Casa dei Giovani a Querceta: dibattito dedicato alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

SERAVEZZA – ( di Valentina Mozzoni ) – Si è concluso ieri, con un dibattito molto partecipato, il ciclo di iniziative dedicato alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, pensato dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Seravezza. I primi due appuntamenti si sono svolti il giorno 25 u.s. ed erano rivolti rispettivamente ai ragazzi delle scuole superiori dell’Istituto Alberghiero di Seravezza, per quanto riguarda la pièce teatrale messa in scena alle Scuderie Granducali del Complesso Mediceo, mentre il Concorso per la Miglior Locandina era stato organizzato per le classi terze della Scuola Media Enrico Pea, di Marzocchino, e la premiazione si è svolta alla Sala Cope di Querceta.

Al dibattito erano presenti, oltre a tutte le componenti della Commissione Pari Opportunità, anche il Sindaco Riccardo Tarabella e il ViceSindaco Valentina Salvatori. La discussione si è aperta con l’introduzione dell’Assessore a Politiche Sociali e a Salute dei cittadini, Orietta Guidugli, e della Consigliera di minoranza, Vanessa Greco, le quali hanno esposto le ragioni che hanno dato impulso alla Commissione di attivarsi con iniziative sulla violenza di genere che avessero, non solo una funzione conoscitiva, al fine di diffondere una corretta informazione e quindi per comprendere meglio come affrontare e sconfiggere questo dilagante fenomeno ma, parallelamente, anche una funzione educativa.

Si è ribadita la presenza di un Centro Antiviolenza in via Campana, 187 a Seravezza, al quale ci si può rivolgere nel più completo anonimato, chiamando il numero 0584/757579.

Gli interventi erano affidati ad esperte del settore, la giornalista  professionista e fotografa Stefania Prandi, le giornaliste freelance Claudia Torrisi e Cristiana Bedei, la psicologa e psicoterapeuta Sara Angelini.

Dal dibattito sono emersi una serie di dati e di casistiche che definire agghiaccianti è un eufemismo, si parla di 3 milioni e mezzo di vittime di stalking nel 2014, quasi 6 milioni e ottocentomila donne che hanno subito violenze fisiche o sessuali nel corso della loro vita sempre nel 2014, 149 vittime di femminicidio nel 2016, dati che fanno riflettere se si pensa che la maggior parte delle violenze non viene nemmeno denunciata e resta a far parte di un silente mondo sommerso. Messi in luce anche tutti quegli aspetti che, in genere, per pregiudizio, per errata comunicazione, per il fatto che viviamo in una società ancora fortemente connotata in senso patriarcale, tendiamo a non considerare.

Il messaggio subliminale che passa dall’immagine e dalla narrazione di questi episodi, così come ci viene riportato dai mezzi di informazione, è stato il focus della discussione.

Ogni qualvolta che si vede la notizia di un abuso sulle donne, immancabilmente si nota l’associazione di foto delle vittime relegate in un angolo, che si riparano dalle botte, al buio, inermi, oppure sanguinanti e piene di lividi ma spesso la realtà non è questa, o meglio ancora, la violenza non è soltanto quella fisica. Le vittime, più frequentemente di quello che si crede, trovano il coraggio di reagire, talvolta vincono, ma questo, purtroppo, in quella che ormai viene definita, non a caso, “la tv del dolore” non fa audience. Altro fatto, ancora legato all’iconografia sugli abusi, riguarda quella “maledetta” abitudine di pubblicare sempre la foto della vittima e mai, o quasi mai, quella del carnefice, soprattutto se la vittima è giovane, sotto i 35 anni. Ciò nuoce sicuramente alla correttezza dell’informazione in quanto si sposta l’attenzione dal soggetto del reato, colui che ha commesso il crimine, a colei che, invece, lo ha subito.

Non meno importante è la narrazione, non dimentichiamo i luoghi comuni che, consciamente o inconsciamente, possono impedire di valutare una situazione liberi da pregiudizi: “era ubriaca, se l’è andata a cercare”; “va in giro mezza nuda, e sta fuori fino a tardi”;  “era in giro, di notte, da sola”. Ognuna di queste frasi rappresenta, indirettamente, una compressione delle libertà della donna la quale, malgrado i suoi sforzi quotidiani come madre, moglie e lavoratrice è ancora molto lontana dall’ottenere la parità di genere.

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