Se il 68,3% degli anziani vive in condizioni di deprivazione materiale e sociale e il 48,5% è in grave deprivazione significa che qualcosa non va. La ricerca “Vivere al minimo”, promossa da Spi Cgil Firenze, Caritas Firenze e Voislab, basata su 445 interviste agli utenti dei servizi Spi-Caritas realizzate tra aprile e giugno 2025, restituisce un’immagine molto complessa e preoccupante della condizione degli anziani più fragili in città.
Tra i dati più significativi emerge che oltre il 76% di chi vive solo percepisce meno di 800 euro al mese, mentre fino all’86,4% delle donne risulta sotto la soglia di povertà. Più del 72% degli anziani non riesce a risparmiare e una parte è addirittura costretta a spendere più di quanto guadagni, segno di un equilibrio economico sempre più instabile.
Le difficoltà non riguardano solo il reddito: il 27% rinuncia alle cure sanitarie a causa dei costi, dei tempi di attesa o di difficoltà organizzative. Un dato che evidenzia criticità importanti anche nell’accesso ai servizi essenziali. Sul fronte abitativo, il 55,3% vive in una casa di proprietà, ma quasi un anziano su quattro è in affitto e molti faticano a sostenere spese e utenze. Tra i più vulnerabili, oltre il 50% considera l’affitto un peso insostenibile.
A tutto questo si aggiunge un elemento spesso invisibile ma determinante: la solitudine. Tra le persone più in difficoltà, oltre il 50% non può contare su un aiuto familiare o amicale, aggravando ulteriormente una condizione già fragile.
“La condizione delle persone anziane – affermano Mario Batistini, segretario generale Spi Cgil Firenze, e Giancarla Casini, Cgil Firenze – deve essere considerata una questione strutturale di giustizia sociale e non un ambito residuale delle politiche pubbliche”. In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, sottolineano, ciò che conta non è solo vivere più a lungo, ma le condizioni in cui si invecchia: reddito, lavoro, salute, casa, servizi e relazioni sociali determinano la qualità della vita nella terza età.




