur sottolineando che la valutazione può essere fatta anche su una misurabilità potenziale. Nel caso di specie, “la misurabilità è consistita nel prelievo dei campioni e nella loro analisi per ben tre volte, la significatività è stata apprezzata dai Giudici, anche tenuto conto del danno alla collettività come documentato dalle doglianze dei cittadini…”.

Mossa VerreCome ha ricordato il Direttore Generale di ARPAT, la legge 68 introduce anche un’altra importante novità: la procedura estintiva. Si tratta di un procedimento prescrittivo già previsto nell’ambito sanitario in particolare nella prevenzione, igiene, sanità e sicurezza sui luoghi di lavoro, che da la possibilità di affrontare tutte quelle situazioni “minori” rispetto ai delitti ambientali con un procedimento più snello, senza intraprendere il procedimento penale ed appesantire il sistema giudiziario, chiamato ad affrontare solo le questioni più critiche.

Di fronte a questa nuova normativa, già dal 2015, ARPAT ha lavorato molto sia al suo interno, predisponendo specifiche circolari rivolte agli operatori, che all’esterno con le altre Agenzie ambientali ed ISPRA, che insieme costituiscono il Sistema Nazionale di Protezione ambientale (di seguito SNPA), per comprendere la portata della norma.

Tra le prime questioni affrontate c’è stata quella relativa al livello di esperibilità della procedura estintiva, che va valutato di volta in volta, in quanto la normativa afferma che ci si può avvalere della procedura estintiva ogni qualvolta non ci sia danno o pericolo di danno concreto ed attuale. A questo proposito molto utili sono risultate anche le indicazioni provienienti dalla Procura Generale della Repubblica di Firenze.

Il campo applicativo non è definito ma sfumato ed in concreto può non essere semplice valutare se applicare la procedura d’estinzione alla situazione concreta manifestatasi; per questo anche il SNPA ha cercato di definire una serie di criteri per orientarsi nell’applicazione pratica con l’obiettivo di creare una certa omogeneità a livello nazionale.

Altro aspetto, che ha impegnato dal punto di vista operativo ed intepretativo, l’Agenzia, e non solo, riguarda l’asseverazione, che è un atto tecnico, ovvero una valutazione tecnica di una prescrizione posta in essere da una forza di polizia che opera in ambito ambientale.

Ci vuole molta esperienza, molta cultura per fare una prescrizione che sia efficace. Se facciamo un confronto con la normativa in ambito sanitario, vediamo che quest’ultima contiene delle indicazioni molto precise, che rendono più facile definire una prescrizione; non altrettanto accade con la normativa ambientale.

Infine, un’ulteriore questione da chiarire è quella inerente il gettito che deriva dall’applicazione della procedura estintiva, per ora queste somme vengono raccolte dalle singole Agenzie ambientali, e sono congelate. In Toscana, nel 2015, sono stati raccolti più di 180 mila euro e negli anni sono aumentate fino a raggiungere importi anche considerevoli che potrebbero essere investiti ma il Ministero non indica come procedere, nonostante le diverse sollecitazioni.

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