Bruciata viva, Vania non ce l’ha fatta: è morta all’alba. Arrestato l’ex per omicidio

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LUCCA – ( di Letizia Tassinari ) –  Ha lottato per ore, con tutte le sue forze. Ma non ce l’ha fatta.

vaniaVania Vannucchi, separata con due figli – uno minorenne -, ennesima vittima di un amore criminale, aggredita ieri intorno alle 13 dall’ex, che dopo averla cosparsa di benzina le ha dato fuoco nel piazzale dell’ex ospedale Campo Marte di Lucca, vicino all’obitorio ( LEGGI ANCHE: Aggressione choc, la cosparge di benzina e la dà fuoco: fermato un sospetto  ), è morta questa mattina all’alba. Uccisa da Pasquale Russo, il 46enne di Segromigno in Monte, collega della barelliera dipendente della Coop Service fermato ieri dalla Polizia e portato in Questura dove, dopo ore sotto torchio, è stato arrestato. L’accusa, per lui, è di omicidio. Le telecamere di video sorveglianza che avevano ripreso la tragica scena, di una violenza inaudita, acquisite dalla Squadra Mobile lucchese, lo hanno inchiodato nonostante l’assassino abbia negato ogni addebito. I due si erano dati appuntamento, ma Russo, che non si dava pace per la fine della loro storia, al culmine del litigio, dopo averla inseguita aveva cosparso la donna di liquido infiammabile e le aveva appiccato fuoco. Le grida disperate di Vania avevano attirato l’attenzione dei colleghi, che l’avevano soccorsa prima dell’arrivo del 118 tirandole addosso secchi d’acqua. “Avvisate mio babbo, e la mia famiglia”, aveva detto con un filo di voce prima di essere sedata: “E’ stato Pasquale”.

pasqualeGli inquirenti, da subito, avevano seguito quella pista, bussando alla porta della abitazione dell’uomo e trovandolo con un braccio bruciato: “Non c’entro niente, non ho fatto nulla a Vania”, ha ripetuto per ore. Ma le prove, schiaccianti, lo hanno inchiodato.
Figlia del massaggiatore della Lucchese, Alvaro Vannucchi, Vania era stata portata dal Pegaso in condizioni  disperate al centro grandi ustionati dell’0spedale di Cisanello e ricoverata. Le fiamme le avevano provocato ustioni gravissime sul 99% del corpo. Ore di speranza, aggrappata a un filo, che la donna si potesse salvare, svanite questa mattina intorno alle 6 quando il suo cuore ha cessato di battere. Una tragica fine, un destino forse già previsto: tante le violenze, e le minacce, subite in passato per le quali Vania Vannucci mai aveva presentato una denuncia, nonostante i consigli da parte di amici. La sua unica “colpa”, forse, come per tante altre donne, troppe, quella di non aver saputo riconoscere il mostro. E a Lucca si è consumato l’ennesimo femminicidio. Sul corpo della vittima, che aveva deciso di interrompere una relazione diventata insostenibile, il pm ha disposto l’autopsia.

“Di fronte a questo femminicidio come di fronte alle altre innumerevoli violenze sulle donne, dobbiamo combattere” commenta il presidente della Toscana Enrico Rossi, il cui primo pensiero è rivolto ai giovanissimi figli della donna.”Le leggi ci sono e gli strumenti pure. Dobbiamo isolare e punire gli uomini violenti – dice Rossi – e dobbiamo aumentare la prevenzione, non solo per riconoscere e arrestare quelle dinamiche che sfociano in violenza, ma anche per aiutare tutte le donne ad ogni età a denunciare, a non trascurare segni premonitori, senza farle sentire sole”. Le violenze si consumano per lo più nelle mura domestiche. In Italia ogni due o tre giorni viene uccisa una donna: l’ultima stamani a Caserta, per mano del suo ex. In Toscana nel 2014 sono stata uccise 12 donne e dal 2006 le vittime sono state 77. Nel 2015 sono state uccise più di 160 donne in Italia e nei primi sette mesi del 2016 oltre 60. La Toscana ha un osservatorio, l’Osservatorio sociale regionale, che analizza tra l’altro la violenza di genere e cura rapporti annuali specifici con la preziosa collaborazione dei Centri antiviolenza, strutture private che operano nei territori. In Toscana prosegue anche l’esperienza del Codice Rosa, avviato come progetto pilota nel 2010 e che consente l’accesso prioritario al pronto soccorso per tutte le vittime di violenze con una stanza dedicata e un team di medici, infermieri e psicologi che si affianca alle forze dell’ordine.

