La natura sa come stupire, e quest’anno ha deciso di farlo con un anticipo inaspettato. Che sia per via del riscaldamento climatico e per chissà quali altri fattori nelle acque dell’Isola d’Elba sono infatti già state avvistate le prime balenottere comuni della stagione, un evento raro per questo periodo dell’anno, dato che solitamente le migrazioni estive portano questi giganti del mare nel quadrante settentrionale dell’isola solo con l’alzarsi delle temperature.
Ad assistere allo straordinario evento sono stati due veri e propri esperti, ovvero Martina Righetti, ricercatrice veterana del Centro Ricerca Cetacei dell’Isola d’Elba, e Edoardo Adriani, collaboratore del centro. Intorno alle 10.15 di lunedì scorso, mentre navigavano a circa tre miglia da Marina di Campo a bordo della “Mary G”, l’occhio esperto del team ha notato qualcosa di insolito.
“Abbiamo visto emergere la pinna e la schiena e abbiamo capito subito che non si trattava di un delfino” ha raccontato a La Nazione Martina Righetti. Inizialmente i ricercatori hanno seguito un solo esemplare per cinque emersioni, per poi accorgersi che in realtà si trattava di una coppia di balenottere che procedevano distanziate tra loro. Un passaggio magico che rompe le abitudini stanziali dei cetacei locali e regala nuova linfa alla ricerca scientifica nell’Arcipelago Toscano.
Il Centro Ricerca Cetacei, fondato vent’anni fa da Micaela Racchetti e Roberto Rutigliano, è oggi un punto di riferimento per lo studio dei mammiferi marini. Sebbene il cuore dell’attività sia il monitoraggio dei circa 500 tursiopi (delfini costieri) stanziali tra Capo Poro e Sant’Andrea, l’incontro con le balenottere conferma l’importanza della sorveglianza continua.
Il Centro opera su due fronti: il catamarano Ketos, dedicato a spedizioni settimanali per universitari e ricercatori tra Corsica e Capraia, e la barca a vela Mary G, utilizzata per le uscite giornaliere a scopo divulgativo lungo le coste elbane.
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