Il caso Montedomini continua ad alimentare il dibattito politico e istituzionale. Questa volta a intervenire è Arat, l’Associazione Residenze Anziani Toscana, che esprime forti perplessità sulla gestione economica della principale Rsa pubblica fiorentina e chiede un intervento immediato da parte della Regione Toscana e degli enti competenti.
A sollevare la questione è la presidente dell’associazione, Franca Conte, secondo la quale desta sorpresa il fatto che Montedomini abbia potuto beneficiare di entrate derivanti da affitti sul mercato privato, risorse che sarebbero confluite nel bilancio della gestione delle strutture per anziani.
Secondo Arat, la situazione appare in contrasto con le politiche pubbliche che negli ultimi anni hanno puntato a limitare il fenomeno degli affitti brevi. L’associazione sostiene che la possibilità per una struttura pubblica di ricavare entrate aggiuntive attraverso locazioni turistiche rappresenti una disparità rispetto agli operatori privati del settore.
Per questo motivo Arat chiede che la Regione Toscana e gli organismi competenti intervengano rapidamente per fare piena chiarezza sulla vicenda e valutare eventuali provvedimenti.
L’associazione sollecita inoltre una maggiore trasparenza sui costi di gestione delle strutture pubbliche, chiedendo che vengano resi noti i costi giornalieri sostenuti per ciascun ospite nelle Rsa pubbliche. Secondo Arat, questo consentirebbe di confrontare il sistema pubblico con quello privato, che, a suo giudizio, opera con costi inferiori pur dovendo fare i conti con l’aumento delle spese, i contratti di lavoro e i mancati adeguamenti delle risorse pubbliche.
Particolare attenzione viene posta anche alle dichiarazioni attribuite a Montedomini, secondo cui le entrate derivanti dagli affitti contribuirebbero a mantenere contenute le tariffe delle residenze per anziani. Per Arat questo meccanismo determinerebbe una situazione di concorrenza sleale all’interno del sistema delle convenzioni, penalizzando gli operatori privati che non dispongono delle stesse possibilità di finanziamento.
L’associazione si chiede infine se il settore pubblico intenda estendere anche alle strutture private la possibilità di accedere a forme analoghe di entrate supplementari oppure se continuerà a mantenere regole differenti tra pubblico e privato.