Non ce l’ha fatta Vania, lavoratrice mamma e donna. L’ennesimo atto di brutale violenza, perpetrata con il fuoco, ha raggiunto il suo scopo: annientare, distruggere, cancellare per sempre. “La barbarie che caratterizza ciascuno di questi crimini efferati non può essere considerata esclusivamente come conseguenza di un desiderio malato non corrisposto, ma è frutto di una società che anche se guarda inorridita non agisce perché le cose possano cambiare, perché il concetto di amore e famiglia si separino in maniera netta dal concetto di proprietà privata – il commento arriva dalla Cgil:” Siamo tutti numeri e strumento in mano di qualcun altro, che sia il datore di lavoro o il maschio padrone. Nelle relazioni sociali mettiamo al centro l’immagine, non la persona. Inorridirsi non basta. Denunciare può essere fondamentale per fermare i violenti e gli assassini, ma non basta. Ciò che tutti dobbiamo fare è ripensare dalle fondamenta l’immagine che abbiamo della donna, il suo ruolo in famiglia, nei luoghi di lavoro e nella società. E’ urgente, iniziando dai piccoli gesti e dal linguaggio, diffondere una cultura del rispetto delle libertà individuali e delle diversità. E dobbiamo farlo ogni giorno, insegnarlo alle nuove generazioni, insegnarlo in primis a noi stessi. Abbiamo il dovere morale di combattere affinché la donna non sia più vista come un corpo da violentare, straziare, bruciare e uccidere. Abbiamo il dovere morale di combattere perché la donna sia rispettata nelle sue libertà individuali e per l’importantissimo ruolo sociale che svolge. Ricordiamo Vania e tutte le donne vittime di violenza con questo antico proverbio: “Una mamma che educa un bambino educa un uomo, una mamma che educa una bambina educa un popolo”. Educhiamo noi stessi e la società alla cultura del rispetto, perché la violenza contro le donne è una sconfitta per tutti”.

