Camorra in Versilia e a Napoli, confiscati beni per 6 milioni di euro

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FIRENZE – Nella mattinata odierna, i militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Firenze hanno dato esecuzione al provvedimento di confisca, in applicazione della “misura di prevenzione patrimoniale antimafia”, emessa dal Tribunale di Lucca nei confronti di tre soggetti su “proposta” della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze -, diretta dal Procuratore Capo Giuseppe Creazzo. L’odierno intervento è frutto di un complesso ciclo di attività d’indagine poste in essere dalle Fiamme Gialle fiorentine e tese a colpire, sul piano patrimoniale, un sodalizio criminale di matrice campana operante a Lucca nonché nella Versilia e dedito, prevalentemente, alla ricettazione di “autovetture di valore”, alle truffe assicurative nonché alle estorsioni ed all’usura perpetrate con intimidazioni, minacce e, talvolta, anche mediante aggressioni fisiche di efferata violenza, il tutto al fine di agevolare gli scopi dell’associazione camorristica e mantenere una posizione predominante nella gestione di tali lucrosi affari delinquenziali. I proventi illeciti di dette attività criminose venivano poi investiti nell’economia legale. Partendo da tale base investigativa, allorché i membri di tale sodalizio sono stati oggetto di diverse “ordinanze di custodia cautelare in carcere”, si è quindi proceduto ad effettuare ulteriori approfondimenti sotto il profilo dell’applicabilità della normativa di prevenzione patrimoniale antimafia. La conseguente ricostruzione dei meccanismi d’imprenditoria criminale propedeutici all’infiltrazione ed al radicamento di tale sodalizio nel territorio della Lucchesia e l’analisi del “tenore di vita” dei suoi appartenenti ha quindi permesso di individuare che 3 “affiliati”, Vincenzo Saetta, 44 anni, Marco Saetta, 37 anni, e Salvatore Cocige, 49 anni. – destinatari dell’odierno provvedimento – avevano costituito, pur a fronte di dichiarazioni di redditi irrisorie negli ultimi 10 anni, un ingente patrimonio finanziario ed immobiliare che, solo in Toscana, annoverava 4 aziende – operanti a Viareggio  rispettivamente nei settori del commercio di oro e beni preziosi, nella edilizia e due nella estetica e cura della persona – nonché 11 immobili di pregio e 20 autovetture, presenti a Lucca ed in Versilia. A seguito di un’estensione di tali accertamenti sul territorio nazionale, si è quindi individuata anche l’ulteriore presenza di 10 immobili ubicati nella città di Napoli nonché di 17 conti correnti e rapporti assicurativi di costituzione illecita. Le indagini condotte dai finanzieri nell’ambito dell’operazione “Fulmine” hanno pertanto evidenziato che, pur a fronte della notevole incoerenza dei redditi lecitamente prodotti e/o percepiti nel corso degli ultimi 10 anni, i tre soggetti destinatari del provvedimento di confisca ed i lori familiari avevano concretizzato un incremento patrimoniale per un valore complessivo pari a circa 6 milioni di euro, la cui diretta riconducibilità agli stessi veniva ostacolata, come riscontrato nella maggior parte delle casistiche approfondite, mediante l’interposizione di 4 “teste di legno”. A fronte di tali evidenze, la Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze ha interessato il Tribunale di Lucca al fine di ottenere l’applicazione della normativa di cui alla Legge n. 575/1965, ora novellata dal D.Lgs. n. 159/2011, ovvero precetto normativo che consente la confisca dei beni che risultino di derivazione illecita, in quanto “sproporzionati” rispetto al reddito dichiarato da soggetti imputati di gravi condotte delittuose. L’odierna “misura di prevenzione”, colpendo 3 soggetti imputati per reati associativi di grave intensità, consente soprattutto di addivenire ad un effettivo sradicamento, dal territorio toscano, dell’organizzazione camorristica alla quale gli stessi appartengono, concretizzando l’impoverimento della stessa e tutelando, conseguentemente, gli interessi dell’imprenditoria onesta che, nel presente periodo di grave e persistente crisi economica e finanziaria, può essere più vulnerabile di fronte a tentativi di infiltrazione mafiosa. “Dove c’è più ricchezza la criminalità organizzata cerca di investire – questo il commento di Creazzo – e anche la crisi indubbiamente favorisce le infiltrazioni di camorra, mafia e ndrangheta”. Per questo, secondo il procuratore di Firenze, l’operazione di oggi “significativa in quanto la criminalità teme molto di più la confisca dei beni accumulati grazie alla loro attività. E’ indispensabile – ha aggiunto –  che si faccia sempre di più nelle misure di prevenzione anche in Toscana, che non deve essere e non sarà in questo settore il fanalino di coda”. “Si tratta di una misura di prevenzione i cui presupposti sono smentiti dalla recente sentenza del Tribunale di Lucca – sostengono i legali, avvocati Massimo Landi e Eriberto Rosso -: “che pure condannando Vincenzo Saetta per una serie di episodi specifici ha stabilito che ne’ lui ne’ i suoi familiari hanno costituito un’associazione camorristica. In ogni caso si tratta di una pronuncia di primo grado che verrà tempestivamente impugnata”.

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