Cava Fornace, relazione Arpat su inquinamento acque

PIETRASANTA – MONTIGNOSO – Dopo varie richieste ARPAT ha fornito ai comitati i risultati delle analisi sulle acque di falda poste a monte e a valle della discarica Fornace ex cava Viti.

“Dalle tabelle si può notare che la falda risulta inquinata a monte da triclorometano già presente in passato mentre ora si sono aggiunti tetraclorotilene ( trielina)  e idrocarburi ( che si trovano anche nelle acque inquinate dalla marmettola ) – scrivono i comitati -: “Invece nella falda a valle  è apparso il mercurio altro metallo pesante molto inquinante se poi si pensa che tale falda va nel Lago di Porta che è un sito WWF. Vista la posizione della discarica è difficile poter pensare ad altri inquinanti se non ai depositi della discarica cosa però che ARPAT ha ben precisato dichiarando di dover correre ad accertamenti sulle cause inquinanti non deducibili alla discarica stessa. Precisando che a monte della discarica vi sono solo vigneti , oliveti e qualche villa destinate a civile abitazione ( circa 5) , credo che si possa escludere che siano le piscine delle stesse case o eventuali sversamenti delle stesse a fare innalzare di cosi tanto i parametri degli inquinanti e in più non vedo come possa una civile abitazione produrre inquinamento da Mercurio. La Cava Fornace ex Cava Viti  vista la proprietà carsica del territorio era nata come discarica di inerti e sconsigliata come discarica per rifiuti speciali , si è pensato bene lo stesso di dargli il permesso poi il permesso di smaltire marmettola che è un elemento della lavorazione del marmo ricco di idrocarburi , e in un secondo tempo altri rifiuti speciali come l’amianto e le terre di superficie della bonifica del territorio super inquinato dei terreni Farmoplant. Visti tutti i generi di rifiuti che sono all’interno della cava e vista l’unicità del sito si può benissimo dedurre da dove vengono le fonti inquinanti , ma non si riesce a capire perché non sia ancora stata aperta un indagine per vedere chi e come inquina le falde cosi come ha richiesto Arpat. Ricordiamo che in data 6 Dicembre 2017 è stata votata in consiglio regionale la disposizione della chiusura di Cava Fornace per quanto reputata dannosa per i cittadini e a seguito delle ordinanze di chiusura  dei comuni interessati e confinanti  dalla stessa discarica , ma nonostante ciò la giunta regionale ha pensato di prendere accordi con l ente gestore della discarica Programma Ambiente Apuane SPA disponendo si la chiusura della discarica ma non immediatamente ma solo quando questa sarà riempita dagli scarti di amianto . Un’ ulteriore atto di prepotenza di politici e  imprenditori che fanno degli essere umani solo una presenza estranea magari anche deleteria ai loro interessi . Ma il problema delle acque apuane non è solo nella Cava Fornace , ma anche dalla lavorazione del marmo nelle cave di estrazione che oltre a deturpare il paesaggio spianando a una velocità incredibile le Alpi Apuane produce marmettola che è ricca di idrocarburi causati dalle macchine usate per il taglio del marmo  e penetrando nel terreno inquinano la falda di acqua potabile oltre il corso dei fiumi.  La marmettola depositandosi nel letto dei torrenti forma una specie di cementificazione degli stessi creando cosi un pericolo in caso di forti piogge e in più soffoca ogni forma di vita nei torrenti stessi. La marmettola invece che entra nelle falde potabili oltre a creare danno all’ambiente ha un costo economico per gli utenti molto alto se si pensa che solo per i potabilizzatori di Massa si spendono circa 400 mila euro all’anno di filtri soldi che le società riversano nelle bollette idriche. Nella zona di Pietrasanta frazione di Val di Castello abbiamo tutta la falda acquifera inquinata dal Tallio , ora sono stati rinviati a giudizio  un dirigente di GAIA e una dottoressa ASL per avvelenamento , ma la cosa piu assurda è che GAIA faccia pagare acqua inquinata nelle bollette e ha proposto rimborsi solo a chi firma una liberatoria dove si impegna a non esporre denunce future contro il gestore dell’acquedotto. Ulteriore problema dell’ acquedotto gestito da GAIA è nel comune  di Massarosa che si vede alla minima pioggia arrivare nelle case acqua di colore arancione , questa acqua è stata reputata potabile perchè contenente “solo “ossido di ferro , anche in questo caso i lavori di ripristino delle condutture vengono prorogati in bienni e ad oggi sembra