Bentornata Canapa. Quarta puntata. Medicamente parlando (parte I)

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CANAPA: UNO STORICO RIMEDIO MEDICINALE
La canapa ha dimostrato in numerosi studi di essere valida per un’ampia gamma di applicazioni critiche recenti.
Questa pianta non rappresenta una panacea, ma ha come effetto principale quello di alleviare il dolore cronico, così come piccoli dolori, aiutando le persone a mangiare, dormire e vedere meglio. In molti casi si crea un’attitudine mentale favorevole alla guarigione e per alcune gravi patologie vi sono storie che vi racconteremo all’interno della nostra rubrica.

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Alcune medicine ottocentesche a base di Cannabis. (Hash Marihuana & Hemp Museum, Amsterdam)

PILLOLE DI STORIA: LA CANAPA MEDICA DALL’ANTICHITA’ ALL’ERA MODERNA. 
Come già riportato nella prima puntata di “Bentornata Canapa”, la cannabis era conosciuta e utilizzata da tutte le civiltà più antiche. Il suo uso medicinale si perde nella notte dei tempi, per la cura delle malattie più diverse. In Cina la canapa (TA MA: grande pianta) è stata coltivata per uso medicinale almeno dal XXVII secolo a.C., ed è considerata una delle 5 piante maggiori dell’immortalità.
Nella medicina Ayurvedica Indiana è largamente usata, da sola o in combinazione con altre eerbe. Si usa nel trattamento di enteriti, dissenteria, nevriti, reumatismi, nevralgia, come sonnifero, antispasmodico, disinfettante, antimalarico, come cura della lebbra, come vermifugo e per correggere sbandamenti di umore. Viene raccomandata contro il catarro nel più antico testo medico conosciuto in oriente (Susruta Samhalta, VI sec a.C., India).
Il sistema medico musulmano la usa largamente come medicina; anche in Medio Oriente e in Africa la canapa ha avuto un ruolo importante nella farmacopea.
Nel 1839 lo scienziato irlandese Dott. William Brooke O’Shaugnessy (1809-89) introdusse massicciamente al mondo occidentale l’uso medicinale della cannabis e dei suoi derivati, praticato in India da centinaia di anni. In conseguenza delle sue pubblicazioni, l’estratto di cannabis cominciò ad essere aggiunto alle tinture (medicamenti liquidi a base alcolica). Inoltre, fu combinato con altri oppiacei ed estratti d’erbe, talvolta anche con derivati da foglie di coca. I dottori prescrissero ricette per giovani e anziani, per una vasta gamma di sintomi: un paio di gocce nell’acqua calda per i dolori del parto per l’isteria e i dolori mestruali. A metà del diciannovesimo secolo quasi tutti i farmacisti preparavano la propria tintura, ma alla fine del secolo tale preparazione passò in mano anche a ditte farmaceutiche, alcune delle quali sono famose ancora oggi come: Park-Davis & Co e Eli Lilly. Tali aziende pubblicavano annunci pubblicitari in riviste di spicco e cataloghi di medicinali. Dopo gli oppiacei, la cannabis era il secondo ingrediente più adoperato per la produzione di medicine vendute nelle farmacie europee e americane.
Fino ai primi anni del XX secolo l’estratto di cannabis era un medicinale fra i più usati al mondo.

sigarettiIn Italia nel 1887 il professor Raffaele Valieri, primario dell’Ospedale degli incurabili a Napoli, aveva ottenuto che l’Ospedale istituisse un Gabinetto di inalazione per l’uso della canapa come antiasmatico. In questi anni venivano venduti comunemente in farmacia i sigaretti di canapa indiana e vari estratti. Nel 1909 Pietro Arpino pubblicò un libretto dal titolo Hashisch, che contiene prescrizioni diverse della canapa per la cura di 43 malati, dalla Amenorrea allo Zoster, comprendenti tra l’altro: Blenorragia, calli e verruche, cholera, Delirium Tremens dei bevitori, impotenza, insonnia, paralisi progressiva, tisi polmonare.

XX SECOLO: LA STORIA DI RAPHAEL MECHOULAM: DALL’ISOLAMENTO DEI PRINCIPI ATTIVI ALLA SCOPERTA DEL SISTEMA ENDOCANNABINOIDE.

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Il Professor Raphael Mechoulam


Raphael Mechoulam
è nato a Sofia, in Bulgaria, nel 1930, si trasferisce nel 1949 insieme alla sua famiglia in Israele, dove si laurea in chimica. Dopo il dottorato trascorre un periodo di perfezionamento alla Rockefeller University. Rientrato in Israele diviene membro dell’Istituto Weizmann, dove assurge alla notorietà in seguito all’isolamento e alla sintesi, nel 1964, del Δ9-tetraidrocannabinolo (THC), il maggiore principio attivo della cannabis.
Successivamente, divenuto professore di chimica alla Università Ebraica di Gerusalemme, contribuisce, con il suo gruppo di ricerca, alla individuazione del cannabidiolo (CBD), del cannabigerolo (CBG) e di numerosi altri composti presenti nella cannabis. Esistono in natura sostanze che hanno la stessa azione sugli stessi organismi. E’ il caso ad esempio dei fitocannabinoidi, sostanze prodotte dalla Cannabis, che hanno lo stesso effetto di sostanze che produce il nostro stesso corpo: gli endocannabinoidi. Nel 1999 l’International Cannabinoid Research Society ha istituito in suo onore il “Raphael Mechoulam Annual Award in Cannabinoid Research. Nel 2013 ha ricevuto un dottorato ad honorem dalla commissione della Ben-Gurion University per gli alti meriti nella ricerca scientifica sui cannabinoidi durante tutta la sua carriera.

