La Concordia salpa per Genova, l’addio al Giglio salutato dalle sirene dei rimorchiatori

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ISOLA DEL GIGLIO – Ha lasciato le acque dell’isola del Giglio questa mattina il relitto della Costa Concordia, ed è in navigazione verso Genova. Le sirene dei rimorchiatori e delle barche presenti in mare e l’applauso della gente a terra hanno salutato la nave che ha iniziato il suo viaggio di ben 180 miglia.  L’isola dell’arcipelago toscano torna cosi alla sua gente, dopo 900 giorni dalla notte della tragedia che è costata la vita a 32 persone. “E’ stata issata la bandiera nazionale perché è sempre iscritta al nostro registro navale”, ha detto Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile.  “L’operazione di recupero e rigalleggiamento è stata una straordinaria prova tecnica, di ingegno e di lavoro. Ai tecnici e a tutti i lavoratori, al sub che ha perso la vita durante le operazioni di recupero – scrive su Facebook Enrico Rossi – va il mio ringraziamento e la mia ammirazione. Ai naviganti auguro mare calmo e vento debole. Continuerò, insieme al governo, a lavorare su Piombino per destinare al porto le risorse necessarie per smantellare le navi militari. Venerdi sarò al Giglio per incontrare sindaco e cittadini e contribuire alla fase del ripristino ambientale e al rilancio turistico dell’isola”.

Mi sono chiesta più volte perché Genova, perché scegliere la strada più lunga e rischiosa? – scrive in una nota inviata alla stampa Vania Billet -, perché il Governo ha concordato questo porto e non “Piombino”? Perché lasciar decidere chi è stato autore di 33 morti e inoltre, chiedo, con quale autorità, diritto, presunzione, ignoranza e padronanza si sentono in dovere di decidere se inquinare o no il mare, è forse loro? O di tutte le specie viventi che lo abitano? Con quale arroganza si vuole recare ulteriore danno. Il Sindaco Sergio Ortelli si lamenta per il prolungarsi dei tempi di partenza, perché questo influirà sulla programmazione turistica, perché non chiedersi invece quale sarà il danno per il mare, le balene i delfini i tonni le tartarughe…perché ancora non si riesce (o non si vuole) capire che quel filo che unisce la nostra vita alla natura “tutta” una volta spezzato non si può ricongiungere. Ancora prevale il profitto, la saccenza di chi crede di sapere di più e quindi si arroga del potere di decidere, in nome di cittadini e cittadine che loro malgrado si trovano governati da chi non hanno voluto.Aggiungo e concludo; la voce più alta e nobile della coscienza in tanti uomini e tante donne è diventata muta da troppo tempo”.

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