Beni confiscati alla mafia: “Il regolamento che non c’è”

VIAREGGIO – “Il Movimento 5 Stelle è sempre stato convinto del fatto che tutte le forze politiche devono essere compatte per far fronte comune contro la mafia; la prova dei fatti sarebbe stato il passaggio in consiglio della delibera sul regolamento dei beni confiscati che disciplina la destinazione e l’utilizzo per un uso pubblico dei beni sottratti alla criminalità organizzata (in città si contano più di 20 edifici in attesa di nuova “collocazione”, non utilizzati e quindi in abbandono da più di 10 anni). Basta dire che, inneggiando alla collaborazione dai banchi della maggioranza, i 15 emendamenti formulati dalla portavoce del Movimento 5 Stelle di Viareggio Annamaria Pacilio sono stati rigettati in toto dai consiglieri e respinti tutti al mittente, non ne è passato neppure uno, nonostante fossero stati il frutto di un lungo e accurato lavoro di confronto con alcune delle associazioni che da più tempo fronteggiano attivamente la lotta alla mafia adoperandosi per riconsegnare alla cittadinanza i beni sequestrati. E nonostante che in commissione legalità (la commissione deputata alla elaborazione del testo), qualcuno dei consiglieri di maggioranza, messo davanti all’importanza della precisa enunciazione della tipologia dei beni sollecitata dalla Pacilio, ignorasse la differenza tra beni mobili e strumentali e qualcun altro, proprio in riferimento agli strumentali, si domandasse cosa c’entrano i violini (?). Dunque alla fine, almeno i beni “mobili” sono stati inseriti nell’elenco stilato del regolamento che inizialmente non li aveva previsti, lasciando fuori i beni strumentali, i beni di supporto ai cicli di produzione di un’azienda, che sarebbe stato importante prevedere, nell’ottica di un loro riutilizzo al servizio di nuove attività.”

Questa la nota, dopo l’assise:

