I balneari incontrano Tajani

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MARINA DI PIETRASANTA -Si è tenuto oggi a Marina di Pietrasanta l’incontro del Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani con i balneari.” Noi abbiamo – spiega Emiliano Favilla –  chiesto che Tajani, vista la carica che ha nel parlamento Europeo, si ponga in modo incisivo per far uscire i balneari come gli ambulanti, ecc dalla Bolkestein. In sostanza Tajani ha risposto che deve essere l governo Italiano ha presentarsi in Europa con una proposta che salvaguardi le piccole imprese ricadenti nella logica della Bolkestein, come del resto è già successo per le concesioni autostradali ed altre categorie o come hanno fatto in altri paesi europei tra i quali la Spagna e il Portogallo I sindaci della Versilia di Forte dei Marmi, Viareggio e Pietrasanta, hanno consegnato una lettera a Tajani il cui testo però non ce l’hanno fatto vedere. Abbiamo visto, invece, la lettera (una buona lettera) del sindaco di Camaiore Del Dotto, da noi consegnata nelle mani di Tajani. Da Tajani ci aspettavamo di più anche se è stato comunque importante che quell’incontro ci sia stato. Ha riportato in evidenza un problema drammatico che sta condizionando negativamente quei settori che hanno a che fare direttamente, o per l’indotto, con la Bolkestein”.

Almeno 30 anni di proroga alle concessioni balneari e revisione della direttiva Bolkestein. Lo hanno chiesto i sindaci di Pietrasanta, Massimo Mallegni, Forte dei Marmi, Bruno Murzi e Giorgio Del Ghingaro, Sindaco di Viareggio al Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani in occasione dell’incontro con i rappresentanti degli stabilimenti balneari in Versilia. “I sindaci – scrivono – sono consapevoli della necessità di avere governo che ponga in modo decisa la questione dei balneari italiani, oggi con la presidenza italiana del Parlamento Europeo confidiamo che in Europa ci sia un’apertura tesa alla soluzione finale che garantisca il futuro di oltre 1 mln di cittadini che operano sulle concessioni demaniali”. “Siamo profondamente preoccupati per lo stato di incertezza in cui versano ormai da oltre 10 anni le imprese balneari. – hanno proseguito i tre sindaci nella lettera consegnata a Tajani – La Bolkestein ha messo in crisi il settore: lo scellerato recepimento della direttiva fatta all’epoca, senza alcuna contestazione e da una selva infinita di letti, sentenze, mozioni e proroghe hanno avuto solo l’effetto di disorientare la categoria, le amministrazioni, i lavoratori e di bloccare gli investimenti nel nostro sistema di balneazione attrezzata e in tutto l’indotto. Dalla sua approvazione ad oggi, i governi che si sono succeduti sono riusciti a mettere ordine nella normativa, a far capire in sede Europa che c’era bisogno di trovare un’applicazione diversa della direttiva alle concessioni demaniali marittime, così come hanno fatto peraltro paesi come Spagna e Portogallo e le nostre imprese sono rimate nella palude dell’incertezza con l’incubo di aste pubbliche, che metterebbero a rischio tutto il nostro sistema, aprendo alla concorrenza di multinazionali o di soggetti con grandi capitali da investire, talvolta da riciclare, che non avrebbero sicuramente a cuore la tutela dei nostri lavoratori, dell’ambiente e del paesaggio”. “Sono stati presentati diversi disegni di legge – proseguono i sindaci – per cercare di ridare serenità alle nostre imprese, per assicurare allo Stato le giuste entrate come canoni concessori, per far si che finalmente in Italia ci fosse un Demaio in grado di sapere quante sono le concessioni in essere e quelle ancora concedibili, ma tutto è finito, con il ritmo lento di qualche proroga, su un binario morto”. Nella lettera i sindaci chiamano in causa il ddl che delega al governo a riordinare la materia:  “Ora il Ministro deli Affari Regionali ha varato un ddl che delega il Governo a riordinare la materia secondo determinati criteri o principi, che però non tengono conto di quella che poteva essere la soluzione più giusta ed anche la più sostenibile in sede europea: la Bolkestein non riguarda le imprese balneari ed in ogni caso le concessioni esistenti non possono avere il solito trattamento di quelle nuove. Alle esistenti – spiegano – va assegnato un lungo periodo transitorio – 30 anni – per consentire alle imprese di ammortizzare gli investimenti fatti e da fare, per tutelare il legittimo andamento e la certezza del diritto e nel frattempo chiarire l’applicabilità della direttiva alle imprese balneari”.

I tre sindaci esprimono inoltre perplessità “su una legge approvata in fretta senza una capillare consultazione di tutte le rappresentanza sindacali della categoria, dall’Anci alle Regioni. Senza gli opportuni emendamenti il ddl getterebbe nello sgomento i titolari delle imprese, le loro famiglie, i lavoratori e gli stessi amministratori pubblici, in particolare i sindaci dei comuni costieri si troverebbero a dover gestire bandi difficilissimi, gare pericolose ed una montagna di ricorsi che oltre al blocco del settore, ricadrebbero in termini di costi sull’intera collettività”.  “Siamo pronti – concludono – alla più ampia consultazione possibile delle rappresentanze della categoria e dei Sindaci dei Comuni rivieraschi, i quali, trovandosi a gestire in prima linea una materia così importante e decisiva per l’economia del loro territorio, hanno bisogno di avere una normativa chiara ed equa, che possa finalmente garantire certezze e continuità alle imprese del settore”.

 

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