Non vi fu alcuna violenza sessuale di gruppo, né uno sfruttamento di uno stato di “minorata capacità” della vittima dovuto all’alcol. La Corte d’Appello di Milano ha depositato le motivazioni della sentenza che lo scorso aprile ha assolto con formula piena (“perché il fatto non sussiste”) Mattia Lucarelli, ventitreenne figlio dell’ex attaccante e bandiera del Livorno Cristiano Lucarelli, e l’amico Federico Apolloni e altri tre giovani imputati per i fatti risalenti a una serata del marzo 2022.
La sentenza di secondo grado ha totalmente ribaltato la condanna emessa in primo grado con rito abbreviato, cancellando le accuse e prosciogliendo integralmente il gruppo di ragazzi.
Nel documento redatto dal collegio presieduto dal giudice Alessandro Santangelo, i magistrati d’appello smontano punto per punto il quadro accusatorio della Procura, definendo la tesi della “pressione subdola” esercitata sulla studentessa statunitense una “ipotesi fragile e non adeguatamente corroborata”.
Secondo i giudici, l’effetto dei drink consumati nel locale della movida milanese (un Mimosa, un Gin Tonic e della vodka) non ha mai portato la giovane in uno stato di totale incoscienza o inidoneità a comprendere quanto stesse accadendo.
I giudici d’appello hanno poi analizzato la sequenza degli eventi della notte del marzo 2022, dallo scambio di baci all’esterno della discoteca Il Gattopardo, all’invito (accettato) di proseguire la festa nell’appartamento milanese di Mattia Lucarelli.
Se da una parte il linguaggio adottato dai presenti era “volgare e sessualmente esplicito” all’interno di un “clima di eccitazione collettiva e goliardica”, queste circostanze, pur potendo apparire “moralmente discutibili”, non assumono di per sé il significato di una manovra abusiva o coercitiva.
“Una volta esclusa la sussistenza di una condotta costrittiva e non essendo stato dimostrato lo stato di incapacità della persona offesa né un’attività induttiva idonea a viziarne il consenso, viene meno uno degli elementi essenziali della ricostruzione accusatoria. Non è stata raggiunta la prova oltre ogni ragionevole dubbio” si legge nelle motivazioni.



