“Cambiare non significa perdere, ma aggiungere”. Marco Baldocchi, l’imprenditore lucchese in America

LUCCA – (di Bianca Leonardi) Intelligenza, professionalità, coraggio e determinazione: sono queste le caratteristiche che a primo impatto colpiscono del giovane imprenditore toscano volato in America a inseguire il suo sogno. Lui è Marco Baldocchi, nato a Lucca ma che ora si divide tra la provincia e Miami, dove ha creato la sua dimensione lavorativa e che presto probabilmente diventerà ufficialmente la sua casa.

Baldocchi è un imprenditore, nonché presidente dei giovani imprenditori della Confcommercio di Lucca, un professionista della comunicazione, uno strategic planner ma prima di tutto è un uomo che non sa dire di no alle sfide che gli si presentano.

Grazie alla sua tenacia e alla sua voglia di spingersi sempre oltre i propri limiti, complice la smania di non volersi accontentare mai, Baldocchi, che ha un’ageniza di comunicazione a Lucca nata nel 2005 “OnWeb”, decide di fare il grande passo, il salto nel vuoto, la vera grande scelta della vita: aprire un’agenzia anche in America, precisamente e Miami.

Marco, che non perde un secondo della sua vita per migliorarsi e specializzarsi ancora di più, è oggi formatore internazionale in ambito di marketing emozionale e neuromarketing e fa la spola tra Lucca e Miami dove il Marco Baldocchi Group si sta facendo sempre più spazio nel mercato americano.

È una bella storia quella di questo imprenditore lucchese che dell’ambizione ha fatto la sua missione nella vita, in una società dove sempre di più è dato tutto per scontato, dove la serenità è più importante della felicità, dove accontentarsi è d’obbligo c’è ancora chi sogna in grande e lo fa nel modo più puro e leale che ci sia. Marco è un sognatore, sicuramente, ma prima ancora di questo è un uomo autentico e razionale, con quello spirito critico che gli ha permesso di conoscersi e di capire quale fosse il percorso più adatto per lui Portatore di quella follia sana che serve sempre in ogni grande passo della vita, Baldocchi si fa paladino di tutti coloro che pretendono di più, di tutti quelli che hanno voglia di fare qualcosa di grande nella propria vita e di tutti quelli che vogliono essere la versione migliore di loro stessi.

Quando e come inizia il tuo percorso?
Tutto inizia dal mio carattere e dal mio temperamento e dal fatto che ho sempre voluto imparare guardando gli altri. La mia storia è particolare, parto appassionato di informatica, come tecnico di laboratorio hardware all’università, da lì ho iniziato poi a lavorare in un’azienda grazie a una persona che conoscevo e che faceva il flash design. Inaspettatamente mi incuriosisco di questo mondo e inizio a documentarmi, lavoravo di giorno e studiavo di notte. Divento bravo e così entro nel mondo del lavoro in un’azienda dove mi danno l’opportunità di diventare responsabile della divisione web a 23 anni. È stata un’esperienza molto importante perché per 3 anni mi hanno insegnato tantissimo e grazie a questo, a 25 anni, ho deciso di avviare un’attività mia, mi sentivo forte e coraggioso e sentivo che era il momento giusto. Nasce così nel 2005 la mia agenzia di comunicazione OnWeb. Inizialmente presi un ufficio, se così si poteva chiamare, perché in realtà era una stanza all’interno di un capannone nella periferia di Lucca e non c’era nemmeno il riscaldamento ma tra mille vicissitudini non ho mollato. Oggi OnWeb esiste ancora ed è cresciuta tantissimo, siamo in 12 e ci occupiamo di comunicazione, inoltre io ho continuato il mio percorso di studio buttandomi nel mondo dei social media e faccio formazione in questo ambito.

Un giorno decidi di fare il salto e buttarti nel mondo americano, precisamente a Miami. Perché questa scelta?
Tutto nasce, anche in questo caso, in modo spontaneo. Andavo sempre in vacanza a Miami e un giorno mia moglie mi guardò e mi disse: “perché non apri un’attività qui?” e la mia risposta fu: “Figurati se a Miami aspettano Marco Baldocchi”. In realtà mi sono ricreduto, magari non aspettavano me ma a Miami c’è posto per tutti. Il Marco Baldocchi Group sbarca così oltreoceano e questo perché fondamentalmente il mio compito è quello di avere buone idee e a Miami a livello strategico non c’erano grandissime opportunità. Ho visto una buona occasione e l’ho presa al volo.
Appena arrivato a Miami mi ricordo che affittai un appartamento e dopo poche ero già ero il consulente del mio proprietario di casa che vendeva mobili, lo feci così per fare un favore. Dopo qualche mese quest’uomo mi richiamò e mi chiese se poteva essere un mio cliente.
Marco Baldocchi group al momento mi da tante soddisfazioni perché sta crescendo rapidamente, abbiamo recentemente acquisito Figurella, e nel frattempo ho avuto la fortuna, ricoprendo una carica istituzionale e avendo qualche riconoscimento, di richiedere il visto O-1 che viene rilasciato alle persone con capacità eccezionali.

Al contrario di quanto spesso accade tu sei andato in America per insegnare qualcosa.
Anche se sembra strano sia in America che in Florida, precisamente a Miami, sono tecnologicamente avanti a noi italiani ma questo strumento non è così presente nel mondo del business. Esistono cose bellissime e tutti sanno usarle, come per esempio nel mondo dei videogiochi, ma questi strumenti hanno una funzione solo ludica e non economica. Quindi la mia idea è stata quella di applicare una tecnologia di nicchia già esistente in un campo che ancora non era stato preso in considerazione.

