I concessionari balneari della Versilia alzano la voce contro quella che definiscono l’ennesima svolta improvvisa nella gestione del demanio marittimo. Il messaggio lanciato dagli operatori delle spiagge di Viareggio, Pietrasanta, Camaiore e Forte dei Marmi è netto: se lo Stato riprenderà gli arenili in concessione, troverà solo sabbia. Le strutture costruite negli anni verranno rimosse dai concessionari, in base a quanto previsto dai contratti.
Nei giorni scorsi i Comuni versiliesi, su richiesta del Ministero delle Infrastrutture e dell’Agenzia del Demanio, hanno avviato la richiesta di documentazione necessaria all’eventuale incameramento dei beni considerati “non amovibili” presenti sulle aree demaniali. Una mossa che ha fatto scattare la reazione dei balneari, secondo i quali la normativa vigente stabilisce chiaramente che le strutture presenti sulle loro concessioni sono invece facilmente rimovibili e, alla cessazione del titolo, devono essere eliminate per restituire l’arenile allo stato originario.
«Sabbia ci è stata data, sabbia restituiremo», ripetono gli operatori, sottolineando che, in assenza delle modifiche legislative più volte annunciate, applicheranno quanto previsto dai loro atti concessori. Da qui l’appello rivolto alla politica, agli amministratori locali e ai sindacati, chiamati – secondo i concessionari – a prendersi una responsabilità chiara su una vicenda che rischia di travolgere uno dei sistemi turistici più noti d’Europa.
Nel documento diffuso, gli imprenditori ricordano come per anni sia stato garantito loro che le gare non sarebbero state introdotte oppure che, qualora si fosse arrivati alle procedure competitive, le aziende esistenti sarebbero state tutelate. Vengono citate anche le dichiarazioni del ministro Matteo Salvini, che aveva parlato della necessità di riconoscere un equo indennizzo ai concessionari uscenti. Nel frattempo, però, sostengono i balneari, i fatti starebbero andando in direzione opposta.
Secondo gli operatori della Versilia, lo Stato starebbe cambiando ancora una volta le regole del gioco, puntando a entrare in possesso di strutture realizzate nel corso di generazioni di lavoro. Strutture costruite, ricordano, grazie ad autorizzazioni rilasciate dagli stessi enti pubblici e dietro il pagamento di oneri che in molti casi hanno contribuito in modo decisivo ai bilanci dei Comuni costieri. Per decenni, aggiungono, le concessioni sono state rinnovate riconoscendo un diritto di prelazione, mentre oggi quelle stesse realtà si sentono espropriate senza certezze sul futuro.
Il clima resta teso e la questione balneare, in Versilia come nel resto d’Italia, torna così al centro di uno scontro che intreccia diritto, economia e politica, con migliaia di imprese che chiedono risposte rapide e definitive.