“In ogni caso, dopo un parto lungo e travagliato –  lo dimostra il fatto che l’argomento era stato già messo all’ordine del giorno nel precedente Consiglio Comunale, poi ritirato per stanchezza, il testo più volte rimaneggiato, con la magnanima apertura della maggioranza alla partecipazione in commissione legalità come esterno della portavoce del Movimento, giusto per affrontare i primi tre punti perché poi i consiglieri “dovevano scappare e tanto gli emendamenti andavano discussi in consiglio”,  – ci dobbiamo accontentare del copia e incolla, come rivelato dalla Presidente, costruito navigando tra i regolamenti dei comuni più a rischio di infiltrazione mafiosa come massima garanzia del buon lavoro svolto. Quello che poteva essere uno strumento utile e di elevata tutela affinché i beni sequestrati alla mafia venissero affidati in modo rigoroso mettendo in atto le massime accortezze per scongiurare la ripresa in mano ai malavitosi del bene sottratto così come il ritorno al Prefetto per il loro mancato affidamento, mostra già in partenza, i suoi limiti. Il bene confiscato, secondo il nuovo regolamento voluto dalla maggioranza, può essere infatti venduto, messo all’asta o dato in affitto col pericolo di tornare in possesso per l’intermediazione di qualche prestanome al mafioso a cui era stato sottratto, o può essere rispedito al mittente, allo Stato: uno smacco per chi ha lavorato con impegno, forze dell’ordine e magistratura, per ri-affidarlo alla collettività.
Anche a tal proposito molto importante sarebbe stato inserire l’emendamento presentato dal Movimento per richiedere, andando oltre gli obblighi di legge, e senza considerare il tetto degli importi, a tutti – privati e ditte in subappalto, per qualsiasi evento/manifestazione/opera  – la certificazione antimafia come ulteriore garanzia che i beni vengano affidati senza ombra di dubbio a persone estranee alle organizzazioni criminali. Invece anche questo emendamento è stato cestinato a furor di popolo dalla maggioranza e dallo stesso sindaco che col fare del professore che bacchetta l’alunna impreparata ne ha dichiarato l’impraticabilità….. Peccato che le amministrazioni possano richiedere i certificati antimafia anche oltre gli obblighi di legge.
 Per noi del Movimento chiedere la certificazione antimafia a prescindere, è un obbligo che quando non è istituzionale, diventa un obbligo politico, il sindaco è infatti il massimo garante sul territorio della legalità. Dovrebbe infatti aver insegnato l’esperienza della concessione sul Porto finita dritta nelle mani di un clan mafioso: dovrebbe aver insegnato che occorre essere puntigliosi e che bisogna mantenere la massima attenzione e vigilanza specialmente in una città a rischio come la nostra dove ci sono beni pubblici appetibili in svendita e abbiamo avuto numerose dimostrazioni della presenza mafiosa e dei suoi poteri forti.
Tornando al regolamento, riguardo agli utilizzi previsti per questi beni, l’Amministrazione ha scelto di bocciare anche la richiesta del Movimento di mettere nero su bianco la possibilità di affidamento dei beni sequestrati alle scuole, una possibilità tra l’altro prevista dai programmi ministeriali del MIUR di concerto col Ministero dell’Interno. Meno male che, invece, ha ripescato in extremis la possibilità, e lo ha ben specificato, di un loro utilizzo da parte delle forze dell’ordine. D’altronde, hanno spiegato dai banchi della maggioranza, non occorre entrare troppo nel particolare, i fini individuati ne possono ricomprendere (tacitamente) altri: l’uso sociale, quello istituzionale e più residuali, l’uso abitativo e locativo: a seconda delle caratteristiche del bene verrà scelto l’uso da prediligere, queste le linee dell’amministrazione come da illustrazione della Presidente della commissione legalità: “abbiamo voluto un regolamento che non ci dia toppi vincoli, un regolamento ampio e generico” parole testuali. Peccato che la nostra convinzione sia un’altra: “solo da un’attenta formulazione del regolamento, il più possibile blindato, rigoroso e stringente dipende la riuscita di una delle battaglie più difficili per riconsegnare i beni alla cittadinanza. Una battaglia che non può prevedere di mettere all’asta o in affitto i beni sequestrati e addirittura la loro riconsegna al Prefetto: non ci dimentichiamo che dietro a un sequestro c’è un grande lavoro investigativo, un largo impiego di risorse ed energie, mezzi e uomini che mettono a rischio anche la loro incolumità, non possiamo permettere che un bene consegnato nelle mani di un Comune corra il rischio di tornare di nuovo in possesso degli stessi criminali a cui è stato tolto attraverso prestanome che si presentano alle aste o come affittuari, così come non si può permettere che possa essere rimandato in dote all’agenzia dei beni confiscati, per rimanere di fatto inutilizzato: sarebbe come una rinuncia, una sconfitta dello Stato”.
Giusto in tema di garanzia e di legalità, ci chiediamo se non è il caso di chiedere l’azzeramento dei vertici Gaia e Sea dopo lo scandalo dei fanghi inquinanti…questo sarebbe già un buon segnale sulla strada della lotta alla criminalità organizzata. Una menzione a parte merita il solito atteggiamento offensivo e censorio nei confronti della portavoce 5 Stelle Pacilio che è stata nuovamente presa di mira con atti intimidatori da parte del sindaco che in un eccessivo e immotivato scatto di sdegno ha minacciato di portarla in Tribunale per quelle tacciate come illazioni e allusioni pesanti verso l’amministrazione, e che non erano altro, invece, che l’enunciazione di dati di fatto, il ritratto di una città in svendita quindi a particolare rischio di infiltrazione mafiosa come dimostrato dal numero degli immobili sequestrati e delle preoccupanti vicende dell’ultimo periodo. Schernimento e offese personali giunte senza che nessuno intervenisse per mettere fine a tali comportamenti, sono arrivati anche da alcuni esponenti della maggioranza, Zappelli e Pieraccini: uno spettacolo desolante, poco rispettoso delle istituzioni e del ruolo rivestito dai due consiglieri comunali. Segno di un incomprensibile nervosismo di chi, quando non sa misurarsi prettamente sul terreno politico e dei contenuti, scivola inevitabilmente nella vacuità, nella maleducazione e nell’attacco personale. Sono lontani i tempi della misura, dello stile e della bellezza di DG, lontani…. quanto la campagna elettorale”.

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