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Benedetta dal Vescovo Castellani la targa a Fabrizio Simonetti, il pescatore mai ritrovato nel naufragio del Giumar: abbraccio del sindaco alla famiglia

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VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – “Il mare ti ha voluto con sè, sottraendoti al nostro amore. Ciao papà”. Poche parole, ma intense. Dettate dal cuore, e dal dolore di chi ha perso un padre, il cui corpo il mare non ha mai restituito. Furono giorni di dolore, e di speranza, per quella che fu una vera tragedia.

La targa, sul molo di Viareggio, per ricordare Fabrizio Simonetti, il pescatore del Giumar, naufragato due anni fa, il cui cadavere, cercato per mesi, non è mai stato ritrovato, è stata apposta questa mattina. Folla per la benedizione fatta dal Vescovo di Lucca, monsignor Italo Castellani, e l’abbracccio del sindaco Giorgio Del Ghingaro e della città alla famiglia: “Io di quel giorno ricordo l’attesa, ma anche la dignità di chi aspettava”, sono state le parole del primo cittadino. Presente alla cerimonia anche la Capitaneria di Porto di Viareggio.

Il corpo del cugino, Nello Simonetti, fu invece ritrovato a Portofino, dopo essere stato avvistato da un diportista a circa 12 miglia dalla costa. La salma era stata trasferita all’obitorio del San Martino di Genova, dove i parenti poterono finalmente abbracciare i resti del loro caro, trasferirlo a Viareggio e dargli una degna sepoltura.

La speranza che il mare restituisse anche l’altro pescatore disperso, Fabrizio Simonetti, è invece, poi svanita.

Il Giumar, motopesca della marineria viareggina (13 metri di lunghezza, scafo di colore bianco con striscia rossa), era il 29 ottobre 2015, non era rientrato in porto al termine della consueta battuta di pesca. A bordo due persone di equipaggio, i cugini Nello e Fabrizio Simonetti, di 48 e 52 anni, entrambi di Viareggio, il più anziano residente a Piano di Mommio, frazione del comune di Massarosa. Il peschereccio, visto per l’ultima volta nella mattinata del 28 ottobre, intorno alle 08.30 a circa 5 miglia davanti Marina di Pisa in attività di pesca (come confermato peraltro dalla cella telefonica agganciata dal telefonino di uno degli occupanti), era atteso in banchina per le ore 18.30, e verso le 20 era scattato l’allarme dai familiari e da colleghi di lavoro, preoccupati per l’eccessivo ritardo. Guardia Costiera e Vigili del Fuoco, con anche i sommozzatori, furono impegnati nelle ricerche per giorni. Senza trovarne traccia. Fino a  quando, anche grazie al tam tam di Capitaneria in Capitaneria, il corpo galleggiante in mare è stato recuperato dopo l’avvistamento nelle acque liguri. L’allerta, per il ritrovamento, era stata lanciata con tutti i mezzi a disposizione: via radio, tramite avvisi ai naviganti ed un continuo scambio di informazioni tra gli uffici delle Capitanerie. La segnalazione di un cadavere in acqua a 12 miglia da Portofino, era subito apparsa attendibile e i comandi delle Capitanerie, avevano provveduto immediatamente a verificare quanto segnalato, con il coordinamento operativo della Direzione Marittima della Liguria. Una motovedetta della Guardia Costiera di Santa Margherita Ligure, giunta in pochi minuti sul punto, aveva recuperato a bordo un  cadavere, un uomo con addosso una maglietta verde militare, pantaloni scuri ed un ben visibile tatuaggio sulla spalla raffigurante una tartaruga. Una volta rientrata in porto, il cadavere era stato messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria e del medico legale. Il riconoscimento, nel frattempo, da parte della famiglia che come ormai da giorni attendeva notizie in banchina a Viareggio, prima di partire alla volta della Liguria, era stato fatto attraverso una fotografia.

Il relitto fu recuperato, dopo numerosi sopralloghi subacquei, nel mese di novembre di due anni fa.

 

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