che si possano fare solo nel 2020 e anche in questo caso si continuano a far pagare bollette salate. Nonostante tutti questi problemi con aggiunta di circa 300 km di tubature in amianto cemento ,è stato  messo a bilancio una mega conduttura con un costo iniziale di 152 milioni di per unificare tutti gli acquedotti della toscana e potere cosi arrivare al gestore unico privato , come previsto dalla modifica della legge regionale 69 . Un ulteriore passo verso questa privatizzazione è l’ ulteriore prestito che GAIA di 105 milioni sta cercando di avere dalle banche che porterebbe di fatto la società ad un indebitamento tale ( circa 300 milioni ) da non poter più riuscire a uscirne fuori, per questo bisogna impedire che GAIA rimanga una SPA e che prima dell’irreparabile venga ripresa in mano dai comuni in aziende speciali. Un’altra domanda sorge spontanea come può una società dichiarata illegittima da Un TAR prima e da un consiglio di Stato dopo operare nel settore pubblico esigendo bollette e manovrando cosi di fatto soldi delle comunità? “La rilevata incompatibilità dell’affidamento del servizio idrico integrato all’interno dell’A.A.T.O. n. 1, oggetto dei provvedimenti gravati, con le modalità di gestione dei servizi pubblici locali previste dall’art. 113, comma 5, lett. b) e c), T.U.E.L., nel testo di cui all’art. 14 del d.l. n. 269/2003, implica l’accoglimento del ricorso, stante la fondatezza del primo e del secondo motivo e con assorbimento del terzo. Per l’effetto, va disposto l’annullamento degli atti impugnati: annullamento che si estende alla convenzione di gestione intercorsa il 22 dicembre 2004 fra l’A.A.T.O. n. 1 e la G.A.I.A. S.p.A., citata in epigrafe, quale convenzione di cui il Collegio conosce in sede di giurisdizione esclusiva ex art. 11, comma 5, della l. n. 241/1990, dovendosi configurare la stessa come un accordo integrativo della concessione del servizio (C.d.S., Sez. V, 27 gennaio 2006, n. 236). Restano, invece, fuori del suddetto annullamento le sopra viste deliberazioni del Consiglio di amministrazione dell’A.A.T.O. nn. 41e 43 del 23 novembre 2004, che riguardano solo marginalmente il tema dell’affidamento del servizio idrico integrato, riferendosi al finanziamento di interventi alla rete fognaria dei Comuni di Pieve Fosciana e Viareggio (quindi Comuni diversi da quello ricorrente): per tali due deliberazioni il ricorso si appalesa, dunque, inammissibile. Rientrano, invece, nel disposto annullamento le deliberazioni n. 4 del 19 febbraio 2004 e n. 13 del 17 maggio 2004, ambedue dell’Assemblea Consortile, trattandosi di atti presupposti non immediatamente lesivi, per i quali il relativo termine di impugnativa decorreva dalla conoscenza degli atti applicativi direttamente lesivi . Nel merito il TAR ha in particolare osservato che la scelta dell’A.A.T.O. di affidare, senza gara, il servizio idrico integrato a G.A.I.A. S.p.A., società a capitale interamente pubblico, individuata quale gestore unico del servizio per l’ambito in discorso (o almeno per gran parte di esso, salve le eccezioni tassativamente stabilite), e di ricercare solo successivamente il socio privato di minoranza, non corrisponde ad alcuna forma di affidamento prevista dall’ordinamento nazionale: più in particolare, contrasta con l’art. 113, comma 5, T.U.E.L., nel testo introdotto dal d.l. n. 269/2003 (conv. con l. n. 326/2003), applicabile ratione temporis alla vicenda per cui è causa. Né siffatta scelta è conforme alla disciplina comunitaria vigente in materia, come enucleabile dalle pronunce dei giudici comunitari.” Per quanto riguarda le acque marine ricordiamo che nel Comune di Massa esistono 4 torrenti e alla foce di tutte e 4 ci sono i divieti permanenti di balneazione per motivi igienici sanitari dovuti o alla mancanza di fognature o a depuratori costati fior di soldi ma non in grado di depurare i metri cubi di liquami prodotti nel comune , e tutto questo  nonostante vengano pagate dai cittadini bollette salatissime per quanto riguarda la depurazione delle acque.

MS DIVIETO PORTO MARINA DI CARRARA (CARRARA) DIVIETO AREA PORTUALE
MASSA MS DIVIETO FOCE BRUGIANO DIVIETO MOTIVI IGIENICO-SANITARI
MASSA MS DIVIETO FOCE FRIGIDO DIVIETO MOTIVI IGIENICO-SANITARI
MASSA MS DIVIETO PORTO MARINA DI CARRARA (MASSA) DIVIETO AREA PORTUALE
MASSA MS DIVIETO MAGLIANO DIVIETO MOTIVI IGIENICO-SANITARI

 

Manca il canale lavello con divieto assoluto per scarichi di ex Rumianca e Farmoplant”