Un mare di blu che prende forma nella ceramica. È questo il cuore di “Nel blu dipinto di blu. Omaggio alla ceramica di Valter Boj (1959-2022)”, la mostra che inaugura stasera alle 19 nei Magazzini della Corticella di Santa Maria della Scala di Siena,visitabile fino al 30 luglio.
Curata da Carlo Pizzichini, l’esposizione rende omaggio a uno dei protagonisti della ceramica italiana contemporanea, artista capace di trasformare il colore in materia e la materia in linguaggio artistico. Nato in Sardegna ma profondamente legato alla tradizione ceramica di Albisola Superiore – il savonese è territorio di botteghe e ceramisti -, Valter Boj ha sviluppato una ricerca personale fondata sul dialogo tra argilla, smalti e fuoco, dando vita a opere di forte intensità visiva.
Il percorso espositivo ruota attorno al celebre “Blu Boj”, cifra distintiva della sua produzione. Non un semplice elemento decorativo, ma una componente strutturale che definisce forme, profondità e luce.
“Nella ceramica, più che altrove, il blu non è mai soltanto un colore: è concepito come trasformazione, risultato di un processo alchemico, di una tensione tra materia e fuoco, tra controllo e imprevedibilità. Il blu di Persia è il colore delle ceramiche persiane e delle piastrelle utilizzate nelle moschee orientali; le celebri porcellane cinesi blu e bianche, nate durante la dinastia Yuan e Ming, hanno influenzato tutto il mondo, reinterpretate nelle ceramiche di Delft nei Paesi Bassi, in Germania e nelle maioliche italiane, soprattutto savonesi. Il blu diventò così un ponte tra Oriente e Occidente, tra tradizioni decorative differenti ed emblema cromatico di scambi culturali”, ha spiegato il curatore Pizzichini.
Tra le opere più note esposte figurano le iconiche stelle in ceramica, dove il blu dialoga con il bianco attraverso complesse lavorazioni e cotture, oltre a lavori ispirati al mare, alle onde, alle isole e agli orizzonti della memoria.
Secondo la direttrice della Fondazione Santa Maria della Scala, Chiara Valdambrini, “La ricerca di Boj mostra come il rapporto con la materia possa tradursi in una forma rigorosa di pensiero visivo, capace di superare ogni lettura puramente decorativa. In un contesto come il nostro, segnato da una forte densità storica e simbolica, queste opere attivano un confronto particolarmente fertile tra memoria dei luoghi e sensibilità del presente”. Un percorso condiviso anche dalla Nobile Contrada del Nicchio e dall’Associazione Arte dei Vasai, che hanno sostenuto l’iniziativa.
L’esposizione offre così l’occasione di riscoprire un autore che ha saputo coniugare rigore tecnico, sperimentazione e forza poetica, trovando nel blu non soltanto una scelta cromatica, ma un autentico strumento di pensiero e costruzione dell’immagine.
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