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Il cavallo al pascolo può essere una scelta giusta?

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VIAREGGIO – ( di Paola Apolloni ) -Il cavallo al pascolo può essere una scelta giusta?

 Sempre più spesso di questi tempi si sente parlare di cavalli che vengono messi al pascolo, o perché anziani, a fine carriera, o semplicemente perché il proprietario non potendo più pagare il costo del mantenimento dell’animale presso un maneggio opta per destinarlo al pascolo. Questa operazione è alquanto delicata, in quanto l’animale non può essere inserito immediatamente in un pascolo; infatti, il cambiamento repentino di alimentazione (da secca a fresca) va effettuato gradualmente onde evitare coliche, ed inoltre l’animale oramai nato e cresciuto in cattività è molto probabile che non abbia grosse capacità nell’adeguata ricerca del cibo e sia sottomesso dal branco comportando una sua forte denutrizione e malnutrizione. Il cavallo, che sino ad oggi ha avuto cure ed assistenza da parte dell’uomo, subisce un forte trauma nell’essere “buttato” in un pascolo non controllato e adeguatamente strutturato. Di solito gli animali che vengono messi a pascolo sono a fine carriera e hanno già dei problemi fisici, e questo abbandono non fa altro che aggravare le loro condizioni di salute. All’occhio di un neofita equestre pare di regalargli quella libertà che non ha mai avuto, invece soprattutto per un cavallo anziano, può essere una forma soft di eutanasia, in quanto “lo porti a morire lontano dagli occhi”.

Il pascolo va adeguatamente scelto sia per le graminacee presenti, che devono essere di tipologie in grado di nutrire l’animale, sia per l’ampiezza in proporzione al numero dei cavalli (un pascolo che produce tra le 100 e 150 tonnellate di foraggio per ettaro all’incirca può ospitare circa 4 cavalli. Se il terreno è arido o con erbe povere si arriva alla necessità di avere a disposizione per anno a cavallo anche da 12 a 24 ettari circa).

Inoltre, l’alimentazione nei mesi più rigidi deve sempre essere assistita ed integrata, e gli animali ubicati in pascoli controllati dall’uomo, con opportune coperture che possano proteggerlo dalle piogge e dai tre venti principali.

Ai cavalli va sempre fatto il controllo dei piedi, la profilassi veterinaria di somministrazione dei vermifughi e vaccini obbligatori. L’acqua deve essere continuamente a disposizione e salubre. I pascoli devono essere opportunamente puliti, e siccome il cavallo come l’asino ha un’alimentazione selettiva, può darsi che finite subito le erbe più saporite e nutrienti per alcuni tratti della stagione restino quelle più povere. Pertanto, come si vede, l’attività di controllo è fondamentale. Mi è capitato di conoscere persone che mettono in primavera a pascolo sia cavalli giovani che anziani. All’inizio della stagione autunnale hanno dovuto soccorrere i loro compagni, o perché fortemente denutriti, od oramai morti. Pertanto, uno strumento importante come possa essere mettere il cavallo in un pascolo, se fatto con superficialità diventa un danno per l’animale e non di certo un vantaggio.

Tante volte invece i pascoli, se gestiti efficientemente nell’ottica della salute del cavallo, sono ottimi strumenti per far riposare cavalli tra le varie stagioni agonistiche, o per recuperarli da stress o addirittura danni tendinei.

Quindi, quando facciamo qualcosa per il nostro amico cavallo bisogna sempre mettersi nei suoi panni, senza umanizzarlo. Bisogna pensare come lo abbiamo cresciuto ed educato, e quali strumenti la natura gli ha dato e lui stesso mantiene. Se è un animale nato e vissuto in cattività (come i cavalli che vivono oggi nei maneggi) l’inserimento al pascolo deve essere graduale, monitorato ed assistito dall’uomo. Il proprietario del cavallo deve spesso recarsi dal suo compagno per visionare il suo benessere, e periodicamente farlo controllare dal veterinario come da normale profilassi.

Per maggiori info: Centro Ippico Il Sentiero Viareggio

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