Andrea Buscemi accusato di stalking: annullata dalla Cassazione la sentenza d’appello

PISA – Annullata dalla Cassazione la sentenza d’appello con la quale l’assessore alla Cultura Andrea Buscemi era stato riconosciuto responsabile a livello civile del reato di stalking e condannato a risarcire la sua ex, Patrizia Pagliarone. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’amministratore e nell’annullare il verdetto dei giudici fiorentini negli effetti civili, ha rinviato davanti a una nuova corte la discussione nel merito, sempre sull’aspetto del risarcimento del danno.

La notizia è arrivata nella tarda serata di giovedì dopo che in giornata il professor Enrico Marzaduri, legale dell’attore e regista pisano, aveva discusso di fronte agli ermellini il ricorso preparato con l’avvocato Rubina Colombini. Il fronte penale si era già esaurito con la dichiarazione di non doversi procedere per la prescrizione del reato considerati i tempi trascorsi dai fatti, oltre nove anni. La partita non si chiude con la sentenza depositata intorno alle 23. Sarà ora la Corte d’Appello, sezione civile, a stabilire se l’ex compagna di Buscemi ha diritto a un risarcimento. Il duello si sposta sul riconoscimento o meno di un danno dovuto a un comportamento che penalmente non può più essere giudicato.

È un pronunciamento, quello della Cassazione, che ha anche un effetto politico. Buscemi, in caso di inammissibilità del ricorso, avrebbe rischiato il ritiro della deleghe da parte del sindaco Michele Conti che finora ha rinviato ogni giudizio sull’assessore in attesa della Cassazione. Il no alla sua revisione della sentenza d’appello avrebbe significato l’affermazione di un fatto, lo stalking ai danni della ex, non più punibile a livello penale, ma accertato e da risarcire come responsabilità civile. La vicenda avrà, dunque, un altro passaggio in Tribunale in cui le parti con perizie e consulenze dovranno far emergere o negare, a seconda delle posizioni, l’eventuale danno da risarcire.

Nella motivazione della sentenza di Firenze, la Corte d’Appello aveva preso le distanze dalla sentenza di primo grado ( Buscemi assolto a Pisa) e aveva ritenuto attendibile la vittima perché «nessuna norma sembra imporre alla vittima di reato di essere così brava e determinata da riuscire a troncare immediatamente ogni relazione con il compagno che ha iniziato ad assumere atteggiamenti molesti e minacciosi, anche perché vi può essere non solo la convinzione o la speranza che la condotta possa migliorare, ma anche che l’autore delle condotte non interrompendo il dialogo possa venire per così dire rabbonito e che invece l’interruzione di qualsiasi dialogo possa addirittura peggiorare la situazione».

In attesa di conoscere le motivazioni della Suprema Corte, ieri sera il dispositivo comunicato dalla cancelleria ai legali delle parti annulla il dispositivo dell’appello e rimanda il contenzioso, a questo punto solo civilistico, a un’altra corte per un nuovo giudizio.