Ammazzò il fratello, Nicola Guidotti torna in carcere: sorpreso a casa di un amico

MASSAROSA – I carabinieri della stazione di Massarosa hanno eseguito un’ordinanza di sottoposizione alla misura della custodia in carcere, emessa dalla Corte di Assise di Appella di Firenze nei confronti di Nicola Antonio Guidotti, classe 56, già noto alle forze di polizia.

In particolare, il Guidotti, mentre si trovava sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, lo scorso gennaio ha violato la predetta misura, infatti, in quella circostanza, una pattuglia dei Carabinieri lo aveva sorpreso in casa di un altro soggetto già noto alle forze di polizia quando invece sarebbe dovuto essere presso la propria abitazione.
Al termine delle formalità, l’uomo è stato condotto presso la casa circondariale di Lucca come disposto dall’autorita giudiziaria.

Nicola Guidotti era tornato a casa: il gip Silvia Mugnaini aveva accolto il ricorso presentato dai suoi due legali, agli avvocati Massimo Landi e Riccardo Carloni del Foro di Lucca. Accusato di fratricidio, per aver freddato a colpi di pistola il fratello Mario, Nicola era sempre rimasto in cella a San Giorgio. Dall’agosto 2016, e dopo 14 mesi dietro alle sbarre, la misura della custodia cautelare in carcere era stata attenuata con gli arresti domiciliari.  Nicola Guiditti fu condannato, in rito abbreviato,  a 15 anni di reclusione. Il giudice, nella sua sentenza, pur non riconoscendo la incapacità di intendere e volere, come da perizia dei consulenti del tribunale, aveva tenuto conto sia della buona condotta del loro assistito in carecere che durante il processo, e del suo essere senza precedenti. Durante l’udienza in Tribunale di Lucca Nicola aveva reso anche una dichiarazione spontanea, durata circa mezz’ora, nel corso della quale aveva ripercorso il rapporto conflittuale con il fratello Mario, commuovendosi, piangendo e ribadendo che da quel tragico pomeriggio di inizio estate di un anno fa per lui era iniziato un inferno: nella sua mente c’è sempre, ogni giorno, l’immagine del corpo del fratello steso a terra di fronte al loro ristorante

La vicenda
Quatto colpi di pistola, a sangue freddo, e Mario Guidotti, 51 anni, mori sul colpo. A fare fuoco, con un revolver regolarmente detenuto, fu il fratello Nicola, titolare 59enne del Mezzo Marinaio, il noto ristorante a fianco del Palazzetto dello Sport sulla via Salvadori, a un passo dal “vialone”. Sirene spiegate e lampeggianti accesi, oltre a Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili Urbani e Capitaneria di Porto, sul posto confluirono i mezzi del 118 con il personale sanitario che aveva tentato il tutto per tutto per cercare di salvare la vita dell’uomo accasciatosi sull’aslfalto in una pozza di sangue. Ma tutto fu inutile. I proiettili avevano colpito a morte nel torace e alla testa la vittima, freddata sul colpo. Un litigio al telefono poco prima, per motivi di lavoro, sarebbe stato la scintilla che ha portato alla mattanza.

3Mario era in Passeggiata davanti a Mondo Disco, e chi lo aveva visto, una mezz’ora prima degli spari, raccontò di averlo sentito gridare al cellulare: “Mi raccomando prendi bene la mira”. Arrivato al ristorante, la discussione proseguì nel locale con il fratello Nicola che gli aveva sparato con la pistola – un revolver regolarmente detenuto nel ristorante, per difendersi dai ladri, che negli anni avevano preso di mira più volte il locale –  mentre cercava di fuggire in sella ad una Vespa 50 rossa. Uno, due, tre, quattro colpi, sparati uno dopo l’altro, quando il corpo di Mario era ormai a terra. Come in un raptus, di follia estrema. Nicola Guidotti, che dopo aver sparato in mezzo alla strada affollata di auto e persone in bicicletta che intorno alle 18.30 tornavano a casa dalla vicina spiaggia, era stato preso, ammanettato, caricato su una volante della Polizia e portato via. A dare l’allarme era stato un agente della Stradale, libero dal servizio, che era in zona e si era fermato appena uditi i colpi da arma da fuoco, chiamando immediatamente il 113. L’arrestato, alla presenza del difensore di fiducia, l’avvocato Massimo Landi, era stato poi ascoltato negli uffici del Commissariato dal Pubblico Ministero Antonio Mariotti, arrivato da Lucca.  “Ho sparato a mio fratello”. E’ quanto aveva confessato prima di essere trasferito in cella al carcere di Lucca. E prima di uccidere il fratello avrebbe detto ai dipendenti: del ristorante “Ora camminate da soli”. Una frase, questa, “sibillina”, anche se fu escluso che si riferisse all’intenzione di lasciare definitivamente l’attività, visti i continui litigi tra i due. Accusato di omicidio volontario aggravato, Nicola era poi stato sottoposto a varie perizie: capace di intendere e di volere, per l’accusa, capacità scemata per la difesa.