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Ceccardi contro Vannacci, nella Lega toscana esplode lo scontro

A meno di due mesi dalle elezioni regionali del 12 e 13 ottobre la Lega toscana vive un momento di forte tensione interna, con lo scontro sempre più evidente tra Susanna Ceccardi, europarlamentare ed ex candidata governatrice, e Roberto Vannacci, generale in congedo e oggi vicesegretario nazionale del partito incaricato da Matteo Salvini di guidare la campagna elettorale. Il nodo della discordia riguarda la composizione delle liste: Vannacci spinge per l’introduzione di un listino bloccato che permetterebbe alla dirigenza di garantire l’elezione di candidati scelti dall’alto, mentre Ceccardi si oppone con decisione difendendo la libertà di candidatura in tutti i collegi e denunciando il rischio di penalizzare i territori e demotivare i militanti. In un messaggio indirizzato al direttivo regionale, Ceccardi ha usato toni durissimi: «Noi i nostri li chiamiamo militanti, non truppe. Nessuno riceve ordini», una frase che allude chiaramente al linguaggio militare spesso utilizzato da Vannacci. L’eurodeputata ha poi ricordato il clima di entusiasmo della campagna elettorale del 2020, quando – secondo le sue parole – c’era competizione sana e un coinvolgimento diffuso, citando il caso di Giovanni Galli, capolista a Firenze ed eletto senza alcun listino blindato, a dimostrazione che anche senza meccanismi chiusi le province avevano l’opportunità di eleggere rappresentanti. Oggi, invece, con uno o due seggi disponibili, Ceccardi teme che diverse realtà territoriali possano rimanere escluse dalla competizione. Il suo è un attacco diretto a Vannacci: «La politica non è come l’esercito, qui non ci sono ordini da eseguire ma persone che si impegnano per un obiettivo comune, strappare la Toscana alla sinistra». Ha poi aggiunto: «Cinque anni fa, con una bambina piccolissima e un seggio sicuro a Bruxelles, accettai la candidatura su richiesta del partito. Non si combattono solo le battaglie già vinte: se così fosse, la storia non l’avrebbe mai cambiata nessuno». Le parole della Ceccardi hanno aperto una crepa evidente che rischia di allargarsi proprio a ridosso della presentazione delle liste, fissata per metà settembre. Ora spetterà a Matteo Salvini il compito di mediare tra due visioni opposte: quella centralista di Vannacci e quella territoriale e radicata di Ceccardi. Una sfida delicata, in una regione strategica e in un momento in cui la compattezza del partito appare tutt’altro che scontata.

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