Oltre centosettanta opere tra lavori su carta, dipinti e sculture, allestite su quasi tutta la superficie del museo Novecento di Firenze. Apre oggi, fino al 13 settembre, la mostra Avanti!, che racconta più di sessant’anni di attività di Georg Baselitz. Cresciuto nel dopoguerra di una Germania sconfitta e cupa (è nato nel 1934), Baselitz indaga una realtà complessa con fare artistico destrutturante, quasi aggressivo nella sua volontà destabilizzante. «L’aggressività è necessaria per mantenere vivo lo shock, prima di tutto per me stesso; lo spettatore viene dopo. Si tratta di costruire una nuova immagine, e questo è possibile solo distruggendo le immagini precedenti. Non è che non le ami: ma occorre liberarsene, cancellarle dalla mente, distruggerle», ha dichiarato l’artista.
Con questo obiettivo, nel 1969 Baselitz comincia a capovolgere il punto di osservazione delle opere: un’azione strutturata che esprime la volontà di andare oltre il contenuto dell’opera per “liberarlo”, per coinvolgere lo spettatore nel gesto artistico, nel colore e nello spazio astratto dell’arte, invece di costringerlo nello spazio del reale e del figurativo.
Pur presentando una vasta gamma di modalità espressive, la mostra si focalizza soprattutto sulle opere grafiche dell’artista tedesco, che lo accompagnano fino dagli anni Sessanta. Una produzione costante, che Baselitz utilizza per indagare con maggiore libertà lo spazio figurativo: «La copiosa messe di opere realizzate a incisione testimonia di un’attività che non può essere definita collaterale, strumentale, tantomeno ancillare», ha commentato il direttore del museo Novecento e curatore dell’esposizione, Sergio Risaliti. «La mostra restituisce questa complessità, attraversando oltre sessant’anni di lavoro in cui ogni immagine è il risultato di un conflitto: tra costruzione e distruzione, tra controllo e impulso, tra memoria e invenzione. Il celebre capovolgimento delle figure, lungi dall’essere un espediente formale, è un atto di pensiero che obbliga a riconsiderare il nostro modo di vedere e, più in profondità, di interpretare il mondo».
Dalle grandi linoleografie degli anni Settanta alle opere più recenti, alcune delle quali realizzate lo scorso anno ed esposte qui per la prima volta, la parabola dell’artista viene indagata per restituirne la complessità tematica e compositiva, attraverso i legami di Baselitz con l’astrattismo e gli omaggi ad alcuni dei suoi rappresentanti, l’ironia che lo caratterizza, le tematiche che più sente – quelle dell’eros e del corpo in generale – e soprattutto la sperimentazione di materiali e tecniche, nella ricerca di una dimensione differente di vita prima ancora che di arte.
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