Cervicalgia posturale… il rimedio

Articolo a cura di Elena Martinelli

Prof. Elena Martinelli

L’atteggiamento posturale del capo è condizionato da molti fattori: gli occhi, la bocca e il naso sono rivolti avanti ed è naturale che il capo tenda a portarsi avanti per osservare, parlare, annusare. Soprattutto gli occhi devono adattarsi ai vari “punti di vista” che non sono quasi mai alla loro “altezza” e così ci troviamo a dover flettere il capo o a mantenerlo flesso o proteso avanti a lungo. La stessa altezza staturale costringe la flessione  di capo e  busto piuttosto che mantenerli in atteggiamento eretto e questa abitudine viene mantenuta anche quando non c’è la necessità. Sono problematiche che affrontiamo quotidianamente e alle quali adattiamo l’assetto posturale tanto da farlo diventare il nostro modo di stare abituale anche se non è fisiologico (assetto posturale incongruo abituale).

Qualche notizia indispensabile per la comprensione della cervicalgia posturale. Vista dal davanti la colonna vertebrale sana e normale è diritta, vista di lato presenta delle curve dette “fisiologiche”:

– a convessità anteriore (lordosi cervicale e lombare)

– a convessità posteriore (cifosi dorsale e sacro-coccigea).

Se le curve non si mantengono in un range fisiologico iniziano i problemi che possono sfociare anche nella patologia.  Infatti la massima mobilità fisiologica della colonna vertebrale si riscontra nella colonna cervicale e lombare e proprio questi segmenti costituiscono la sede di più frequente localizzazione di lesioni da usura, a indicare in che misura il sovraccarico e/o il carico protratto dovuto ad errore posturale porti a degenerazione precoce e invalidante del sistema osteo-articolare e al dolore.

Il dolore è una sensazione soggettiva, riferibile alla stimolazione di nocicettori, veri e propri sensori, che segnalano un danno o avvertono della presenza di un fattore nocivo. Questi sensori sono presenti in tutto l’organismo, ma particolarmente nei muscoli e all’inserzione dei legamenti e delle capsule articolari dunque anche in tutti i componenti della colonna. In particolare il disco intervertebrale è la struttura deputata a sopportare i carichi e a distribuirli in modo efficace sui corpi vertebrali, risparmiando le faccette articolari. Quando è sano il suo nucleo centrale possiede un grado di pressurizzazione che gli permette di svolgere egregiamente il suo lavoro. All’aumento del carico meccanico sui dischi consegue che il disco si abbassa (si disidrata) e parte del carico si trasferisce sulle faccette articolari e le comprime provocando danni anche nei movimenti di flesso/estensione; inoltre si depressurizza il nucleo e il carico si concentra sulla parte periferica esterna dell’anello. La riduzione della pressione idrostatica del nucleo del 36% provoca un forte incremento del picco di sforzo di compressione nell’anello del disco. Il sintomo dolore che ne deriva può trovare origine sia dal disco stesso sia da una conseguente riduzione del forame che compromette le radici nervose. Ed anche il dolore che deriva da trazione delle radici nervose, si produce soltanto dopo che un disordine primario del disco ha avuto il tempo di sviluppare una irritazione chimica della radice stessa può andare precocemente incontro a lesioni che riguardano l’anello fibroso e determinare la depressurizzare il nucleo. La famosa “discopatia” che viene spesso sottovalutata a fronte della più temuta “ernia del disco” altro non è che l’abbassamento dello spessore del disco dovuto a depressurizzazione del nucleo ed è a tutti gli effetti non solo l’anticamera dell’ernia ma la causa di sofferenza delle altre strutture componenti il rachide.

La parola d’ordine dunque è preservare la salute del disco ma cosa fare in concreto?  

Sappiamo che il dolore provoca alterazioni della postura, le cosiddette posture antalgiche. Meno noto è il fatto che i cambiamenti posturali hanno sempre grande influenza sulla situazione locale di sforzo tessutale e la postura incongrua è condizione di rischio soggettivo e oggettivo di dolore.

Quindi partiamo da un programma utile, la Postural Back School metodo C.A.MO.®,  che sulla base proprio dell’analisi posturale e dei vizi posturali che la persona ormai assume anche inconsapevolmente, fornisce indicazioni utili per gestire bene la schiena nelle normali attività della giornata e nel lavoro ed infine insegna gli esercizi personalizzati di riequilibrio posturale adattati al dolore (antalgici).

Nel corso di riequilibrio posturale i dolori scompaiono e la persona mantiene con facilità la nuova postura “corretta” imparata, conosce gli esercizi da effettuare durante il giorno e sa adattare i suoi arredi di lavoro (altezza del tavolo, leggìo, sedia, ecc.) . 

Questo protocollo ha una durata massima di un mese e si applica alle persone che ancora non accusano disturbi (prevenzione primaria)  ma che capiscono di avere una postura scorretta e alle persone che già accusano dolori (prevenzione secondaria) per evitare le recidive. Infine è indispensabile in tutti coloro i quali hanno subito un intervento di rimozione dell’ernia del disco, anche in questo caso per evitare recidive.

Per maggiori informazioni:

elena.martinelli@unifi.it

info@metodocamo.it

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