E proprio sul femminicidio il presidente della Provincia di Lucca e sindaco di Capannori, LucaMenesini, interviene scrivendo al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini .Ecco il testo della lettera con cui si richiede di rendere obbligatori nelle scuole italiane i corsi di educazione sentimentale e di genere:” Le scrivo questa lettera certo di incontrare un desiderio condiviso, che è quello di riuscire a creare le condizioni culturali e sociali perché certi fenomeni che oggi sconvolgono sempre più spesso le nostre comunità non accadano più, o diventino davvero sporadici episodi riconducibili alla follia del singolo. Mi riferisco, come avrà intuito, al Femminicidio, ovvero alle donne che muoiono per mano di un uomo. Il tema della violenza sulle donne non è un problema delle donne, non è un qualcosa legato soltanto alla pazzia di un momento o a un raptus, è purtroppo qualcosa di più profondo, è intrinseco nella cultura del nostro Paese, dove l’uguaglianza fra uomo e donna è, per molti aspetti, più formale che sostanziale. La violenza sulle donne è un tema che ci interessa tutti, uomini e donne. Di fronte a tante vittime, come uomo in primo luogo, e poi come Sindaco e Presidente di Provincia, Le chiedo di rendere obbligatori nelle scuole i corsi di educazione sentimentale e di genere. E’ evidente che l’idea della ‘donna-oggetto’ di cui un uomo può disporre fino alla morte appartiene alla nostra cultura, è evidente che c’è difficoltà ad accettare che una donna dica ‘no’, è evidente che una donna deve aver paura a dire ‘la relazione è finita’. So che l’iter in Parlamento su questo argomento è stato tortuoso, ma c’è bisogno di coraggio. C’è bisogno di superare le resistenze di chi non vuole che si diffonda con forza la cultura della donna libera, autonoma, che si auto-determina. Tra l’altro, sono convinto che una donna libera, autonoma e che si auto-determina è anche garanzia affinché nella nostra società ci siano famiglie forti, coese, che sanno fare fronte alle difficoltà. Lo scambio alla pari fra uomo e donna, infatti, è un valore straordinario, che dà alla coppia una marcia in più, e che le consente di affrontare gli ostacoli che nella vita capitano. Non è nella paura, nel possesso, nel tarpare le ali la felicità, né sociale, né del singolo. E’ necessario affrontare il tema di che cosa significa essere ‘uomo’, di cosa significa essere ‘donna’, di cosa significa il rispetto, cosa vuol dire ‘avere una relazione sentimentale’. Chiedo a Lei di rendere obbligatori questi corsi perché è un tema d’interesse nazionale, che richiede fondi ad hoc perché esperti si occupino di svolgere i corsi nelle scuole di tutta Italia. C’è bisogno di un segnale forte dal Governo – sappiamo che la Buona Scuola lo prevede, ma occorre un impegno maggiore – nel senso che l’educazione sentimentale e di genere non deve essere presentata come un optional nelle scuole, bensì come una cosa che va fatta. Questo accade da anni in tanti Paesi dell’Unione Europea, in Germania dal 1968, in Danimarca e Finlandia dal 1970, in Francia dal 1998, per fare alcuni esempi. Come istituzione locale, mi metto a disposizione per collaborare fattivamente a questo percorso, certo che a noi si uniranno tanti primi cittadini e anche le altre Istituzioni del territorio. La violenza sulle donne – il Femminicidio – oggi ci richiede azioni concrete per cambiare una cultura maschilista-sessista che purtroppo è ancora radicata, e che purtroppo spesso emerge in tutta la sua brutalità. Non voglio più che le nostre comunità piangano una vittima, vogliamo agire perché non succeda mai più. Insieme possiamo incidere, possiamo promuovere una cultura sentimentale degna del sentimento più bello che conosciamo, ovvero dell’Amore”.

“Il femminicidio – sottolinea la senatrice Manuela Granaiola – è quasi sempre l’estremo risultato di una serie di comportamenti violenti di lunga data. Con la legge 119 del 2013 di contrasto alla violenza di genere, che questo Parlamento ha approvato in attuazione della convenzione di Istanbul, il nostro Paese ha riconosciuto la violenza sulle donne come violazione dei diritti umani e discriminazione di genere. Su questo è stato proposto e approvato un piano contro la violenza sulle donne. E nel frattempo sono stati rafforzati strumenti di protezione, per garantire maggiore sicurezza alle donne minacciate”. “Per questo – aggiunge Granaiola – rivolgiamo un appello alla ministra per le Pari Opportunità e al Governo tutto: si monitorino l’applicazione, i pregi e i limiti della legge 119/2013, e soprattutto si dia piena e accurata attuazione al piano contro la violenza. Ci fa piacere apprendere la notizia che la ministra Elena Boschi ha deciso di convocare a settembre la cabina di regia prevista dal piano . E poi rivolgiamo un appello ai media: a volte nei comunicati si ha la percezione che in fondo si giustifichino gli assassini e si colpevolizzino le donne. Con il delitto passionale o la storia della gelosia, spesso si rischia di giustificare, in realtà si tratta di brutalità come alternativa alla parola, per calpestare, per rimarcare il dominio. E Infine rivolgiamo un appello un appello al paese, uomini e donne: Sono 160 le donne uccise ogni anno, non possiamo più accettare questa mattanza. Non si può cedere all’assuefazione, Tutti possono e debbono giocare un ruolo per mettere la parola fine a questa lista degli orrori”.

 

 

 

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