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Caso Bocchino in Toscana, scontro in Consiglio regionale

L’intervento del giornalista Italo Bocchino viene cancellato dal programma ufficiale. I consiglieri di centrodestra si spostano in un’altra sala per seguirlo. Scoppia la polemica con il presidente Giani.

È caos e caso Italo Bocchino nel Consiglio regionale della Toscana durante le celebrazioni della Giornata del Ricordo. L’annullamento dell’intervento del giornalista, scrittore e direttore editoriale del Secolo d’Italia ha provocato una frattura politica all’interno dell’assemblea.Il centrodestra ha deciso di lasciare l’aula — ad eccezione del vannacciano Massimiliano Simoni — per seguire Bocchino nella Sala degli Affreschi, adiacente all’aula consiliare. Qui si è svolto anche la proiezione del cortometraggio realizzato dall’imprenditrice toscana Federica Martini Masoni, nipote di un esule giuliano-dalmata.
Mezzo Consiglio è rimasto in aula, mentre nell’altra sala si sono riuniti i consiglieri di centrodestra, dando vita a una scena inedita e carica di tensione istituzionale.
“Questa è la casa dei cittadini e nessuno può vietare di entrarci”, ha dichiarato Bocchino. “Giani ha commesso tre errori: uno storico, uno istituzionale e uno politico”.
Secondo il giornalista, l’errore storico sarebbe stato quello di “farsi dettare la linea dall’Associazione nazionale dei partigiani”, mentre quello istituzionale riguarderebbe il mancato via libera alla proiezione del cortometraggio. “Sono uno studioso di questa vicenda e protagonista del film. È molto grave quanto accaduto”, ha aggiunto.
Sul piano politico, Bocchino parla di “boomerang”: “Si è creata una notizia nazionale. Un presidente di Regione che mette il bavaglio a un giornalista perché è di destra. Non ci facciamo intimidire”.
A respingere le accuse è il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: “Ma quale censura?”, ha replicato. “Sono stato io, da assessore, a promuovere la memoria delle foibe anche a Firenze. Ho sempre sostenuto l’importanza della Giornata del Ricordo voluta da Ciampi. Le polemiche si fanno nel giorno sbagliato”.
La vicenda ha acceso un duro confronto politico e riaperto il dibattito sul ruolo delle istituzioni nella gestione della memoria storica.
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