Che differenze noti tra Italia e Usa?
La cosa principale degli Stati Uniti è sicuramente il rispetto della professionalità, cosa che in Italia manca. Gli italiani sono sicuramente più creativi e adattabili a tutte le situazioni ma allo stesso tempo si sentono capaci di fare tutto e questo va a loro discapito perché si perde la fiducia non tanto negli strumenti ma nella competenza di chi li usa.
Gli Stati Uniti sono il paese delle opportunità ma devi sempre dimostrare qualcosa, in America contano i numeri. Se non mostri risultati concreti torni a casa. La meritocrazia è alla base della cultura americana ed io ho imparato a riconoscerla come cosa fondamentale, motivo per cui a Miami non devo inseguire i clienti per farmi pagare!
In Italia spesso ci sono situazioni poche chiare, poche piacevoli per legami che niente hanno a che fare con le capacità tecniche. Gli americani ci insegnano il senso civico e ci insegnano la meritocrazia di una società giusta. In America sei il benvenuto se porti beneficio, io ho trovato tutte grandi accoglienze.

Pensi di andare a vivere in America? Non ti mancherà la tua Lucca?
Al momento mi divido tra Lucca e Miami ma l’obiettivo è quello di trasferirmi là per sempre. Mi piacciono le sfide e non riesco a non coglierle. Andare in un altro paese è la cosa più bella del mondo perché solo così ti confronti con la mentalità diversa delle persone e ti metti alla prova veramente. Io ho studiato un anno prima di fare il grande salto ma comunque quando sono arrivato molte cose le ho sbagliate. Vivere un realtà diversa dalla tua ti arricchisce sempre. Nelle province puoi diventare qualcuno senza essere nessuno. A Miami la concorrenza è maggiore ma questo è positivo perché è un grande insegnamento di vita perché mette alla base dell’esistenza l’umiltà.

Quali sono i trucchi del successo?
Una delle cose che mi hanno insegnato è che esistono tante persone con talento che però non arrivano da nessuna parte perché il talento non basta, non serve a niente se insieme non c’è allenamento, coraggio, studio e quel pizzico di follia. Queste cose sono i trucchi del mio successo unito sicuramente a una famiglia accanto che mi ha sempre appoggiato, la spinta più grande infatti me l’ha data proprio mia moglie che ha sempre creduto in me.

Sei felice?
Marco Baldocchi Group mi sta dando veramente tante soddisfazioni e vedere gli americani dire “wow” davanti a quello che faccio, io che arrivo dalla piccola provincia di Lucca, mi riempie il cuore di orgoglio. Ogni volta che mi capita di parlare durante importanti conferenze a Miami davanti a 300 persone penso a quanto sia incredibile il fatto di essere riuscito a portare in America qualcosa a cui nessuno aveva mai pensato prima.

Cosa consiglieresti a un giovane con le tue stesse ambizioni?
Il primo consiglio che darei è quello di andare e di prendersi del tempo per inseguire il proprio sogno. È difficile tutto quando si fanno grandi scelte ma vanno fatte, ovviamente poi ognuno con i propri tempi e le proprie modalità ma i sacrifici sono necessari. La cosa davvero importante è la conoscenza e la consapevolezza di sapere dove si spera di arrivare, per questo bisogna andare sul posto e studiare nei dettagli, senza lasciare niente al caso.
Ok credere in quello che si fa ma il tutto deve essere condito con un po’ di logica, con quello spirito critico che ti permette di sapere davvero se sei in grado di farla o meno quella cosa. Sicuramente conoscere i propri limiti è fondamentale.La follia è poi un elemento fondamentale che ti rende coraggioso nonostante le inevitabili paure, io prima di partire avevo molta paura di perdere gli amici che avevo in Italia ma un giorno il figlio di un mio cliente (Stefano Versace) di 11 anni quando suo padre gli disse “andiamo a vivere in America”, lui rispose: “Meglio, più amici!” e questo mi fece cambiare punto di vista.
Cambiare non significa perdere, ma aggiungere ed è per questo che serve coraggio.

Progetti futuri?
Intanto ho conosciuto una persona, una influencer americana molto famosa, Natalie Steweart, alla quale ho proposto un progetto di realtà aumentata ed è così che è nata una seconda società con questa ragazza americana che si occupa solo di realtà aumentata e realtà virtuale. In Italia sarebbe stato impossibile fare una cosa del genere. Inoltre mi piacerebbe portare la realtà aumentata nel settore dei libri e a questo proposito ho un paio di sogni nel cassetto che presuppongono la creazione di un libro a metà con un film. Mi piacerebbe creare anche qualcosa nel settore musicale sempre inerente alla realtà aumentate.
In ogni caso a breve uscirà il mio libro che presenterò prima nella mia città e poi in America e che si intitola “L’emozione vien mangiando” e che ha come obiettivo quello di essere un manuale per chi ha un’attività nel settore del food per sfruttare queste armi emozionali che sono potentissime se usate bene.

Marco Bladocchi, che si trova oggi protagonista di conferenze mondiali ed ha a che fare con clienti internazionali, è senza dubbio un esempio importante che tutti, giovani e meno giovani,  dovrebbero prendere in considerazione. Spesso la nostra Italia è specchio di una società gretta e poco ambiziosa, dove il menefreghismo e il pressapochismo regnano sovrani ma, non così spesso, ci sono delle eccezioni che ancora ci fanno essere ottimisti nei confronti del futuro, l’esperienza di Baldocchi è una di queste ed è giusto e doveroso dare voce a chi si prende in mano la propria vita, senza scuse e senza retorica.
L’intelligenza di chi crede nel coraggio e nel sacrificio per raggiungere i propri obiettivi è sempre da premiare e Marco ha trovato la sua giusta ricompensa oltreoceano e tutto grazie alla passione e alla tenacia di questo cervello in fuga made in Italy!