IL SISTEMA ENDOCANNABINOIDE.

I cannabinoidi (endo e fito) esplicano la loro azione legandosi a dei recettori, detti CB1 e CB2, presenti nel nostro cervello, negli organi interni, sulla pelle, nei globuli rossi del sangue: praticamente in tutto il nostro corpo. Il sistema endocannabinoide, presente in molti tipi di animali, ha il compito di mantenere l’equilibrio omeostatico (da omeostasi: in biologia, la condizione interna di equilibrio degli organismi animali, che assicura una normale attività biologica delle cellule e dei tessuti) fra i vari sistemi del corpo, regolando e modulando tutte le risposte fisiologiche verso un miglior benessere generale.
Gli endocannabinoidi rappresentano una nuova classe di mediatori lipidici isolati dal cervello e dai tessuti periferici nel corso dell’ultimo decennio. Essi hanno in comune la capacità di legarsi ai recettori cannabinoidi, gli stessi con cui interagiscono i fitocannabinoidi.

20160914_170039Sempre all’equipe di scienziati guidata da Mechoulam si deve l’isolamento, nel 1992, dei primi due endocannabinoidi identificati e scoperti: l’anandamide (AEA) e il 2-arachidonoilglicerolo (2-AG).
Più recentemente sono stati identificati almeno altri tre cannabinoidi endogeni: il 2-arachidonil-gliceril-etere (noladin, 2-AGE), un analogo strutturale del 2-AG, la virodamina e la N-arachidonoildopamina. Questi mediatori lipidici, insieme con i recettori dei cannabinoidi e i correlati processi di sintesi (trasporto e degradazione), costituiscono il cosiddetto sistema endocannabinoide.

BIOSINTESI E DEGRADAZIONE DEGLI ENDOCANNABINOIDI.
Gli endocannabinoidi vengono prodotti all’interno delle cellule neuronali attraverso multiple vie biosintetiche. A differenza di altri neuromediatori non vengono immagazzinati in vescicole ma vengono sintetizzati on demand a partire da precursori fosfolipidici di membrana. il processo di biosintesi è arrivato da uno stimolo che provoca la depolarizzazione della membrana cellulare.
sistema-endocannabinoideIn particolare, per l’anandamide il meccanismo comunemente accettato prevede l’idrolisi enzimatica, catalizzata da una fosfolipasi di tipo D, di un precursore fosfolipidico, l’N-arachidonoilfosfatidiletaanalammina (NArPE). I processi biosintetici che portano alla formazione del 2-AG possono seguire meccanismi diversi, ma l’ipotesi più consistente è quella che prevede la formazione di un di-acil-glicerolo che viene poi idrolizzato in a 2-AG attraverso l’azione di una fosfolipasi di tipo C. Una volta sintetizzati, gli endocannabinoidi vengono immediatamente rilasciati dalla cellula e si legano ai recettori cannabinoidi presenti su cellule limitrofe o sulla stessa cellula che li ha prodotti, comportandosi così come mediatori autocrini e paracrini.
Espletata la loro azione biologica, gli endocannabinoidi verranno inattivati mediante meccanismi di degradazione o di riciclo regolati enzimaticamente. Tali processi prevodono: 1) la ricaptazione (reuptake), 2) l’idrolisi enzimatica, 3) il riciclo dei prodotti di idrolisi nei fosfolipidi di membrana. L’enzima responsabile dell’idrolisi dell’anandamide, la Fatty Acid Amide Hydrolase (FAAH), in alcune condizioni è responsabile anche dell’idrolisi del 2-AG per il quale, comunque, esistono anche altre idrolasi più o meno selettive.

RUOLO FISIOPATOLOGICO DEGLI ENDOCANNABINOIDI.
Per conoscere compiutamente il ruolo fisio-patologico degli endocannabinoidi è necessario approfondire ulteriormente gli studi sull’argomento. Sulla base di ciò che è già noto si può comunque ipotizzare un ruolo centrale in numerose funzioni: regolazione dei circuiti cerebrali del vomito, nei meccanismi che modulano l’appetito, nei meccanismi che modulano la spasticità, nei processi che regolano la memoria, per attività analgesiche, proprietà anticonvulsivanti, azione vasodilatatoria e ipotensiva, regolazione dei processi riproduttivi, modulazione della risposta immunitaria, azione anti-ossidativa e regolazione dei processi di proliferazione cellulare

Nella prossima puntata di Bentornata Canapa gli approfondimenti e le storie inerenti alla cannabis come medicina in Italia e nel Mondo.

CREDITS:
“Canapa. Non siamo criminali!” di Franco Casalone
Hash Marihuana & Hemp Museum: il museo della canapa di Amsterdam
“The Emperor wears no clothes” di Jack Herrer

 

 

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